14 novembre 2011

Navi e marinai


I marinai valgono più delle navi, le opere d’arte valgono più degli artisti
Rocco Dubbini


22 Ottobre/23 Novembre 2011
STUDIO DESIGN?
San Benedetto del Tronto


Rocco Dubbini con I marinai valgono più delle navi, le opere d’arte valgono più degli artisti cerca di tessere dei fili di memoria, di mostrarci una rete in cui oggi e ieri sono uniti, perché in fondo non si è mai fatto nulla per creare una discontinuità. Il punto da cui muove l’installazione è un fatto storico che ha coinvolto e segnato profondamente il territorio di San Benedetto del Tronto: la tragedia del motopeschereccio Rodi. Il Rodi affondò il 24 dicembre 1970, era partito due giorni prima da Venezia, dove era stato sottoposto a dei lavori di manutenzione, con un equipaggio ridotto al minimo ma non sufficientemente zavorrato. Ironia della sorte l’affondamento avvenne a poche miglia da casa, tra Porto San Giorgio e Grottammare. Le operazioni di recupero si mossero a rilento e di fronte a questi fatti la cittadina marchigiana insorse.

Il progetto, nato intorno a una riflessione sul mare, sulla migrazione, sulla vita e la morte, ha preso forma dopo che Rocco Dubbini è venuto a conoscenza di questa storia e si è sviluppato pienamente da una frase che, nella sua elementarità, riesce a dire una verità devastante: “I marinai valgono più delle navi”. Dubbini ha avuto l’occasione di plasmare un’installazione che andasse a intrecciarsi con il vissuto e il cuore pulsante della città, intervenendo in un luogo nuovo per l’arte contemporanea, come il Design?

L'artista compie anche un’operazione di riflessione nei riguardi del mondo dell’arte, dove questa tendenza di assolutizzazione individuale sta emergendo sempre più prepotente e la figura dell’artista sopravanza e soffoca la sua opera, spesso dimostrandone l’inconsistenza. La velocità con cui nella nostra epoca vengono prodotte e accantonate le immagini, non lascia spesso il tempo per un’assimilazione e una valutazione completa del valore delle stesse, staccandole dalla figura dell'artista. Eppure quel che dovrebbe restare è proprio l’opera d’arte, il risultato di un lavoro, di una ricerca, di un sentire. Si è parlato di fili di memoria, sono questi che le opere d’arte creano, attraversando i secoli e guardando fisso negli occhi gli uomini di diverse epoche.  DARIO CIFERRI

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