15 settembre 2011

Terraferma di Crialese

Terraferma è uno di quei film che ti permette di apprezzare ancora la bellezza del cinema che sa comunicare. Il film di Crialese è un film di verità, ambientato in un contesto naturale tipico delle rotte battute dai migranti del Mediterraneo, che si apre alla contaminazione con il nuovo e lo sconosciuto.

Nella piccola isola siciliana accerchiata da un mare da sempre fonte di sussistenza per la comunità locale, cominciano, tra resistenze, dubbi e timori, nuove esperienze. La pesca non può bastare  per garantire una vita migliore e vengono interpretate le speranze dei singoli di aprirsi a nuove opportunità.

Il film ha una dimensione corale nel modo di narrare la storia: lo sbarco dei clandestini, una famiglia di pescatori che accoglie e nasconde alle autorità locali una migrante e giovane madre interpretata da una donna eritrea che ha vissuto realmente la condizione della fuga, e la reazione dei turisti, che non sono del posto.

La terraferma è un porto a cui una parte dei personaggi, desiderosi di migliorare o cambiare la propria vita, ha intenzione di approdare. Per altri, nella figura patriarcale del nonno è forse più evidente, è difficile accettare l'idea che sia necessario, per salvarsi, abbandonare l'isola e la sua pur non solida sicurezza. Per via di un senso di appartenenza che lega al passato e che diventa un tutt'uno con l'identità.
In una scena molto significativa i pescatori, parlando un dialetto siciliano che fa ricordare il mondo arcano de I Malavoglia, discutono il da farsi dopo l'incontro in mare con i clandestini.
Un dialogo interessante su come conservare l'etica della salvezza.

Nessun commento:

Posta un commento