7 dicembre 2012

Paul Klee e i versi della Sfinge


 I versi della Sfinge: un responso a Paul Klee

Giovedì 13 dicembre, alle ore 17.30, nella Sala del Mito della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, in occasione della mostra Paul Klee e l'Italia, si terrà una conferenza di Paolo Fabbri. L’evento è organizzato dall’ufficio di promozione culturale del museo in collaborazione con LUISS Master of Art.

"Una stupefacente unione di radiosa trasparenza e magistrale semplicità con una multiforme elaborazione permette a Klee, pittore e poeta, (…) un' armoniosa combinazione di procedimenti vari e originali."  È il giudizio espresso dal linguista Roman Jakobson sulla poesia di Klee (1903), contenuta nei Diari dell’artista svizzero. L'analisi semiotica, applicata all'arte poetica, rivela la "profondità e monumentalità della miniatura verbale", attraverso la “perspicuità artistica, cioè  il suo acuto senso delle correlazioni di dinamico e statico, di chiaro e di scuro, di intensivo ed estensivo, di concetti grammaticali e geometrici e infine di norma e di superamento della norma”.

Paolo Fabbri propone una lettura semiotica del piccolo acquarello (su garza e carta) Sphinxartig (Come una Sfinge, 1919). Il titolo “Sfinge-conforme”  o “Sfingiforme” è caratteristico dello humour malizioso di Klee, della sua arguzia argomentativa, "prezioso fiore dell'ironia romantica", come  ha sostenuto Edgar Wind.
L’arguzia e facezia di Sphinxartig hanno una radice comune ed entrambe invitano al gioco  speculativo che illuminano con l'ironia e il sortilegio.
Klee organizza “il movimento in relazioni logiche", inserendolo nel“flusso sotterraneo"che costituisce "la preistoria del visibile".  Spazi, forme, colori, configurazioni e scritture costruiscono, tra rime e contrasti,  il piano espressivo di un senso profondo e complesso. Dal loro gioco emerge una figura mitica ed enigmatica: una Sfinge pronta a rispondere a chi saprà porle le giuste domande. Il suo responso? Quello forse che Klee indica in una sua poesia "Comunque, oplà!/ il senso eccolo qua./ Entrò l'apparenza/ dentro alla verità/e divenne possibilità."

4 dicembre 2012

Ortaggi di stagione: carciofi gratinati

Carciofi gratinati

                                                                           
INGREDIENTI
Carciofi
Formaggio
Pangrattato
Olio d'oliva
Aglio
Sale

Pulire i carciofi e bagnarli con del limone affinché non anneriscano. Cuocere a fuoco lento con aggiunta periodica d'acqua fino a completarne la cottura con una spolverata di pangrattato nel tegame condendo con un filo d'olio e uno spicchio d'aglio quando l'acqua sarà vaporizzata. Aggiungere una spolverata di formaggio filante o un mix di formaggi.

30 novembre 2012

Donald Urquhart. BALLS


Donald Urquhart
BALLS
30 Novembre 2012 – 15 Febbraio 2013
A cura di Cristiana Perrella
Galleria S.A.L.E.S.
via dei Querceti 4/5
00184 Roma - Italia


I disegni di Urquhart sono memorie di un intenso passato. Nel 1984 l’artista si trasferisce a Londra, dove stabilisce un rapporto di amicizia e di stretta collaborazione con Leigh Bowery, unendosi presto alla scena di cui Bowery e la sua cerchia sono stati i veri pionieri. La maggior parte dei suoi lavori nasce come flyer per il nightclub The Beautiful Bend, un tour-de-force creativo che l’artista gestisce negli anni Novanta con Sheila Tequila e DJ Harvey. L’estetica di Urquhart si ispira a un background culturale ricco e stravagante in cui motivi storici si fondono con l’iconografia queer. Bette Davis, Judy Garland e matrone dell’epoca edoardiana animano le sue carte in bianco e nero. Sarcasmo, ironia e ritmo danno vita ai suoi personaggi e, tramite l’esagerazione e l’artificio, emozioni intricate e limiti sociali sono svelati.
L’artista attualmente vive e lavora tra Londra e Parigi.

In mostra sono esposti una serie di disegni a china di medio o piccolo formato realizzati tra il 2000 e il 2012, ispirati alla figura di Leigh Bowery, personaggio chiave della scena londinese degli anni Ottanta-Novanta e grande amico dell’artista.
Con questa seconda personale alla Galleria S.A.L.E.S., Donald Urquhart riprende e sviluppa un progetto avviatosi con la partecipazione alla mostra collettiva “XTRAVAGANZA – Staging Leigh Bowery” organizzata dalla Kunsthalle di Vienna per la quale egli ha anche prodotto un libro d’artista. Da S.A.L.E.S. sono presentati i disegni che Urquhart ha inserito come illustrazioni del libro, per il quale, oltre alle opere più tipiche della sua produzione, sono state realizzate una serie di scrotum prints. Unitamente a questo primo corpo di opere, è esposta parte della Beautiful Bend Series risalente al 2000 ed in mostra qui per la prima volta. Infine un terzo gruppo di lavori che, per stile e soggetti rappresentati, si riallaccia alla produzione più nota dell’artista (le scritte, i soggetti maschili quasi stilizzati, le allusioni ai clichés della moda o dello spettacolo). Come scrive Donald Urquhart:
There are two topics that I avoid touching [...]: the Beautiful Bend and Leigh Bowery. Alas neither are subjects that I can avoid as they are solidly hewn into my rocky past.”

In qualche modo la figura di Leigh Bowery ha così profondamente influenzato Donald Urquhart, che qualsiasi distinzione diviene superflua e i gruppi di opere si fondono in un corpo unitario che parla di Bowery e del passato che l’artista ha vissuto con lui. L’idea di realizzare delle scrotum prints non è solo una provocazione, ma rievoca il suo “legendary Yves Klein style Paint Show”.

BALLS è una mostra allo stesso tempo attuale e nostalgica, di cui il crudele romanticismo che connota le opere di Urquhart ne ammorbidisce la valenza storica e per certi versi politica.
Riferendosi al Beautiful Bend (il locale che l’artista gestiva assieme ai suoi amici e uno dei posti preferiti in cui Bowery amava andare) Donald Urquhart scrive:
“It was a metaphysical experiment tank; supernaturally surrealist, with the now legendary DJ Harvey on the decks. ... I thought nothing of creating a sick Sylvia Plath-themed concentration camp in the mens toilet, with folded up pyjamas, old spectacles, dentures and rings round the sinks; covering the dancefloor in compost and leaves, hanging vegetables or left-footed vintage ladies shoes inside tights from the ceiling, perilously near hot disco lights. Others have won the Turner Prize with less imagination or balls.”
Oltre a disegni a china l’artista per questa mostra realizzerà dei wall-paintings sulle pareti della galleria e nella project-room della galleria sarà proiettato un video inedito di una performance di Leigh Bowery al Beautiful Bend. In galleria sarà disponibile Leigh!, il libro d’artista che Donald Urquhart ha realizzato per la Kunsthalle di Vienna.

