16 novembre 2011

Bramante per il teatro

Bramante è tra gli architetti del Cinquecento ad aver lasciato un'impronta moderna nel recupero del classico, tipico del pensiero rinascimentale. Dopo essere stato a servizio di Ludovico il Moro a Milano, fu l'architetto che sotto il pontificato di Giulio II seppe dare un valore universale ad opere rappresentative anche del rinnovamento urbanistico romano (G. C. Argan, Storia dell'arte italiana). Nella sua formazione e nell'opera non mancano tracce dell'influenza di Vitruvio come pure del confronto con i suoi noti contemporanei.
L'aspetto illusionistico e scenografico del rappresentare ha avuto un ruolo nell'architettura, così come emerge negli spazi di palazzi e monumenti di varie epoche. Raggiungendo talvolta esiti spettacolari.
Lontano dal centrale cantiere romano di inizio Cinquecento, Donato Bramante progettò un ninfeo - in epoca romana il ninfeo era un luogo di ritrovo a pianta centrale, simile a una grotta, in genere dedicato alle Ninfe. Il ninfeo di Bramante si trova nei giardini di Genazzano, parte del territorio dei Colonna in quel periodo. Con grande sorpresa, su un manto d'erba quello che oggi appare come un insieme di ruderi mantiene la struttura di un complesso che l'architetto progettò per rappresentazioni teatrali con tanto di palcoscenico definito da una rinascimentale serliana – la finestra a tre aperture che prende il nome dall'architetto Sebastiano Serlio – in aggiunta ad elementi inconfondibili delle terme romane come per esempio una sala ottagona con piscina.

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