25 luglio 2016

Palazzo Ducale Estense. Ferrara

Palazzo Diamanti. Ferrara

Ferrara e l'eredità della Corte Estense

Castello Estense. Ferrara



Si celebrano quest’anno  a Ferrara i 500 anni dalla pubblicazione del capolavoro di Ariosto (1516). L’Orlando Furioso.
Borgo medievale, riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, Ferrara ha vissuto i fasti dell’epoca rinascimentale come una delle capitali del periodo grazie alla reggenza degli Estensi a partire dal 1200. Fulcro del centro cittadino è la Cattedrale di San Giorgio, in stile romanico-gotico, attorno alla quale si è sviluppato il tessuto urbano esteso per circa 9 km e circondato dalle mura. Godibile a piedi o in bicicletta, Ferrara è tuttora un centro esemplare di vivibilità cittadina. 
Uno dei maggiori architetti della città, autore tra l’altro del riordino urbanistico che ne ha lasciato intatta l’attuale impronta, è stato Biagio Rossetti (1447-1516). Quest’ultimo è stato a capo di numerosi progetti tra i quali si ricorda quello di Palazzo Diamanti, che custodisce opere di artisti locali nella Pinacoteca Nazionale e ospita mostre d’arte internazionale anche relative al Novecento. È questo uno degli edifici rinascimentali più noti al mondo, con 8500 “diamanti” che compongono il bugnato delle sue facciate.
Sempre ad opera di Rossetti fu l’estensione del palazzo dei divertimenti di corte, Palazzo Schifanoia, dove si possono ammirare nel Salone dei Mesi gli affreschi dell’Officina Ferrarese.
La Signoria Estense si autocelebrava attraverso la creazione di spazi ameni – viali alberati, giardini e piazze – o edificando palazzi eleganti per ricevere ospiti illustri, scena di incontri oltre che ritrovo di artisti, scienziati e studiosi. La corte era così satellite di  quel potere che gli Este si erano conquistati e di quel ruolo, aristocratico, di mecenati che esercitarono, contando nella sua cerchia, tra gli altri, letterati quali l’Ariosto e il Tasso.
La loro dimora, Castello Estense è fra i pochi rimasti in Europa ad essere circondato da un fossato colmo d’acqua, è possibile visitarlo in un percorso museale progettato dall’architetto Gae Aulenti.
Gli itinerari turistici includono le vie del Ghetto e le tante vie caratteristiche che si snodano nel centro cittadino tra cui la via delle Volte, di pregio anche Palazzo Ducale Estense, sede dell’attuale Municipio, Palazzo Costabili e Palazzina Marfisa d’Este, dimora dell’omonima e facoltosa marchesa che diede ospitalità al Tasso rifiutato dagli Estensi.
La famiglia d’Este si distinse per aver lasciato alla memoria storica figure femminili come Isabella e Beatrice d’Este, entrambe figlie di Ercole I d’Este, che contrassero matrimoni diventando protagoniste di altrettanti importanti e fiorenti ducati dell’Italia Settentrionale. Isabella andò in sposa a Ludovico Sforza, detto il Moro, duca di Milano, mentre Beatrice sposò Francesco II Gonzaga, duca di Mantova. Il figlio maschio di Ercole I, Alfonso I sposò invece la tanto chiacchierata Lucrezia Borgia.
Amante delle arti e della cultura, questa nobile famiglia non disdegnava i piaceri della buona tavola: cuochi, come l’allora famoso Cristoforo da Messisbugo,  e pasticceri si cimentavano ad inventare prelibate pietanze per allietare i banchetti e le feste nuziali alla Corte Estense.
Anche i dintorni hanno risentito del benefico influsso dell’impulso al territorio dato dagli Estensi che fecero costruire residenze per lo svago e il tempo libero dette Delizie.
 