Donald Urquhart
Donald Urquhart nasce a Dumfries, Scozia, nel 1963. I suoi lavori sono stati esposti in importanti istituzioni itnernazionali: Kunsthalle Wien, Vienna (2012, G); The Barber Shop, Lisbona (2010, G); The State Hermitage Museum, San Pietroburgo (2009, G); Studio Voltaire, Londra e Transmission Gallery, Glasgow (2008, S); Royal Scottish Academy, Edinburgo (2008, S); Triennale di Torino (2008, G); CCA Wattis Institute for Contemporary Arts, San Francisco (2008, G); White Columns, New York (2007, S; 2005, G); Museum für Moderne Kunst, Francoforte (2007, G); a Frieze Projects per Frieze Art Fair, Londra 2005; Portikus, Francoforte (2004, S); Musée d'Art moderne de la Ville de Paris / ARC au Couvent des Cordeliers, Parigi (2005, G); Institute of Contemporary Arts, Londra (2005, G).

26 novembre 2012

Michelangelo nel segno del sublime


L’impresa di Michelangelo Buonarroti nel dipingere la Volta della Cappella Sistina, affascina da secoli tantissimi visitatori, quotidianamente, per l'esattezza dopo cinquecento anni dal suo completamento.
Il capolavoro del geniale artista fiorentino è il risultato di anni e anni di lavoro discontinuo perché Michelangelo non si sentiva “pittore” di professione, preferendo la scultura, e per via di rapporti burrascosi con i pontefici del tempo che gli commissionarono l’opera. La realizzazione della Volta e del Giudizio si era tuttavia compiuta nel segno del sublime come confermano, l’interesse per l’opera e gli schizzi preparatori, e la fama di questo capolavoro michelangiolesco giunto sino a noi.
Se Michelangelo lasciò Roma indignato dopo la revoca del monumento sepolcrale di Giulio II, la commissione da quest’ultimo della Volta della Cappella Sistina giunse poco dopo. Due anni dopo la fuga da Roma, nel 1508, inizia infatti il lavoro, dell’allora trentatreenne artista. Le scene tratte dalla Genesi, la Creazione di Adamo, le Sibille, i Profeti e le altre figure bibliche vengono da lui dipinte con la testa rovesciata verso l’alto, in una posa innaturale, da vero equilibrista.

Il Giudizio sarà invece commissionato e dipinto a ventiquattro anni di distanza (1536), in un altro momento della vita dell’artista e in un contesto storico segnato dalle diatribe religiose coeve. In esso, l’artista abbandona ogni intento illusionistico e prospettico, prediligendo un’unica grandiosa scena dove i personaggi sono come sospesi per aria su un cielo reso azzurro intenso per via dell’utilizzo e della resa di costosi lapislazzuli. Non manca un’autocitazione nell’autoritratto con la pelle scuoiata di Michelangelo stesso tenuta in mano da un suo avversario contemporaneo, Pietro Aretino.

Nel 1541 l’opera, finita ed inaugurata, destò molto scalpore, specie per i tanti nudi contenuti. Ma tale era la fama raggiunta dal fiorentino anche oltre confine che, al fine di salvaguardarne la conservazione, si optò per un rivestimento delle nudità operata da Daniele da Volterra.

Alcuni disegni esposti presso la Camera dei Deputati a Palazzo San Macuto fino al 7 dicembre e provenienti da casa Buonarroti, raccontano lo studio dei particolari di volti e figure umane ritratte nella volta prospettica.


Michelangelo e la Cappella Sistina nei disegni autografi della Casa Buonarroti

1512>2012-11-26 A 500 anni dal completamento degli affreschi della Volta
Camera dei Deputati
Palazzo San Macuto

16 novembre 2012

Il linguaggio del fuoco di Ekaterina Panikanova

EKATERINA PANIKANOVA
 UN, DUE, TRE FUOCO

EKATERINA PANIKANOVA
UNO, DUE, TRE, FUOCO

Z2O Galleria | Sara Zanin
Sede: Via della Vetrina 21, 00186 Roma

Inaugurazione: venerdì 23 novembre 2012 ore 18.30
Durata mostra: 23 novembre - 10 gennaio 2013

Orari: da martedì a sabato 10.30 - 19.30 (o su appuntamento)
Ingresso libero



Prima personale a Roma dell’artista russa Ekaterina Panikanova. Con il titolo “Uno, due, tre fuoco” l’artista presenta un ciclo di opere inedite dove con la forza di un segno pittorico nero e intenso interviene sulle pagine ingiallite di vecchi libri, quaderni di scuola e stampe di epoche diverse che assumono la duplice funzione di supporto e struttura concettuale.
I disegni rievocano il mondo dell’infanzia, in un perenne tentativo di ritrovare la radice più profonda e intima del proprio essere.
Ekaterina Panikanova interviene con segni controllati e non, costruendo una densa trama di simbologie e archetipi culturali che diventano un tutt’uno con lo sfondo, fino alla negazione delle forme assorbite dal nero assoluto che, come evoca il titolo, è quello che resta dopo il fuoco.
Proprio sul tema del fuoco l’artista ha realizzato un nuovo video in bianco e nero, dove le immagini scorrono come in un libro sfogliato lentamente.

Ekaterina Panikanova, nata a San Pietroburgo nel 1975 vive e lavora tra Roma e San Pietroburgo. A cinque anni partecipa alla prima mostra nel Museo Ermitage di San Pietroburgo. Ha compiuto gli studi presso la Scuola dell’Arte del Museo dell’Hermitage in San Pietroburgo (RU) e effettuato un corso di pittura antica al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo. Nel 2001 ha Conseguito la Laurea in Pittura Monumentale presso lo studio del professore Andrey Milnikov. Nel 2003 è accolta nel Circolo degli Artisti di San Pietroburgo.

13 novembre 2012

Risotto con champignons e pancetta

Risotto con funghi champignons e pancetta



                                                                           
 
INGREDIENTI

125g di CHAMPIGNONS
4 fette di pancetta
Riso per due
1/3 bicchiere di limone
1/2 bicchiere di vino bianco
Aglio
Olio d'oliva
Sale
Brodo vegetale

Far rosolare la pancetta con aglio, olio, limone e vino.
Aggiungere i funghi sminuzzati e far evaporare i condimenti per dieci minuti.
Aggiungere il riso e mantecarlo fino a completa cottura con il brodo vegetale.

