13 luglio 2011

Metternich e i tentativi di sabotaggio

Il clima cominciava a farsi rovente anche per Metternich. Negli ultimi giorni aveva avuto il suo bel da fare a sedare l'animo del re attorniato da versanti, aristocratici, parvenus e funzionari in apprensione per il popolo meno temperante.
Il re e la sua corte erano divisi quasi in tutto. Coesi però nella volontà di mantenere l'equilibrio del sistema metternichiano, in apparenza inattaccabile e diventato una sorta di parafulmine contro il clima da cataclisma che aleggiava sull'intera Europa.
Per Metternich le attività per la salvaguardia dell'equilibrio includevano numerosi viaggi e incontri con gli altri esponenti europei. Questo non l'affaticava affatto, poiché riconosceva che "Non esistono più distanze in Europa, grazie alla decisione dei sovrani d'incontrarsi personalmente in luoghi dove possono operare uniti, secondo i loro intenti a pro del bene comune".
Sul piano locale trovava invece elementi capaci di sollevare la sua stizza.
Avere in camere attigue collaboratori non proprio all'altezza del proprio compito, come Messer Perdigiorno, messo là per là ad esercitare un ruolo in un ufficio non esattamente di sua competenza, cominciava a indispettirlo.
In aggiunta c'erano quelli che Metternich definiva i "fattori di disgregazione". Vale a dire giovani intellettuali di diverse frange, che animavano giornali e università di un nuovo sentire. Metternich, che "teneva tutti questi scribacchini di giornali in conto di sputasentenze, non di esperti" cercava di dare una connotazione specifica a quanti percepiva come nemici, suoi e del sistema. Convenne infine a una identificazione precisa e netta.

"E che razza di gente erano mai quelli che si erano autoeletti a difensori del Campidoglio e si arrogavano la qualifica di interpreti del tempo e di predicatori dello spirito del mondo, si atteggiavano ad arcangeli i quali, armati di penne [...], avrebbero voluto ricondurre a forza i discendenti di Adamo ed Eva da una terra imperfetta, ma tutto sommato abbastanza sopportabile, in quel paradiso da gran tempo perduto che seguitava ad esistere soltanto nelle loro illusioni!
Nel migliore dei casi si trattava di idealisti [...]".

Testo Franz Herre, Metternich, con introduzione di Indro Montanelli

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