12 luglio 2011

Effetto De Dominicis e il riso contagioso

Da anni frequento mostre ed eventi d'arte da autentica profana, essendo le mie visite animate da curiosità verso il settore e a scopi meramente dilettantistici, come dilettantistico è l'esercizio di questo blog che li contiene.

Ci sono mostre e opere d'arte contemporanea che possono risultare stupefacenti per chi le visita. Alcune fanno parte di itinerari e momenti di vita mondana, di altre non si intuisce la portata e tantomeno il significato perché i confini di ciò che si definisce arte, nella contemporaneità, sono così mobili che un semplice fruitore può avere comuni e ragionevoli difficoltà nel distinguere un prodotto d'arte da un prodotto tecnologico, per esempio, una novità o la riedizione, in altro formato, di qualcosa già detto e fatto in precedenza da un altro artista, più originale.

C'è poi il saper riconoscere il valore intrinseco di un'opera che non finirà mai di stupire rispetto al valore, passeggero, dettato dalla moda del momento e sovrapposto dall'esterno da chi si muove attorno al prodotto arte per operazioni di natura commerciale.

Nell'ordine e facendo un bilancio delle mie preferenze, una mostra indimenticabile e comprensibile rimane quella dedicata a Gino De Dominicis, al MAXXI. Specie per l'effetto sortito e il gioco dell'artista con aspetti e credenze che ancora ci riguardano.

L'effetto De Dominicis si manifesta nel saper sdrammatizzare con leggerezza, trasformando qualcosa di impegnativo in un riso dall'effetto contagioso.

De Dominicis mi è sembrato anche un artista che non smette di sorprendere. Soprattutto per le molteplici e infinite chiavi di lettura interne: tra il serio e il faceto, pur affrontando temi importanti quali la vita e la morte, copre un ventaglio di significati e sensazioni accessibili a chiunque.

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