12 novembre 2012

Primi piatti: trenette alla crema di zucca




                                                                          

 INGREDIENTI

500 gr di zucca gialla
150 gr di panna da cucina
350 gr di pasta trenette
Aglio
Peperoncino
olio d'oliva
Sale

La crema di zucca gialla si ricava sbollentando la zucca tagliata a fette sottili e poi ridotta in poltiglia con un frullatore ad immersione. Far soffriggere in un tegame l'aglio e il peperoncino incorporando la crema con la panna. Saltare con le trenette ancora al dente.

6 novembre 2012

Letteratura d'infanzia e d'evasione


Non c’è lettura migliore per compiere voli pindarici e attraversare luoghi avventurosi comodamente seduti nel primo accenno di freddo che attraverso la letteratura d’infanzia, sempre interessante, nonostante i sopraggiunti limiti d’età.
Nella mia memoria Il Mago di Oz era, fino a poco tempo fa, un film in bianco e nero, visto e rivisto più volte,  con una straordinaria Judi Garland. Ho ritenuto così giunto il momento per leggere l’opera di Lyman Frank Baum, giornalista e a sua volta attore.
Il Mago di Oz (1900) raccoglie attorno a una candida protagonista, Dorothy, una comitiva di smodati e tenaci avventurieri – uno spaventapasseri in cerca di un cervello, un boscaiolo tramutato in uomo di latta che vorrebbe gli fosse restituito, se non un corpo umano, almeno un cuore per coronare il suo sogno d’amore, un leone convinto di essere un vile codardo bisognoso di una dose di coraggio tale da farlo diventare degno di esercitare il ruolo di Re nel regno degli animali.
Un ciclone in pieno Kansas, trasporta così Dorothy per paesaggi fantastici, sentieri di mattoni gialli, foreste minacciose, visitando regni definiti dalla monocromia e incontrando popoli in cerca di sovrani talvolta pronti a gabbarli, streghe buone e cattive, seguendo una tradizionale polarità tra forze del bene e del male, oppure luoghi fragilissimi in porcellana abitati da personaggi altrettanto fragili e che non possono sopravvivere altrove.
Nell’incanto della Città Smeraldo, risolutivo sarà per ogni personaggio l’incontro con il mago di Oz che, metterà alla prova ciascuno dei personaggi, già dotato a suo modo di quello che cerca in una realtà diversa dalla propria.  

PLUM CAKE CON CLEMENTINE

Cucinare è una semplice ritualità. Per questo autunno scegliamo le clementine, dal sapore dolce e inconfondibile, per realizzare un plum cake in tema con la stagione.


                                                                

INGREDIENTI
300 gr farina 00
80 gr di zucchero di canna
2 uova intere
½ bicchiere di olio di oliva
Il succo concentrato di mezza arancia e due clementine
1/3 bicchiere di latte
Lievito per dolci

Cottura nel forno a 180°: 30 minuti

Secondi piatti alle verdure



Zucchine ripiene di patate

3 zucchine
3 patate
Mix di formaggi
Pangrattato

Lessare separatamente le zucchine e le patate per il ripieno. Ridurre in poltiglia le patate e unire l’interno delle zucchine lessate. Amalgamare con pangrattato e formaggi e riempire le zucchine sgusciate. Salare e pepare. Cottura nel forno a 210°: 15 minuti.

24 ottobre 2012

La magnifica ossessione




















BEATRICE PEDICONI
LA MAGNIFICA OSSESSIONE     
    
26 ottobre 2012 - 6 ottobre 2013

Mart - Museo di Arte Contemporanea di Trento e Rovereto
    
www.mart.trento.it

17 ottobre 2012

Abiti in viaggio

























MONICA BIANCARDI

Habitus
a cura di Ada Patrizia Fiorillo
MARTE - Cava de' Tirreni (Sa)
13 ottobre - 4 novembre


Del recente ciclo Habitus saranno accolti in mostra dieci sottovuoti, ovvero oggetti personali proposti in questa singolare veste formale, unitamente ad un video, della durata di 2'00" e ad una dia-proiezione fotografica della durata di 1'30", entrambi proiettati in loop. Si tratta di un recente e particolarissimo lavoro di Monica Biancardi, nel quale l’artista, contaminando il suo quotidiano occhio fotografico, si propone in una sorta di narrazione autobiografica con cui porre interrogativi. 
Gli oggetti, ovvero gli abiti che le sono appartenuti racchiusi sottovuoto, rappresentano metaforicamente una seconda pelle di cui Biancardi si sveste mettendo a nudo una parte di sé, prestata alla fruizione collettiva. È in qualche modo «un viaggio che – nota Ada Patrizia Fiorillo – porta l’artista a guardarsi dentro ed a mostrare il corpo dell’abito come simulacro vuoto ed allo stesso carico di sollecitazioni emotive. Lo fa servendosi di strumenti solo apparentemente diversi. Dagli oggetti al video, ovvero dal materiale all’immateriale corre la stessa sensibilità con la quale Monica è abituata a guardare la vita, a cogliere la bellezza delle immagini, riportate a nuova esistenza dal suo occhio interiore».


Cenere di biblioteche

Riello. Compleat Angler
Courtesy LipanjePuntin artecontemporanea
ANTONIO RIELLO
Diabolus In Vitro
a cura di James Putnam
Salon Vert - London - UK
23 ottobre - 1 dicembre

DIABOLUS IN VITRO è un estremo omaggio ad una delle grandi passioni della vita dell’artista: i libri, ed è anche una ambigua (come lo è la realtà...) "extravaganza" di un potenziale serial killer di libri, una vera e propria biblioteca virtuale formata dalle ceneri "reliquiate" di 100 diversi libri.
Dopo aver selezionato alcuni libri della sua biblioteca personale (il criterio di scelta è abbastanza arbitrario, come quello di un despota orientale, e avviene con una tempistica altrettanto non prevedibile, si tratta sempre comunque di libri che sono stati letti dall’artista e che hanno lasciato un segno nella sua formazione) egli li distrugge ritualmente con il fuoco e ne raccoglie le ceneri per porle all’interno di speciali reliquiari in vetro soffiato, disegnati e realizzati appositamente dall’artista stesso.

Attruia. Lettera minatoria

Attruia_Self-Portrait Obama 2012
Courtesy LipanjePuntin artecontemporanea















MATTEO ATTRUIA
Lettera minatoria
a cura di Leonardo Conti
PoliArt Contemporary - Milano
13 ottobre - 24 novembre

"Gentile Poliart Contemporary, Se non organizzerete entro un anno una mostra di Matteo Attruia prima o poi morirete, speriamo poi.  2007”.

Gentile Matteo Attruia, Signore e Signori,
la PoliArt Contemporary è lieta di presentare “Lettera minatoria”, mostra dedicata a Matteo Attruia, nonostante l’inaugurazione sia fissata per il 13 ottobre 2012. Decisamente in ritardo. Prima o poi moriremo, speriamo poi.

