15 ottobre 2011

Il potenziale dell'arte per la cura dell'Alzheimer

La memoria del bello. Percorsi museali per i malati di Alzheimer

Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma
14 Ottobre 2011

Il museo è il tempio della memoria e per questo un laboratorio ideale per realizzare progetti di tipo sperimentale che aprono nuove e inaspettate direzioni nello spazio museo grazie al confronto di operatori di settori tradizionalmente distinti per conoscenze e metodologie di lavoro, uno culturale (personale museale), l'altro scientifico (equipe medica). 

Il convegno che ha preso il nome dal progetto attuato nel museo romano tra marzo e maggio 2011, in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore, Dipartimento di Scienze Gerontologiche, Geriatriche e Fisiatriche, Centro di Medicina dell’Invecchiamento del Policlinico A. Gemelli, diretto dal prof. Roberto Bernabei, ha anche illustrato altri progetti sperimentali e ricerche dove le arti visive vengono adoperate a scopo terapeutico. Quelli della Pinacoteca Ambrosiana di Milano dove si svolgono ricerche su metodi e tecniche che possano facilitare l'apprendimento e la fruizione del patrimonio artistico specie per chi non ha una formazione in questo campo, il progetto A più voci dedicato a persone con Alzheimer che si svolge a Firenze presso Palazzo Strozzi, il progetto ADarte a Napoli, le “esperienze di museoterapia” a Catania presso la Fondazione Puglisi Cosentino.

Per la Soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli: “Il patrimonio culturale appartiene ai cittadini. Garantirne la fruibilità diventa un punto d'onore del Museo”.
Bernabei ha sottolineato come questo progetto abbia permesso al personale medico coinvolto, abituato di mestiere a dover fare una diagnosi pesante nel caso dell'Alzheimer e ad agire con armi modeste per quanto concerne la cura, di rientrare nel circuito delle emozioni. Attraverso le potenzialità offerte dalla sfera emotiva, che non è danneggiata nella malattia quanto quella cognitiva, un approccio di tipo integrato (tecnologico, scientifico, psicosociale, filosofico) può così venire in soccorso per gestire la complessità di questa malattia.

Già nell'ottobre 2010 il Dipartimento educativo del MoMA, Museum of Modern Art di New York aveva presentato alla Gnam la sua esperienza iniziata nel 2006. Il MoMA è stato il  primo a intuire che il museo potesse rappresentare un “luogo terapeutico” sia per le persone affette da Malattia di Alzheimer sia per gli accompagnatori, specie i familiari. Dai sorprendenti risultati, monitorati dal Psychosocial Research and Support Program of the New York University Centre of Excellence for Brain Ageing and Dementia, era emerso che le visite al museo, pur non incidendo sul recupero della memoria, avevano migliorato la qualità di vita dei malati e dei loro caregiver, abbassando notevolmente i livelli di ansia e stress correlati alla malattia.

Nei due cicli di visite avvenuti alla Gnam, di tre incontri ciascuno, i gruppi di pazienti, con i relativi accompagnatori, sono stati sollecitati ad instaurare un rapporto diretto con l’opera d’arte, richiamando il ricordo del proprio vissuto attraverso l’osservazione dei soggetti rappresentati. La verifica dei risultati è avvenuta presso la struttura ospedaliera del Policlinico A. Gemelli, dove i pazienti sono stati sottoposti a test valutativi di tipo neuropsicologico e psico-comportamentale.

Il gruppo dei pazienti, molto eterogeneo per composizione sociale, è stato ripreso in alcuni momenti offrendo le proprie chiavi di lettura alle opere che rientravano nel percorso.
Da una valutazione degli esiti di questa sperimentazione risultano evidenti i benefici dell'esperienza per i soggetti coinvolti, il miglioramento del tono dell'umore e la riduzione di disturbi legati ad ansia, insonnia e disordine alimentare. Nonostante il deterioramento cognitivo permane in queste persone il gusto estetico e la capacità di provare empatia di fronte a un'opera d'arte.
Lo scopo di questo comune impegno è di sostenere interventi terapeutici non farmacologici attraverso le arti figurative.

"Lui legge e lei si annoia a morte"
Un paziente di fronte al quadro di Torquato Tasso che legge la Gerusalemme Liberata a Eleonora d'Este

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