30 novembre 2011

Le lettere di Penelope

La raccolta delle Eroidi – cioè lettere di eroine - fu scritta da Ovidio, il poeta latino nato a Sulmona, disinteressato alla politica e condannato per ragioni oscure dall'imperatore Augusto a morire in esilio sul Mar Nero.
Il genere romanzato di lei che scrive a lui e viceversa non è infatti un'invenzione così recente. Il carteggio classico, scritto da Ovidio, poeta delle famose Metamorfosi, usa un'invenzione letteraria quale la lettera.

Le lettere di Penelope e altre eroine del mito classico sono una risposta ad anni di austerità morale e di costume sessuale tipici dell'età augustea, come pure la versione, a volte ironica e parodiata, di grandi drammi di coppia e di famiglia.

Fatta eccezione per Saffo (unico personaggio realmente esistito), nelle altre lettere troviamo protagoniste letterarie indiscusse del mondo classico. Possiamo incontrare Penelope che scrive al coraggioso Ulisse, molto preoccupata che quest'ultimo al ritorno trovi a casa una donna diventata vecchia. Della bellissima Elena, figlia dell'unione di Giove e Leda, moglie di Menelao e causa scatenante di una guerra, Ovidio ci consegna due lettere: quella dell'eroina e quella di Paride. In essa la ritrosia e l'incertezza della bella Elena, dovute in gran parte al timore di macchiare il proprio onore, viene vinta dalla soluzione del rapimento, molto in voga a quei tempi. Paride, a sua volta, fa leva sulla civetteria femminile, scrivendo a Elena che una donna bella non può aspirare ad essere casta e virtuosa.

Non mancano i risvolti psicologici nei personaggi di questa raccolta e le conseguenze che coinvolgono anche gli altri. Mentre Elena si arrende al corteggiamento di Paride, la lettera di Ermione, sua figlia, racconta la condizione e il senso dell'abbandono.
Non mancano neppure lettere che riportano legami difficili da accettare e vivere nella società ellenica, dovuti a incesto o adulterio. Una lettura in compagnia di Medea, Arianna e altre donne sedotte da Achille, Ercole ed Enea.

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