In mostra saranno esposti circa venti lavori scelti, tra cui una decina di “lettere minatorie”, le opere che danno il titolo alla mostra e che nel 2007 l’artista friulano ha cominciato a inviare a musei e gallerie. In questo ciclo, Attruia ha innescato, negli anni, un particolarissimo modo per relazionarsi con se stesso e con il mondo dell’arte, mescolando provocazione e autocommiserazione, sogni di grandezza e frustrazioni, presunzione e ironico autolesionismo. Basti citare altre due lettere minatorie, “La contatteremo noi” e “Le faremo sapere”, per comprendere come l’artista si sia posto immediatamente nella posizione di vittima precaria della sua stessa provocazione. È proprio in questo ribaltamento, che le lettere mostrano la fragilità del gesto narcisistico, “minando” l’autostima dell’autore.

Del resto, questa sorta di umorismo pirandelliano pervade molta della sua ricerca e un’altra opera, Via Matteo Attruia, è un cartello stradale bifacciale, in cui il narcisismo dell’autore (in vita si dedica una via immaginaria) da un lato del cartello si specifica come “artista” e, dall’altro, dolorosamente, confessa la sua posizione di “impiegato”.

In mostra, poi, sono visibili altre opere scelte, dalla produzione recente di Attruia, tra cui la geniale “…e i tuoi desideri si avvereranno (Wishes)”, una frugale vasca di ferro piena d’acqua in cui gettare monete, nella quale, al valore estetico dell’arte l’artista toglie tutto, tranne il “potere” di avverare desideri, ciò che nessun altro artista di fontane, da Bernini in giù, aveva certamente previsto. In un’altra opera, For sale, recentemente esposta a Parigi, l’artista mette in vendita un’ora del suo tempo a venire (incisa su una lastra metallica circolare), ora nella quale il collezionista che l’acquista potrà fare ciò che vuole con l’artista. Chiudono la mostra diverse altre opere come i Self-portraits, tra i quali emerge la fotografia di uno strano Obama con gli occhi e il naso di Matteo Attruia.

9 ottobre 2012

Natura, società e cambiamenti epocali

GIACINTO OCCHIONERO
Société à la coque

Z2O Galleria Sara Zanin
via della Vetrina 21 Roma
Fino al 17 Novembre

La personale di Giacinto Occhionero (Campobasso 1975) racchiude un ciclo pittorico di un promettente talento del panorama artistico contemporaneo. L'artista ha partecipato alla 54a Biennale di Venezia ed ha esposto in Italia e all'estero, New York, Atene, Salamanca. La sua grande disposizione per la pittura si conferma, da un lato, per il tratto distintivo, che ha continuato ad affinare dopo gli studi in Accademia, dall'altro per un dialogo, a distanza, attualizzato, con grandi nomi della Storia dell'Arte a cui fa riferimento – i Preraffaelliti (c'è un'Ofelia del Millais in versione pop), ritratti che si ispirano a quelli di Velasquez per fare qualche nome. Nelle tele più recenti prevale il colore, dai toni vivi, soffusi e audaci, che emerge con molta irruenza.

In Checkmate, una fra le tele monocromatiche esposte, in un terreno di alberi divelti, c'è posto per una tavola di scacchi, e per l'apparizione di una figura indistinta e inquieta, un omaggio a Ingmar Bergman. Wright or Wrong ci riporta, invece, alla naturalistica e sognante Casa sulla cascata di Richard Wright, padre dell'organicismo in architettura, aprendo un discorso sulla voce utopia in ambito architettonico. D'altro canto il legame tra società, uomo e natura è spesso tematizzato in varianti a cui lo spettatore moderno guarda con quel disincanto di chi si sa, consapevolmente, beffato su argomenti quali la buona gestione delle risorse naturali a disposizione da parte degli abitanti della terra. I cambiamenti climatici messi in atto dall'azione dell'uomo sono di nuovo evidenziati in Tea Room dove, in piena oasi, un gruppo di uomini assapora una singolare pausa del tè sotto l'ombra prodotta... da un caloroso pannello fotovoltaico.

Global Warming, una delle rare sculture in mostra, è una coperta avvolgente che soffoca la terra (la quale è stata posta ad hoc in un vero forno) e al cui centro c'è l'Africa, simbolo delle origini collettive. La tecnica adoperata da Occhionero nei suoi lavori - stesura per strati su materiali di plexiglas di smalti di carrozzeria, resi in un secondo momento evanescenti e soffusi da appositi solventi – rendono le immagini misteriose e trasmettono messaggi spiazzanti allo spettatore.

In Société à la Coque, con fare ironico, l'artista riproduce e concepisce la società simile a un uovo. In un gioco dadaista, l'immagine supera i limiti della convenzione per acquisire e comunicare un nuovo valore attraverso l'oggetto rappresentato. La terra contiene l'uovo dentro un vulcano che, per sua stessa natura, evoca calore, sommovimento dal basso. E infatti l'uovo-società è ripartito in due parti da una fittizia e poco angelica aureola che distingue il ceto basso dal ceto alto, per non perdere di vista il discorso sulla fitta stratificazione di classe che sussiste tuttora nella società moderna e da cui hanno origine spesso i cambiamenti e gli eventi che la riguardano.

2 ottobre 2012

Abita, curated by Pericle Guaglianone, is the first solo show by Marta Mancini. The exhibition will display a series of recent paintings, executed through the technique of acrylic on canvas, all medium-sized, except for a big-format one that will be exhibited in the project room of the gallery.
As Pericle Guaglianone writes: “Marta Mancini visions-interventions portray environmental situations with a cinematic, out of time trait, where a 'folk-tronic' idea of re-writing takes shape in exquisitely pictorial terms”.
Marta Mancini presents herself to a vast public for the first time; the works exhibited give account of her pictorial talent, of the system of references that constitute the backbone of each single work, and at the same time, of the freshness of her approach. From the exhibited canvases of “abita”, the artist's peculiarities emerge: her great creativity in the production of colours and the modalities in which she constructs the image through chromatisms, incorporating the graphic medium into the pictorial one (as she herself said: “in this case I didn’t draw before. the drawing is underneath”).
Galleria S.A.L.E.S., two years after Nicola Pecoraro show “The Wandering”, decided to house once again works by a young Roman artist, in an attempt to describe the current stirring and the level of quality reached by the new generation of artists that populate the urban panorama.
Marta Mancini lives and works in Rome, where she was born in 1981.
In 2006 she graduated at the Academy of Fine Arts in Rome.