29 marzo 2016

Reggia di Colorno

Parma: la città della violetta




Parma è una città che mantiene gli splendori di un passato ricco di storia e cultura e di una tradizione enogastronomica che non teme paragoni. Un passato che si rivive nelle sue vie e nell’atmosfera del centro cittadino, ricco di luoghi preziosi e di testimonianze del passaggio e della reggenza di nobili famiglie europee – i Farnese, i Borbone e gli Asburgo che hanno impreziosito questa ridente città. 
Esempi del Romanico padano sono il Battistero e la Cattedrale la cui cupola è stata affrescata dal Correggio, anche autore degli affreschi del monastero di San Paolo. Nelle sue prossimità è possibile ammirare musei e pinacoteche di pregio: palazzo della Pilotta con il Teatro Farnese, il Museo Archeologico e la Galleria Nazionale – qui imperdibili sono la Scapigliata di Leonardo, attualmente in prestito al Metropolitan Museum di New York per una mostra sul non-finito e la Schiava turca del Parmigianino in prestito alle Scuderie del Quirinale a Roma per una mostra dedicata a Correggio e al Parmigianino, i maggiori maestri parmensi attivi nel Cinquecento. C’è poi la pinacoteca Stuard che raccoglie opere dal Trecento al Novecento oppure il Museo  Glauco Lombardi che contiene un vasto repertorio di oggetti, vestiti e quadri appartenuti alla “buona duchessa” Maria Luigia d’Austria, prima moglie di Napoleone a cui venne assegnato il ducato di Parma e Piacenza dal 1816 fino alla sua morte, nel 1847. Donna colta e amante delle arti, Maria Luigia volle la costruzione dell’attuale Teatro Regio: la città vanta infatti una ricca tradizione musicale. Diede i natali a Toscanini e nelle vicinanze, a Busseto, vi nacque Giuseppe Verdi.
Il torrente Parma che la attraversa fa da spartiacque tra il centro e il quartiere denominato l’Oltretorrente, l’area cittadina bohèmienne dalle caratteristiche case tinteggiata con colori acquarellati, secondo una tradizione tutta nordica dove è possibile visitare il parco ducale, il cuore verde di Parma.
Da non trascurare le vicinanze: il dicato di Parma e Piacenza conta ben 14 castelli e fortezze mentre la reggia di Colorno fu residenza della già citata duchessa che la volle come residenza estiva.
Il suo simbolo è la violetta, coltivata da tempo e da cui si ricava un profumo e caramelle note anche oltralpe.
Nella struttura del vecchio zuccherificio Eridania è stato ricavato un Auditorium opera di Renzo Piano.
Parma ammalia e non lascia indifferenti: la storia aristocratica, la tradizione culinaria, la musica e il bel canto ne fanno una meta gradevole di cui scoprire i molteplici volti. 

24 febbraio 2016

Incontri d'arte a Villa Medici


I giovedì della Villa
Questions d’art

2° appuntamento
giovedì 25 febbraio 2016


La città storica: un modello in rovina
conferenza di SALVATORE SETTIS
archeologo e storico dell’arte

ingresso gratuito nel limite dei posti disponibili


È Salvatore Settis il protagonista del secondo appuntamento de I giovedì della Villa. Questions d’art, il ciclo dedicato alla creatività contemporanea organizzato dall'Accademia di Francia a Roma, diretta da Muriel Mayette-Holtz. Giovedì 25 febbraio a Villa Medici, alle ore 20.30, l’archeologo e storico dell’arte terrà una conferenza dal titolo La città storica: un modello in rovina, preceduta, alle ore 19.00, da un momento informale alla presenza dello stesso Settis.
Salvatore Settis lavora da diversi anni sul tema del patrimonio pubblico e della sua eredità culturale, e in modo particolare sui suoi significati antropologici e simbolici. Il suo ultimo libro, pubblicato nel 2014 da Einaudi, è stato tradotto in francese con il titolo Si Venise meurt (Hazan, 2015). Ha diretto con Monica Preti il convegno Villes en ruines : images, mémoires, métamorphoses che si è tenuto al museo del Louvre dal 18 al 20 ottobre 2013, i cui atti sono appena stati pubblicati (Hazan, 2015).
Settis ha diretto a Los Angeles il Getty Research Institute (1994-1999) e a Pisa la Scuola Normale Superiore (1999-2010). È stato presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali (2007-2009) ed è tra i fondatori dell’European Research Council (2005-2011). Visiting Professor in varie università europee ed americane, ha ricoperto recentemente la Cátedra del Museo del Prado a Madrid (2010-2011) e la Cattedra Borromini all’Università della Svizzera Italiana (2014-2015). È membro di diverse accademie, come ad esempio l’Accademia dei Lincei, l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, l’Académie Royale de Belgique, l’American Philosophical Society di Philadelphia, l’American Academy of Arts and Sciences e di molte altre. Dal 2010 è presidente del Consiglio scientifico del museo del Louvre.
I giovedì della Villa sono l’appuntamento settimanale e gratuito per incontrare artisti e studiosi di tutti gli ambiti della creatività e della conoscenza. Questi incontri possono prendere la forma di una conferenza, un dialogo o una proiezione cinematografica, un concerto o uno spettacolo. Tra i tanti altri ospiti del ciclo, l’attrice e regista Valeria Bruni Tedeschi, il matematico ed economista Laurent Derobert, la regista Liliana Cavani, la fotografa Letizia Battaglia, gli artisti Nico Vascellari, Claire Fontaine, Grazia Varisco, la storica dell’arte Jacqueline Lichtenstein, la costumista Maria Chiara Donato.


