11 novembre 2011

L'uscita di Metternich


Il contributo di alcune attiviste, così si possono chiamare le donne da salotto dell'epoca di Metternich, si era tradotto in deliberate campagne in nome del bene comune.
Bettina Brentano seppe sfruttare a proprio vantaggio le amicizie letterarie con nomi di chiara fama e diventare, lei stessa, autrice di opere ispirate da questi legami. La romantica Brentano fu una partecipe e coraggiosa sostenitrice della libertà di stampa a Berlino. Abbandonò a volte la gonna per i più pratici pantaloni anche per provocare qualche moralistico dissenso.
In quanto ad emancipazione femminile l'attività di altre scrittrici del periodo si concretizzò in una sorta di anti-harmony dell'Ottocento. Molti sono i romanzi per lettrici sveglie e accorte, come quelli di Fanny Lewald e Ida von Hahn-Hahn, che invece di decantare la fiaba del matrimonio per le fanciulle dell'epoca, ne rappresentano l'esatto contrario, risultato di scelte di coppia sbagliate e infelici.

In questo fermento di salotti e pensiero, abbiamo lasciato Metternich sulle sabbie mobili. L'entourage del re del bello si è gradualmente sfaldato. Parvenus, versanti, aristocratici e blasonati del momento: chi punta il dito, chi fa fagotto alla meglio e scappa.
In questa situazione di emergenza aggravata dal diffuso malcontento di un popolo che chiede cassa sotto la finestra del palazzo, un Metternich maniacalmente affaticato a far quadrare i conti che non tornano non può certo sobbarcarsi la salvezza del regno. Metternich, tedesco per natura e in questo di certo europeo, decide in quei giorni di levarsi dall'isolamento in cui si è ritrovato.  Si presenta di buon mattino nelle stanze reali per le dimissioni e lascia così per sempre il re con poche lapidarie parole.  Quest'ultimo, preso atto dell'abbandono, con il mento in alto e gli occhi di brace, si volta verso lo specchio della parete di fronte, si rimira e si ripete con gran soddisfazione: “Però quanto sono bello!”.
È stata la fine di un sodalizio e il tramonto di un'epoca.

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