Marta Mancini. Abita



Marta Mancini
abita

8 Ottobre –20 Novembre 2012
Galleria S.A.L.E.S
via dei Querceti 4/5
Roma

Prima personale di Marta Mancini, Abita, a cura di Pericle Guaglianone. La mostra è costituita da una serie di dipinti di recente realizzazione eseguiti con la tecnica dell’acrilico su tela, tutti di medie dimensioni tranne uno di grande formato, che verrà esibito nella project room della galleria. Come scrive Pericle Guaglianone: “Le visioni-intervento di Marta Mancini ritraggono situazioni ambientali di carattere cinematico fuori dal tempo, in cui prende corpo in termini squisitamente pittorici un’idea di ri-scrittura di tenore “folk-tronico.”

Con Abita, Marta Mancini si presenta per la prima volta al grande pubblico; le opere esposte in mostra danno conto del talento pittorico dell’artista, della rete di richiami – anche formali – che costituiscono l’ossatura delle singole opere e al contempo della freschezza del suo approccio, che, attraverso l’esaltazione del medium e della tecnica utilizzati, opera una rielaborazione inedita degli spunti che ispirano i lavori. Dalle circa dieci tele di Abita emergono quelle che sono alcune delle caratteristiche peculiari di quest’artista, quali la grande creatività nella produzione delle cromie e le modalità di costruzione dell’immagine attraverso il colore, che sfocia in un incorporamento del medium grafico in quello pittorico (come ha detto l’artista: “in questo caso prima non ho disegnato. il disegno è là sotto”). Scegliendo di esporre i lavori senza alcun particolare allestimento, si è voluto dar spazio alle opere in sè, lasciando che esse instaurino con lo spettatore una comunicazione senza filtri, arricchendole però ex-post della cornice critica fornita da Pericle Guaglianone.

La mostra vuole essere al contempo rappresentativa dell’attività e della ricerca che l’artista ha svolto sinora, d’altro canto, a due anni di distanza da “The Wandering” di Nicola Pecoraro, ha deciso di ospitare nuovamente i lavori di una giovane artista romana, nel tentativo di descrivere il momento di fermento di idee e della qualità raggiunta dalla nuova generazione di artisti che popolano il panorama capitolino.
Marta Mancini vive e lavora a Roma dove è nata nel 1981.
Si è diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2006.

English Version

1 ottobre 2012

Atmosfera e luci nell'arte fiamminga


VERMEER

Il secolo d'oro dell'arte olandese

Scuderie del Quirinale
Fino al 20 Gennaio 2013

Il secolo d’oro dell’arte olandese rappresenta l’opulenza e il benessere di un intero periodo storico, il XVII secolo che vide la conquista di una maggiore autonomia politica di Olanda e Belgio. Di Vermeer, il pittore di Delft, di cui ci sono giunti circa 40 dipinti, dei quali solo 15 firmati, conosciamo ben poco, a parte la conversione al cattolicesimo, testimoniata anche da alcune tele di tema religioso. C'è anche una moderna versione romanzata della vita legata al celebre ritratto, La ragazza con l’orecchino di perla, di Tracy Chevalier. Questo ritratto è uno fra i tanti esempi di questa sua pittura dai toni delicati e dalle luci soffuse.

I cinquanta artisti che, insieme a Vermeer, rientrano nella scuola olandese prediligono scene di genere, mentre il paesaggio, è ristretto talvolta in finestre che diventano vedute in miniatura. I soggetti – singoli o in gruppo – indossano preziosi, specie le perle, di cui era fiorente il commercio, e le stoffe dei vestiti sono lucide e variopinte nel caso di personaggi del ceto alto, oppure convivono con il rigore del clima calvinista con immancabili richiami alla vanità. Si ravvisa, nelle stanze o negli interni di chiese, la lezione prospettica di Leon Battista Alberti, mentre frequente è il gioco ottico che crea illusioni su primi piani e sfondo.

Il genere di pittura di Vermeer e dei suoi contemporanei fu improntato a un realismo legato anche alla committenza e alla destinazione delle opere. L’atmosfera conviviale ritrae famiglie che ascoltano musica o sono dedite a giochi di carte, i fedeli visitano chiese, le coppie si struggono, scrivendo lettere cosicché il corteggiamento viene narrato nell’alternanza di momenti di attesa e desiderio.

Fonte: G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa, Storia dell'Arte.

Il ritratto di una coppia artistica















Frida Kahlo
Doppio ritratto
Diego Rivera

con un testo di Patrizia Cavalli


Fare un ritratto ad un artista non è semplice. Ogni tentativo rimane, inevitabilmente, parziale. L'artista è consapevole dei propri mezzi e li adopera per elaborare uno stile, un'identità che possa renderlo partecipe e allo stesso distinguibile dal genere di arte prodotta e oggi, diremmo, eseguita, nel tempo a cui appartiene.  A chi racconta sfugge sempre un tassello.
Il Doppio ritratto scritto da Frida Kahlo e Diego Rivera, è un pretesto per rendere più veritiera l'arte e così la vita di una coppia artistica di indubbia fama, come dietro le quinte. Frida Kahlo (1907-1954) è qui celebrata dal compagno non in quanto icona surrealista, bensì definita quale la pittrice più rappresentativa dell'arte messicana del suo tempo. Inoltre, secondo Rivera, rispetto a tanta falsa arte europea e non, c'è nelle tele di Frida il tratto particolare che raggiunge la grandezza dell'universale. Diego Rivera (1886-1957), viene raccontato da Frida con la naturale nota affettiva che li ha uniti, scrivendo però del lavoro e della personalità del marito con oggettiva sincerità.
Il testo si chiude con una riflessione di Patrizia Cavalli. La poetessa ha considerato la pittura autobiografica di Frida, fino a rintracciare in essa una teatralizzazione del dolore corporeo in composizioni dotate di un'araldica che si esprime in oggetti comuni e animali, entrati a far parte della sua arte.

27 settembre 2012

The Psychology of Architecture

SUBJECTIVE INVOLVEMENT IN PHYSICAL SPATIAL ENTITIES
Opening, Tuesday 9 October 2012, 6.30 pm
OREDARIA ARTI CONTEMPORANEE / via Reggio Emilia, 22-24 / 00198 Roma
+ 39 06 97601689 / info@oredaria.it / www.oredaria.it
Tuesday- Saturday 10 am-1 pm / 4 pm-7.30 pm

In
Subjective Involvement in Physical Spatial Entities, the concept of architecture is expressed in a broader, freer sense. Here it is considered as the translation of ideas into physical spatial entities. Every piece of architecture relates to our bodies, which by consequence are subject to the stimuli created by this encounter. We are free to perceive these stimuli as we wish and to translate them into personal feelings. Someone that builds a space, designs an exterior or organises an interior is able to condition our physical behaviour and feelings. Every intervention connected with buildings brings with it changes that inevitably affect us both physically and psychologically.
Emily Speed, Esther Stocker and Aeneas Wilder were asked to reflect on new interpretations of spaces, to try and think them “architecturally”.
The exhibition aims to provide a real possibility to experience the gallery spaces in a new way, a means of shaking up our sensitivity towards buildings, which is often dampened by a lack of attention to the places we find ourselves in. These works, each with their own distinct personality, give physicality to potential new building logics.
This exhibition is an opportunity to collect experiences as well as a free interpretation of the Psychology of Architecture and the concepts expressed on the subject by Heinrich Wölfflin in the late 1800’s.