Ingresso gratuito (nel limite dei posti disponibili).
I giovedì della Villa – Questions d’art si svolgono tutti i giovedì a partire dal 18 febbraio 2016 (con una sospensione estiva durante i mesi di luglio e agosto).
Ogni giovedì si articola in due appuntamenti, alle 19.00 e alle 20.30.
Incontri in italiano con traduzione in francese o in francese con traduzione in italiano.


Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
viale Trinità dei Monti, 1 - 00187 Roma

T +39 06 67611 www.villamedici.it

15 gennaio 2016

Letteratura d'infanzia di autori argentini



Alla Casa delle Traduzioni giovedì 28 gennaio 2016 ore 17.30 - 19

Presentazione della mostra


Letteratura migrante. Libri e autori argentini per l'infanzia in giro per Italia


A cura di Marina Rivera e Cristina Blake (Associazione Il giorno di Stefano. Italia /Argentina)


Reading in italiano e spagnolo e proiezione di book trailer.
Verrà presentato il progetto della mostra di libri per bambini di autori argentini tradotti in italiano, come María Teresa Andruetto, Graciela Montes, Isol, Jorge Luján, Gustavo Roldán, Mariana Chiesa. Saranno illustrati i criteri che hanno spinto alcune case editrici italiane di letteratura per l’infanzia a selezionare testi letterari caratterizzati da tematiche, estetica della parola e dell’illustrazione e storie peculiari della cultura argentina.
Con modalità di laboratorio saranno condivise  le diverse interpretazioni di lettura e le possibilità offerte da queste traduzioni nello scambio culturale fra lettori.

Cristina Blake dal 1990 lavora come professoressa e ricercatrice presso la catedra di Didáctica de la Lengua y la Literatura nella Universidad de La Plata e direttrice della Licenciatura en Enseñanza de la Lengua y la Literatura de la Universidad Nacional de San Martín. Realizza seminari, conferenze e corsi. Ha scritto diversi articoli e pubblicato sei libri su Didattica della lingua e letteratura e Letteratura argentina per l’infanzia.

Marina Rivera dal 1993 vive in Italia. Si occupa di progettazione grafica e comunicazione. Nel settore dell’infanzia collabora con istituzioni pubbliche e private quali Museo di zoologia di Roma, Regione Abruzzo, Comune e Biblioteche di Roma, Museo Archeologico di Chieti, Università di L’Aquila, Legambiente, ELI Editrice, Sinnos.

13 gennaio 2016

Il buon soldato di F. M. Ford



Presentazione della nuova traduzione de Il buon soldato di Ford Madox Ford



Traduzione di Andrea Binelli, introduzione di Enrico Terrinoni


Con ipnotico virtuosismo, John Dowell racconta la storia di cui è insieme narratore e protagonista, «la più triste che abbia mai sentito». Vittima degli inganni della moglie, l’apparente­mente ingenuo Dowell svela a un silenzioso ascoltatore le sofferte relazioni sentimentali e l’incrocio di amori che legano lui e sua mo­glie, ricchi americani, a una coppia di nobili inglesi. Impressionistico ritratto delle tensioni tra vecchio e nuovo mondo, Europa e America, cattolicesimo ed etica protestante, la conserva­zione di un ordine antico e una modernità esuberante, il romanzo-confessione di Ford assomiglia a una lunga ammaliante seduta di psicoanalisi che delinea il clima sofisticato e decadente degli anni che precedono lo scoppio della Prima guerra mondiale. L’incontro verterà sulle complessità affrontate e i piccoli piaceri assaporati nella negoziazione dello stile e degli effetti di senso durante la traduzione, per la platea contemporanea dei lettori italiani, di un capolavoro del modernismo britannico. 

