9 luglio 2011

L'inizio del modernariato e della modernità

Pur vivendo in un luogo dove le tracce del passato sono molto forti e visibili, mi sono spesso interrogata sulle forze di repulsione o attrazione verso ciò che è moderno. La modernità dopotutto ha avuto anch'essa un inizio, riconosciuto e riconoscibile, ed è superfluo non constatarne la presenza e la naturale esigenza negli spazi di vita pubblica e privata, nelle tendenze e nei gusti della società di massa.

Quali che siano i parametri di valutazione applicati per distinguere quanto è classificabile come moderno da ciò che è antico, paradossalmente ogni cosa che è definita come antica è stata, almeno all'origine e  prima di una sua riproduzione seriale, per una frazione variabile di tempo, nuova e dunque moderna. 

Rispetto all'accumulo del passato in campi svariati, l'obiettività e la maturità derivate dal distacco temporale e dall'uso di nuovi strumenti permettono di valutare in epoca moderna quanto i contemporanei e i detrattori non hanno saputo o voluto cogliere in quello che appartiene a un tempo ormai trascorso o a noi più prossimo.
Ci sono artisti e autori che continuano a essere estremamente moderni sebbene siano nati nel Cinquecento per esempio, e chissà quanti altri, nati e vissuti in secoli recenti, aspettano una rivalutazione in termini moderni.  

In una sorta di dialogo che va al di là dei limiti spazio-temporali, si può quindi trovare la vicinanza e l'attualità di un messaggio tenendo presente che il nuovo può valere in futuro quanto il vecchio. E viceversa.

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