22 settembre 2011

La fotografia, la storia e l'impatto dell'era digitale

La mostra fotografica di Annu Palakunnathu Matthew, anglo-indiana, è incentrata sulle radici e sui legami tra culture anche molto lontane. Nei tre passaggi – The Virtual Immigrant, An Indian from India, Re-Generations – l'immagine fotografica viene lavorata e trasformata dalla competenza tecnica e professionale dell'artista che ricorre per l'occasione alla fotografia lenticolare – tecnica di stampa grazie alla quale l'immagine cambia in base all'angolazione dello spettatore, alle stampe digitali realizzate ispirandosi alla tecnica dell'orotone usata nel Novecento da Edward Curtis per ritrarre i nativi d'America e consistente nel far stampare l'immagine su vetro su cui applicare in un secondo momento l'oro, e infine a foto-animazione su iPad usando fotografie estratte da album di famiglia che, sovrapposte e montate in sequenza, formano un vero e proprio video. Il mezzo espressivo - la fotografia - è parte del racconto di civiltà che entrano in contatto, in uno scambio di repertori, ruoli, costumi.

The Virtual Immigrant - una fotografia lenticolare a dimensioni naturali - fa riferimento al quotidiano di giovani indiani di un call center. In questa dimensione i lavoratori simulano un'identità occidentale. Per lavorare in questi call center gli indiani studiano la cultura americana, ne imitano l'accento, il modo di vestire. Vivono virtualmente tra più culture in modo tale da risultare altamente flessibili. The Virtual Immigrant apre così una parentesi sugli effetti della digitalizzazione e sull'impatto della tecnologia che riduce confini e distanze. Proponendo una prima valutazione di guadagni e perdite create dalla globalizzazione da un punto di vista socio-politico.

An Indian from India - dittici di stampe digitali su carta lucida, da un lato fotografie di indiani d'America e dall'altro quelle di indiani d'India - è un gioco ironico dell'artista che racconta di dover specificare di essere un'indiana dell'India e non d'America ogniqualvolta parla delle proprie origini. Tutto questo per una confusione che risale a Cristoforo Colombo che, convinto di aver scoperto a suo tempo le Indie, aveva chiamato i nativi d'America Indiani. Le fotografie che ritraggono persone in pose suggeriscono stereotipi e atteggiamenti e Annu Palakunnathu Matthew riscontra un'analogia tra il modo di fotografare i soggetti indiani da parte dei coloni inglesi e le sue immagini.

Re-Generations infine è una stimolante riflessione sul mezzo fotografico, sugli effetti e le conseguenze del suo uso nella percezione, personale e collettiva, della Storia. Una macchina del tempo che nell'era digitale spezza i confini tra passato e presente, collocandoli dentro uno spazio virtuale unico. In quest'ultima animazione tre generazioni di donne si alternano in un archivio di fotografie. Fluiscono immagini antiche e recenti in una sequenza magica e flessibile lasciando allo spettatore il tempo per chiedersi dove passato e presente si sovrappongano e si verifichi una impercettibile distorsione della storia rappresentata in quest'unica dimensione digitale.

Nessun commento:

Posta un commento