Andrea Binelli insegna lingua e traduzione inglese all'Università di Trento. Ha tradotto per lo più autori contemporanei irlandesi. Ultima sua traduzione Il cuore girevole, di Donal Ryan (Minimum Fax, 2015). Si occupa di semiotica e sociolinguistica. 

Enrico Terrinoni insegna letteratura inglese all’Università per Stranieri di Perugia. Tra le sue traduzioni recenti l’Ulisse di Joyce (Premio Napoli 2012), La lettera scarlatta, e Lanark. Sta lavorando alla nuova traduzione italiana annotata dell’Antologia di Spoon River, e con Fabio Pedone alla traduzione italiana integrale di Finnegans Wake.

Casa delle Traduzioni, via degli Avignonesi 32, Roma

Letteratura italiana in Brasile


Alla Casa delle Traduzioni martedì 26 gennaio2016 ore 17.30 - 19

Letteratura italiana tradotta in Brasile
Intervengono Andrea Santurbano e Patricia Peterle

Lo studio che viene presentato, frutto di un progetto di ricerca in comune da parte delle università brasiliane di Florianópolis e San Paolo, si propone di tracciare una mappatura delle opere di letteratura italiana tradotte in Brasile nel corso del secolo XX. Oltre a indicare e riflettere sui principali autori e tendenze emersi in questo periodo, l’incontro riguarderà la traduzione come canale di dialogo tra due diversi sistemi letterari.

Casa delle Traduzioni, via degli Avignonesi 32, Roma

8 gennaio 2016

Goethe: gli epigrammi veneziani


Casa di Goethe
Museo | Biblioteca | Foyer italo-tedesco
Via del Corso 18 (Piazza del Popolo) | 00186 Roma | Tel. 0632650412

 www.casadigoethe.it


Venerdi 15 gennaio 2016
ore 18.30 | In lingua italiana


Gli epigrammi veneziani di Goethe


STEFAN OSWALD |Gli epigrammi veneziani di Goethe
Modera MARIA GAZZETTI

Gli Epigrammi Veneziani sono una delle opere meno studiate di Goethe, poiché provocarono incomprensione e rifiuto da parte del pubblico e della critica. Goethe si esprime qui su argomenti “sensibili” come religione, politica, sessualità, formulando opinioni decisamente poco ortodosse, che mal si conciliano con i suoi consueti convincimenti e con l’idea del grande poeta coltivata dalla critica.

La freddezza con la quale gli epigrammi furono accolti è dovuta in buona parte ad un malinteso. Goethe assume a modello il poeta latino Marziale, famigerato per le sue poesie irriverenti. Ignorando tale riferimento, gli Epigrammi furono letti erroneamente come confessioni autobiografiche del poeta, destando scandalo per la radicalità e per la cinica spregiudicatezza di molte delle poesie.

Una volta superato questo fraintendimento, il ciclo degli Epigrammi Veneziani offre la possibilità di scoprire aspetti letterari inediti, che congiungono il distico, forma poetica classica per eccellenza, con osservazioni ed immagini di sorprendente modernità.

Dopo essersi laureato in Germanistica all’Università di Münster, Stephan Oswald ha insegnato lingua e letteratura tedesca presso vari Atenei italiani, tra cui l’Istituto Universitario Orientale di Napoli e Ca’ Foscari di Venezia. Per dieci anni è stato vice-direttore dell’Istituto di Cultura Germanica a Bologna. Dal 2003 insegna letteratura tedesca all’Università di Parma.