EMILY SPEED’s work is based on the body – intended as a building – and its relationship to architecture, and on man’s desire to build despite the inevitability of decay. Her works make use of simple materials, very often recycled, with precarious physical structures. Façades (Flats) is the physical realisation of architectural suggestions that the artist picked up during several days spent visiting Rome and the surrounding area. The result is like a portion of city created by the translation of personal impressions.

ESTHER STOCKER develops her interest in surfaces and the mental attempt to pass through them by entering a structure. The formal appearance of the work is joined by the personal interpretation that distinguishes all the “imaginative systems” arranged by the artist. In Einfühlung the parallel lines sketch out surfaces that prevent physical passage through them. The spaces are accessed from the side and make use of the gallery’s open space. These “walls” do not however create clear separations. The observer’s gaze passes through the layers, the space is filtered. The result is like surface graphic interventions in space, visions of grids with different monochromatic densities that vary according to our physical position amongst them.

Building values such as durability and static security are subverted and questioned by AENEAS WILDER. His work is based on the assumption that it is impossible to physically preserve something forever. The works are the result of a calm and precise working method and a juxtaposition of elements. His structures do not just represent, they simply are.
The two structures created for the exhibition - Untitled # 162 and Untitled # 163 - are in a transitory dialogue with the forms that characterise the architecture of the exhibition spaces.

Il corpo e lo spazio architettonico

Subjective involvement_Speed. Courtesy OREDARIA


SUBJECTIVE INVOLVEMENT IN PHYSICAL SPATIAL ENTITIES
Emily Speed - Esther Stocker - Aeneas Wilder
a cura di Alberto Fiore

OREDARIA ARTI CONTEMPORANEE / via Reggio Emilia, 22-24 / 00198 Roma
+ 39 06 97601689 / info@oredaria.it / www.oredaria.it
Tuesday- Saturday 10 am-1 pm / 4 pm-7.30 pm
Opening, martedì 9 Ottobre 2012, ore 18.30

Istintivamente si è portati a pensare all’architettura secondo idee derivateci dalla tradizione. In Subjective Involvement in Physical Spatial Entities l’architettura è intesa in modo allargato, libero. Qui è considerata come la strutturazione e traduzione delle proprie idee in entità spaziali fisiche. Portando questa disciplina nel mondo dell’arte si aprono possibilità infinite slegate dai “doveri di funzionalità”.
Ogni architettura si relaziona con il nostro corpo che, conseguentemente, è soggetto a stimoli nati da questo incontro. Siamo liberi di percepire questi stimoli come più desideriamo e di tradurli in sensazioni personali. Chi costruisce uno spazio o caratterizza il suo esterno o ancora ne organizza l’interno può condizionare i  nostri comportamenti fisici e le nostre sensazioni. Ogni intervento legato al costruire apporta modifiche che, inevitabilmente, ci coinvolgono fisicamente e psicologicamente.
Partendo dalla convinzione che siamo soliti notare con particolare attenzione i luoghi e ciò che ci trasmettono quando questi si distanziano in modo inaspettato dalle nostre consuetudini percettive, è stato chiesto ad Emily Speed, Esther Stocker ed Aeneas Wilder di riflettere su nuove interpretazioni degli spazi, di pensare “architettonicamente”.
La mostra vuole essere una possibilità concreta per partecipare in modo nuovo gli ambienti della galleria, una maniera per scuotere la nostra sensibilità verso il costruito molto spesso assopita dalla disattenzione ai luoghi in cui ci troviamo. Il lavoro di questi artisti, ognuno con un’identità personale ben distinta, dà fisicità a nuove possibili logiche del costruire. Questa esposizione è un momento per collezionare esperienze derivate sia dalla relazione fisica ed emozionale con “gesti architettonici” nello spazio sia da una libera interpretazione della Psicologia dell’Architettura e dei concetti espressi a riguardo da Heinrich Wölfflin alla fine del XIX.
La ricerca di EMILY SPEED si basa sul rapporto fra il corpo - inteso come edificio - e il suo relazionarsi con l’architettura e sul desiderio dell’uomo di edificare malgrado l’inevitabilità del decadimento. Le sue opere fanno uso di materiali semplici, molto spesso di riciclo, anche precari nella loro fisicità strutturale.
Façades (Flats) è la concretizzazione fisica di suggestioni architettoniche che l’artista ha estratto dai suoi giorni di visita a Roma e dintorni. Il risultato è come una porzione di città creata grazie alla traduzione di sensazioni personali. Viene così interpretata la memoria del e sul costruito presente in gran parte degli edifici di Roma.
ESTHER STOCKER sviluppa ulteriormente il suo interesse verso le superfici e il tentativo, mentale, di superarle entrando in una struttura. All’aspetto formale si aggiunge sempre quello legato all’interpretazione personale che contraddistingue tutti i “sistemi immaginativi” organizzati dall’artista.
In Einfühlung le linee parallele abbozzano superfici che impediscono il passaggio fisico attraverso di esse. L’accesso agli ambienti è laterale e sfrutta l’open space della galleria. Queste “pareti”, però, non separano nettamente. Lo sguardo trapassa fra i piani, lo spazio è filtrato. Si creano come degli interventi grafici di superficie nello spazio, delle visioni di griglie con densità monocromatiche differenti in base alla nostra posizione fisica fra esse.
Il sovvertimento dei valori del costruire quali durevolezza e sicurezza statica sono invece messi in discussione da AENEAS WILDER. Seppur non manchino occasioni in cui abbia realizzato anche lavori per esterno destinati a durare più che il solo periodo della mostra, la sua ricerca si basa sull’assunto dell’impossibilità di preservare fisicamente qualcosa per l’eternità. Il suo lavoro ruota attorno alla transitorietà e temporaneità. Le opere nascono da un accuratissimo lavoro di precisione, calma e giustapposizione di elementi. Le sue strutture non rappresentano, sono.
Le due strutture realizzate per la mostra - Untitled # 162 e Untitled # 163 - sono in dialogo transitorio con le forme che caratterizzano l’architettura degli spazi espositivi.
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Emily Speed (Chester, 1979) Vive e lavora a Liverpool
Mostre personali (breve selezione): Exterior Wall Commission, Open Eye Gallery, Liverpool; Flat Pack, Hartington Road Gallery, Londra; MAKE SHIFT, Yorkshire Sculpture Park, Wakefield (UK); egg, nest, home, country, universe, Showreel, Milano
Mostre collettive (breve selezione): Human Castle, Edinburgh Art Festival, Edimburgo; Camp Out, Laumeier Sculpture Park, St Louis, U.S.A.; Topophobia, Danielle Arnaud Gallery, Londra trasferita poi: Bluecoat, Liverpool e Spacex, Exeter; ROAMING. HETEROTOPIAS , Musée Cantonal des Beaux-Arts, Losanna (Svizzera); Interchange: Cities on the Edge, Liverpool Biennial, Liverpool; Drawn Out, Centre for Recent Drawing (C4RD), Londra
Esther Stocker (Silandro, 1974) Vive e lavora tra Vienna e New York
Mostre personali (breve selezione): Gestalt, Künstlerhaus Hannover; Destino comune, MACRO, Museo d’Arte Contemporanea in Roma, Roma; In Defence of Free Forms, OREDARIA, Roma; Esther Stocker, The Essential Collection, Zurigo;  La solitudine dell´opera (Blanchot), Galleria Studio 44, Genova; Abstract Thought Is A Warm Puppy, CCNOA - Center for Contemporary Non-Objective Art, Bruxelles; Galerie Krobath, Vienna; Dirty Geometry, Galleria Alberta Pane, Parigi; Galerie im Taxispalais, Innsbruck
Mostre collettive (breve selezione): Mind the System, Find the Gap, Z33 - house for contemporary art, Hasselt, Belgio; Rasterfahndung. Das Raster in der Kunst nach 1945, Kunstmuseum Stuttgart, Stoccarda; Edifice Amiss: Constructing New Perspectives, MassArt, Massachusetts College of Art and Design, Boston (U.S.A); Beyond these Walls, South London Gallery, Londra; Seeking constructive concrete structural 2, Vasarely Múzeum, Budapest
Aeneas Wilder (Edimburgo, 1967) Vive e lavora tra Edimburgo e il Giappone.
Mostre personali (breve selezione) Void, August Art, Londra; Yorkshire Sculpture Park, Wakefield (UK); Bewaerschole, Burgh Haamstede (Olanda); Pictura, Dordrecht (Olanda); Collapse, Artcourt Gallery, Osaka
(Giappone); Ruimtelijk Werk, De Fabriek, Eindhoven (Olanda); Seven Day Program, Iwate Museum of Art, Morioka (Giappone)
Mostre collettive (breve selezione): Annual Exhibition, Royal Scottish Academy, Edimburgo; Pit, Art in the Public Space of Borgloon-Heers (Belgio); Wood, Paper & Fibers, The Art Gallery, University of Maryland (U.S.A.); Cabanes, Chateau de Seneffe, Seneffe (Belgio); Wrong Time Wrong Place, TENT, Rotterdam (Olanda); RELAY, SieboldHuis Gallery, Leiden (Olanda).

