28 maggio 2011

L'omosessualità nei sonetti di Shakespeare


La prima versione a stampa dei sonetti di William Shakespeare è apparsa in Italia a Palermo. Il canzoniere fu tradotto in prosa da Angelo Olivieri (1890) e già alla sua prima comparsa la raccolta divenne oggetto di confronto con altri canzonieri in lingua italiana (Poliziano, Bembo, Michelangelo) contenenti sonetti rivolti a un giovane uomo (R. Rutelli, Presentazione in I sonetti, William Shakespeare, Garzanti).

I principali destinatari dei 154 componimenti di Shakespeare sono una misteriosa dark lady e un giovane – fair youth – entrambi rimasti ignoti e argomento di congetture e pettegolezzo letterario durato secoli. In epoca vittoriana si è cercato di escludere l'eventualità di una passione omosessuale dell'autore, adducendo una spiegazione di tipo linguistico. Vale a dire “love” nei suoi ripetuti riferimenti al giovane in questione  esprimerebbe un legame di amicizia e affetto, non certo un sentimento di tipo amoroso.

Secondo G. Baldini (Manualetto shakespeariano, Einaudi) la necessità di escludere una supposta omosessualità autobiografica non sussiste: vuoi per le notizie certe, giunte sino a noi, della reale esistenza del poeta di Stratford-upon-Avon, vuoi per motivi di pura invenzione e fantasia. Riguardo all'omosessualità espressa nei sonetti così scrive: “Shakespeare poté molto più facilmente inventarla, come inventò l'amore di Giulietta e Romeo, la gelosia di Othello, il vino di Falstaff.” (Gabriele Baldini).

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