7 gennaio 2016

Studi di paesaggi e castelli della Basilicata

Lunedì 11 gennaio 2016 ore 17:30
Sala della Crociera, Biblioteca di archeologia e storia dell'arte.  MiBACT
Via del Collegio Romano, 27 - ROMA

Presentazione volumi
"Castelli, mura e torri della Basilicata" di Lucio Santoro
a cura di Francesco Canestrini


Lunedi 11 gennaio 2016 alle ore 17.30 nella Sala della Crociera della Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in via del Collegio Romano, 27, la Soprintendenza belle arti e paesaggio della Basilicata presenta l’opera del prof. Lucio Santoro Castelli, mura e torri della Basilicata, a cura di Francesco Canestrini.
La Soprintendenza belle arti e paesaggio della Basilicata ha commissionato, negli anni novanta, un approfondito studio  sui  castelli  lucani al compianto prof. Lucio Santoro, già docente di "Storia dell' Architettura" dell'Università degli Studi Federico II di Napoli  e studioso di rilievo dell'architettura fortificata in Italia.
Lo studio del professore Santoro, che la Soprintendenza belle arti e paesaggio della Basilicata  ha voluto pubblicare in edizione completa, vuole essere un ulteriore essenziale contributo alla conoscenza del patrimonio monumentale lucano ed, in particolare, di castelli, mura e torri che caratterizzano e punteggiano l’intero territorio regionale e che rappresentano elementi di fondamentale importanza per la configurazione paesaggistica e l’identità culturale dell’intera regione.
I volumi sintetizzano vent’anni di ricerche (dal 1980 al 2000). Una raccolta di immagini e descrizioni concepita come documentazione e catalogazione che si svolge in un periodo temporale compreso tra l'epoca romana e il XX secolo.
Ad una prima elencazione delle strutture di difesa all'interno  del Regno di Napoli e dei centri  premedievali, segue un puntuale approfondimento delle vicende costruttive nell’alto medioevo che vedono il recupero delle antiche fortificazioni, già in funzione nei centri urbani, lo sviluppo delle opere di difesa longobarde con l’avvicendarsi delle dominazioni normanna, sveva ed angioina fino al periodo vicereale. Successivamente con le cinte bastionate delle città rinascimentali e con l’avvento degli aragonesi si potenzia il sistema difensivo che comprende anche l’ammodernamento delle opere esistenti e la costruzione delle torri costiere, fino a giungere al XIX sec, periodo in cui  si assiste alla trasformazione e all’abbandono, se non alla scomparsa delle mura e di alcuni centri fortificati.
L’evento è organizzato dalla Soprintendenza belle arti e paesaggio della Basilicata con il contributo della Regione Basilicata, della Direzione Generale biblioteche e istituti culturali, del Polo museale del Lazio e della Biblioteca di archeologia e storia dell’arte.
Alla presentazione dei volumi parteciperanno Giampaolo D’Andrea, Capo gabinetto Ministero dei beni e delle attività culturali, Marcello Pittella, Presidente Regione Basilicata, Francesco Sisinni, già Direttore generale Ministero beni e attività culturali e turismo, Amerigo Restucci, Rettore Università Iuav di Venezia, Francesco Scardaccione ed Eugenio Martuscelli, soci dell’Associazione dimore storiche italiane sezione di Basilicata e Francesco Canestrini, Soprintendente belle arti e paesaggio della Basilicata.

30 dicembre 2015

Gli scrigni di Museo Canonica

Museo Pietro Canonica, Villa Borghese
Via Pietro Canonica 2, Roma
Ingresso gratuito
www.museocanonica.it

Nello Scrigno dell’Artista
12 dicembre 2015-17 gennaio 2016

Il Museo Pietro Canonica è a metà tra un museo, con le sue sale espositive, e un appartamento d’artista, o meglio il suo atelier. Raccoglie e custodisce i busti, i modelli e alcune sculture di Pietro Canonica (1869-1959), scultore laborioso e attivo per molte case reali europee, tra Otto e Novecento, e amico del presidente Luigi Einaudi.
La casa-fortezza nel cuore di Villa Borghese include manufatti e arredi preziosi, una biblioteca, e oggetti solitamente conservati nelle stanze private che sono stati valorizzati all’interno di un allestimento tale da dargli una valenza espositiva centrale.