English Version

25 settembre 2012

Premio Terna 04




Dentro e fuori luogo. Senza Rete.
Il Territorio per l'Arte.

Un premio di prestigio per promuovere l’arte contemporanea, giunto alla sua IV edizione. Per iscriversi alle quattro categorie in concorso e aderire gratuitamente entro il 1° ottobre, si possono approfondire i termini di partecipazione al seguente link.

www.premioterna.com

24 settembre 2012

Iconografia classica nel mondo contemporaneo



GIACINTO OCCHIONERO
SOCIÉTÉ À LA COQUE

Z
2O Galleria l Sara Zanin
Opening mercoledì 26 settembre 2012, ore 18.30
 
Sede: Via della Vetrina, 21 – 00186 Roma
Durata mostra: 26 settembre – 17 novembre 2012
Orari: da martedì a sabato 10.30 - 19.30 (o su appuntamento)
Ingresso libero


La personale di Giacinto Occhionero dal titolo Société à la coque comprende un ciclo di nuovi lavori pittorici realizzati dall’artista con la tecnica del reverse aerosol painting su plexiglas, paesaggi in cui immagini rese da un’iconografia classica dialogano con i temi della più vivida contemporaneità.
La pittura di Occhionero trasmette inquietudine, mistero. È materica e insieme fotografica, “fatta di gelo, distanziamenti, evanescenze e bagliori soffusi”. In una costante visione onirica, l’artista si confronta con consapevolezza e ironia con i grandi maestri della storia dell’arte – del Seicento e del Romanticismo nordico in particolare – gettando un ponte tra passato e presente.

I titoli, come in un gioco dadaista, forzano i significati convenzionali, conferendo nuovo valore all’immagine (Société à la coque). Così in un paesaggio desertico i pannelli fotovoltaici che sostituiscono l’ombra di un’oasi (Tearoom), inchiodano il soggetto a un’attualità vicina e spiazzante. Negli evanescenti Solve et coagula o Wind is blowing, negli interni quasi pop di Fledgelings, nel deserto di Wright or Wrong o nella fitta natura di Checkmate dove una figura appare come un’epifania (omaggio a Ingmar Bergman) e infine nei disegni che accompagnano la mostra, in tutte queste opere Occhionero gioca sul doppio livello di leggerezza e pesantezza, di nitido e offuscato, di intenso e diradato. Uno sguardo sempre rivolto all’uomo e al suo posto nella natura, in un dialogo continuo con la storia.
La sua originale tecnica esecutiva, contribuisce al movimento controcorrente del suo linguaggio artistico: contrariamente alla pittura tradizionale, in cui si comincia a dipingere dal fondo per far emergere la figura, Occhionero dipinge su lastra di plexiglas con gli smalti da carrozzeria, più resistenti dell’olio e dell’acrilico, e poi li dissolve con appositi solventi. Così, i primi strati dipinti risultano i più evidenti, senza perdere l’effetto di indefinitezza, chiave di lettura della sua cifra artistica.

Giacinto Occhionero è nato a Campobasso nel 1975. Vive e lavora a Roma. Si diploma in Pittura all’Accademia di Belle arti di Roma. Tra le ultime mostre personali realizzate ricordiamo Dissennato Paesaggio a cura di Francesco Nevola, Teverina Fine Art, Cortona (2010); Nafta &Dafne, studio Pino Casagrande, Roma (2009); Morbid Bid dal ciclo Le Forme dell’Immaterialità, Studio Morbiducci, Roma (2005). Ha partecipato alla 54a Biennale di Venezia nel padiglione regionale del Molise. Oltre a numerose sedi italiane, ha esposto a New York, Atene, Salamanca. Ha vinto diversi premi, fra cui il Premio Profilo d'Arte della Banca Profilo, Palazzo della Permanente, Roma (2007). Le sue opere sono presenti nelle collezioni della Banca Profilo, Collezione Nuovo penitenziario Citta’ della Pieve-Perugia, Collezione di Inail- Amnil.
Mostra organizzata in collaborazione con GDF SUEZ Energia Italia.
La galleria partecipa a Roma Art 2Nights 2012 e, in occasione della rassegna, osserverà i seguenti orari di apertura: venerdì 28 e sabato 29 settembre: 11-21; domenica 30 settembre 12-18.