La mostra in corso propone cinque scrigni, che si offrono al pubblico come scrigni di Pandora, presentati nella Sala del Camino e affiancati da mobili d’epoca che risalgono a una tipologia, funzione o manifattura simile.
Si parte con “Gli arredi della sposa” che include il cofanetto di Isabella di Saluzzo (XV secolo), con decorazione in stile gotico internazionale, in parallelo a cinque cassoni nuziali. Segue “Il decoro piatto a traforo”: un cofanetto simile a un piccolo forziere con decori in ferro battuto traforato a motivi vegetali insieme a un portamusica di ugual fattura. Il terzo percorso “Intarsi preziosi” presenta uno stipetto in ebano e avorio  avente sei cassetti in avorio inciso a cui si lega un cassettone intarsiato.
Il quarto percorso – “Piccole Architettura” – contiene uno stipo monetiere del XIX secolo, le cui raffigurazioni su cartine dipinte si rifanno agli stipi fiorentini, insieme a una libreria.
Il percorso finale “Bon Voyage” è dedicato a un cofanetto da viaggio del XX secolo decorato a motivi floreali, insieme ad accessori da viaggio e a un grande baule adoperati dallo scultore nei suoi frequenti viaggi.

La bellezza delle sculture, la splendida manifattura degli arredi e l’atmosfera resa misteriosa da ciascuno dei cinque percorsi rende la casa museo un luogo di interesse per scoprire dove e come lo sculture arricchiva il suo bagaglio umano per creare opere così apprezzate.

22 dicembre 2015

La Camera turca di Villa Medici

Villa Medici_Camera turca. Crediti fotografici Mauro Coen

Villa Medici e Scuderie del Quirinale: l'arte di Balthus in scena a Roma


Balthus
La Chambre turque
1963-1966
casein and tempera on canvas / caséine et tempera sur toile / caseina e tempera su tela
180 x 210 cm
Paris, Centre Pompidou
painting / œuvre / opera © Balthus
© MONDADORI PORTFOLIO/Leemage/Photo Josse
(Villa Medici)



Scuderie del Quirinale, La retrospettiva

Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, L’atelier

24 ottobre 2015 – 31 gennaio 2016
a cura di Cécile Debray


Le Scuderie del Quirinale, con Electa, e l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici presenta­no, dal 24 ottobre 2015 al 31 gennaio 2016, la mostra Balthus, una grande retrospettiva orga­nizzata a quindici anni dalla morte del pittore e dall’ultima esposizione che gli è stata dedicata in Italia. La mostra sarà in seguito al Kunstforum di Vienna dal 17 febbraio al 19 giugno 2016, prima monografica dell’artista in Austria.

Curata da Cécile Debray, conservatrice al Museo Nazionale d’Arte Moderna Centre Pompidou, con la collaborazione di Matteo Lafranconi per la sezione alle Scuderie del Quirinale a Roma e di Evelyn Benesch per Vienna, la mostra riunisce più di duecento opere: quadri provenienti da importanti musei e da collezioni private prestigiose, ma anche un’ampia selezione di disegni e di fotografie. L’esposizione ripercorre la carriera di Balthus proponendo nuovi spunti di rifles­sione sul lavoro di uno dei più originali artisti del Novecento.
Balthus è profondamente legato all’Italia. Il suo primo viaggio nel nostro paese, nel 1926, rap­presenta uno spartiacque per la sua vocazione artistica. Folgorato dalla scoperta dei maestri del Rinascimento toscano, in particolare di Piero della Francesca, Balthus ne eredita la chiarezza formale, la capacità narrativa, il senso della composizione. È proprio da questa tradizione – inte­grata dalla conoscenza dei movimenti italiani del Realismo magico e della Metafisica, oltre che dalla Nuova Oggettività tedesca – che trae origine quell’atmosfera sospesa ed enigmatica che è caratteristica distintiva delle sue opere, in particolare dei capolavori degli anni Trenta.
Il legame con l’Italia si rafforza a partire dal 1961, quando viene nominato direttore dell’Accade­mia di Francia a Roma. Rimane a Villa Medici fino al 1977, e qui sviluppa una nuova pratica del disegno e della pittura, traendo ispirazione dalle tecniche del passato per reinventare la propria. In questo periodo intraprende degli importanti lavori di restauro di Villa Medici, che ancora oggi caratterizzano gli spazi interni del palazzo e i giardini.
Alle Scuderie del Quirinale la mostra presenta circa centocinquanta opere, riunendo capolavori appartenenti a tutte le fasi della carriera di Balthus, in un percorso cronologico che si sviluppa attorno ad alcuni temi centrali: l’eredità rinascimentale, l’infanzia, l’influenza di opere letterarie come Cime tempestose di Emily Brontë e Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll; l’importanza degli scambi con Antonin Artaud, André Derain, Alberto Giacometti o con suo fratello Pierre Klossowski. Saranno esposte opere chiave, come La toilette de Cathy (1933), Le Roi des chats (1935), Les enfants Blanchard (1937), La Patience (1946-48), La Chambre (1952-54), Le Rêve II (1956-57), La Phalène (1959), Les Joueurs de cartes (1968-73), Le Peintre et son modèle (1980-81). Eccezionale il prestito del primo grande capolavoro di Balthus, La Rue (1933) dal MoMA, presentato per la prima volta a fianco alla prima versione del dipinto, realiz­zata dall’artista nel 1929.
A Villa Medici l’esposizione si focalizza invece sul processo di lavoro dell’artista durante il perio­do romano e negli anni successivi. Attraverso più di cinquanta opere tra dipinti, disegni e foto­grafie, i visitatori hanno l’opportunità di scoprire gli aspetti meno noti dell’universo creativo di Balthus, nella cornice unica di Villa Medici che per sedici anni è stata il suo laboratorio artistico. La mostra propone diversi capolavori, tra cui La Chambre turque (1963-66), eccezionalmente prestato dal Centre Pompidou ed esposto poco lontano dalla stanza che raffigura, Japonaise à la table rouge (1967-76) e Nu de profil (1973-77). Questi celebri dipinti sono accompagnati da una selezione di schizzi, fotografie e disegni preparatori che permette di ripercorrere le diverse fasi di lavoro. Il percorso non si limita alle sale d’esposizione ma include alcuni dei luoghi più emblematici di Villa Medici, reinventati da Balthus attraverso un metodo inedito di applicazione del colore. Inoltre la camera turca, raffigurata nell’omonimo quadro, è per la prima volta acces­sibile al pubblico.
A Vienna la mostra, che inaugura a febbraio 2016, mette invece in particolare evidenza i legami tra Balthus e la cultura germanica, rivelando l’influenza decisiva del pensiero mitteleuropeo sul lavoro del pittore.
L’esposizione è accompagnata da un importante catalogo, pubblicato da Electa, che comprende diversi saggi firmati da specialisti internazionali dell’opera di Balthus.

BALTHUS
La retrospettiva – Scuderie del Quirinale

L’atelier – Villa Medici

sede Roma, Scuderie del Quirinale
Via XXIV Maggio 16, Roma
www.scuderiequirinale.it

Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
Viale Trinità dei Monti 1, Roma
www.villamedici.it

date al pubblico 24 ottobre 2015 – 31 gennaio 2016
mostra a cura di Cécile Debray
 
patronato Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana

promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura e allo Sport

Ministère de la Culture et de la Communication

organizzata da Azienda Speciale Palaexpo – Scuderie del Quirinale con Electa

Accademia di Francia a Roma – Villa Medici

in collaborazione con Bank Austria Kunstforum Wien
catalogo Electa

orari Scuderie del Quirinale
dalle 10.00 alle 20.00 da domenica a giovedì
dalle 10.00 alle 22.30 venerdì e sabato
(ultimo ingresso un’ora prima dell’orario di chiusura)

Villa Medici
dalle 10.00 alle 19.00 da martedì a domenica
(ultimo ingresso alle 18.30)
chiuso il lunedì

biglietti
Scuderie del Quirinale 12 euro intero; 9.50 ridotto
Villa Medici 12 euro intero; 6 euro ridotto. Biglietto valido per l’ingresso alla mostra e la visita di Villa Medici.

Oltre alle riduzioni abituali, chi si recherà in una delle due sedi espositive con il biglietto della mostra Balthus emesso nell’altra sede, beneficerà dell’ingresso ridotto.