I mercatini delle pulci



Oggi i quartieri dei grandi centri urbani italiani pullulano di mercati anche in periodi lontani dalle festività. Veri e propri mercatini delle pulci dove si trova di tutto, di cui si possono leggere ambientazioni simili nelle descrizioni, ampollose e dettagliate, dei romanzi ottocenteschi della letteratura inglese. 
In stile Fiera della Vanità, c'è per esempio il mercato di Conca d'Oro, che mi ha lasciata sbalordita per la varietà contenuta in fazzoletti ristretti di esposizione: dai bicchieri di cristallo a costo ridotto, ad oggetti irripetibili e inimmaginabili per la propria casa, come il puffetto poggiapiedi a forma di elefante. Altri oggetti sono un vero tributo al kitsch, in perfetto stile indiano invece, le buste e gli astucci perlati da usare come portamonete.
Tante anche le chincaglierie, i vestiti vintage, gli stand dei prodotti tipici (dal mirto di Sardegna al limoncello della Costiera Amalfitana) e poi i giochi... Il modellismo dei trenini dentro ricostruzioni di villaggi nordici mi hanno ricordato quei giochi dell'infanzia dati per scomparsi, banditi dai negozi per bambini perché non è più di moda regalarli e la fantasia ne ha prodotti di altri, più gettonati. 

22 settembre 2012

Crostata di ricotta, cocco, cannella e cioccolato


CROSTATA
di ricotta, cocco, cannella e cioccolato

                                                                                                                  

INGREDIENTI
Una base per crostata

                                                                                                                

Ripieno

200 gr di ricotta
80 gr di zucchero
2 uova intere
2 cucchiai di farina 00
4 cucchiai di cocco essiccato
1 bicchiere di latte
Polvere di cannella
50 grammi di cioccolato rigorosamente
fondente
, fuso in un tegame con poco burro

Tempo di cottura nel forno preriscaldato a 210°: 30 minuti circa.


20 settembre 2012

Narrazioni del gusto





















Era mattino e la frescura era adatta per tirare la sfoglia;


le donne abruzzesi finivano il lavoro passando un dito sul morbido impasto di semola e uova tagliato alla base della chitarra,

come dovessero "suonare un arpeggio" per far scendere la pasta tagliata.

Paola Ricci, Narrazioni del gusto, CUCINE D'ITALIA EXPERIENCE

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Il Made in Italy in mostra a tavola


OFFICINE FARNETO
“CUCINE D’ITALIA EXPERIENCE”


“CUCINE D’ITALIA EXPERIENCE” è un evento in cui design, estetica, arte gastronomica e musica d’autore, si alternano e la cucina diventa luogo attraversato da arte, cultura, ritmi e tradizioni che si mescolano fra loro per reinventare la fruizione della cucina stessa.

L’obiettivo è quello di divulgare l’eccellenza del Made in Italy e di mettere in contatto l’alto potenziale italiano di designer, architetti, produttori e creativi con la migliore imprenditorialità italiana, creando un intenso sistema di relazioni in una grande esposizione di cucine design, tra cantine di ultima generazione e rivoluzionari forni in pietra lavica. Arte, cultura, performance, laboratori, musica, enogastronomia di qualità ed un Concorso Nazionale promosso dall'Ordine degli Architetti per progettare la cucina del futuro.

IL PROGRAMMA

La prima delle proposte di questa edizione riguarda un Concorso di Design: nuove idee e visioni sul paesaggio domestico, fornire una vetrina interessante di progetti di design per l’ambiente “cucina”, da sottoporre alle aziende operanti nel campo dell'arredamento. Architetti, ingegneri, designer, laureandi nelle discipline tecniche e giovani creativi partecipanti al concorso, avranno la possibilità di presentare al pubblico le loro proposte nel corso della manifestazione.

Cucine d’Italia, assieme alle Istituzioni Capitoline e ad affermate realtà romane come “Arch srl” dell’Architetto Marco Repetto, assegnerà una cucina design in beneficenza ad una struttura impegnata nel sociale.

In programma anche gli show cooking realizzati da grandi cuochi: Filippo La Mantia, Gianfranco Pascucci, Maurizio Santin, Giafranco Vissani, Beppe Tonon e Bartolomeo Errico realizzeranno i loro piatti con personaggi del mondo delle spettacolo. Tosca D’Aquino, Miriana Trevisan, Pamela Prati e Natalie Caldonazzo daranno infatti voce alle “narrazioni del gusto” scritte appositamente per l’evento da Paola Ricci di Taste Archaeologist.

Non mancheranno le Lezioni di Bon Ton, un viaggio nel mondo delle buone maniere, dagli addobbi floreali fino alla realizzazione a mano di sofisticati biglietti d’invito. Marco Lombardi, docente all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e giornalista appassionato sia di cinema che di enogastronomia, terrà tre lezioni di “Cinegustologia”, per il ciclo Cinema Made in Italy. Con la straordinaria partecipazione di Franco Micalizzi, celebre compositore di Lo Chiamavano Trinità e del genere Spaghetti Western.

Alberto Manodori Sagredo, Docente di Storia e Tecnica della Fotografia all’Università di Tor Vergata di Roma, curerà una Mostra Fotografica dedicata a L’Italia a Tavola.

Un workshop tenuto da Massimo Donei sarà dedicato alla produzione della Grappa. Non mancherà un momento dedicato all’Alta Pasticceria con una lezione dimostrativa del pasticcere designer Andrea De Bellis.
Lo spazio dedicato all’Arte vedrà la presenza di una grande installazione dell’artista tedesco Hans Hermann Koopman, sarà animato dalla “gastropittura” del pittore ittore
Riccardo Natili, dal sofisticato designer Pietro Mastrota, dal camaleontico Francesco Cinelli e dalle impegnate performance della video artista Francesca Fini.
Lo Spazio Esterno vivrà infine di altri momenti con lo Spettacolo Giallo Teatrale Interattivo Delitto in salsa rosa.
L’evento è patrocinato della Regione Lazio e dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Roma.

CUCINE D’ITALIA
OFFICINE FARNETO Via Monti della Farnesina 77 ROMA
CURATORI: Carlo Loja e Sara De Bellis
20-­21-­22 Settembre
ORARIO 17-­24

BIGLIETTO D’INGRESSO 15€
Biglietteria Vido srl, by Megaticketshop, Via Flaminia, 71 00196
Tel: +39 392 9544792
info@megaticketshop.com
Info e prenotazioni sull’evento 06 45425268
experience@cucineditalia.com
www.cucineditalia.com