10 febbraio 2012

Il fuoco della Natura


12.02.2012 — 09.04.2012
Salone degli Incanti
Ex pescheria
Trieste
Inaugurazione 11.02.2012
ore 18’00

Il
fuoco della Natura, mostra promossa e realizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste, a cura di Marco Puntin e Jonathan Turner, presenta i simboli della forza e della bellezza di Madre Natura al giorno d’oggi, in questo momento di instabilità ambientale e di cambiamenti climatici.

Dipinti, fotografie, sculture, video e installazioni di 82 artisti contemporanei provenienti da 18 diverse nazioni (Australia, Cile, Cuba, Germania, Giappone Gran Bretagna, Israele, Italia, Macedonia, Messico, Paesi Bassi, Polonia, Russia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia e Svizzera) dove protagonista è la natura nei suoi vari aspetti, dalle prospettive delle grandi distanze geografiche ai macro-ingrandimenti.

In una carrellata di paesaggi spettacolari - dalle foreste pluviali dell’America Latina ai mari artici, dal bush australiano al deserto della California e ancora catene montuose, dalle Dolomiti all’Himalaya al Monte Fuji - gli occhi degli artisti ci mostrano la natura in tutta la sua bellezza, potenza e perfezione, inalterata o posticcia.

La scelta del tema è stata determinata dalla convinzione che la Natura come soggetto rappresenti la mediazione ideale tra il mondo dell’arte e il pubblico spettatore. L’immaginario realistico prodotto dagli artisti contemporanei fornisce una mappa immediatamente riconoscibile del mondo naturale, libero dai cambiamenti della moda o dall’intervento tecnologico dell’uomo.

L’evoluzione ha spesso il proprio ritmo lento, ma l’intervento dell’uomo può essere improvviso, radicale, distruttivo e talvolta permanente. Tuttavia la natura può recuperare in modi sorprendenti. Con Il fuoco della Natura, oltre ai criteri estetici che stanno dietro alla selezione di particolari dipinti, fotografie, installazioni e video, si vogliono evidenziare taluni quesiti etici direttamente collegati alle opere esposte, quali le contraddizioni del consumismo o il dramma delle specie in via di estinzione.

Iniziando da tre paesaggi classici della fotografia in bianco e nero di Ansel Adams, la mostra propone esempi storici di maestri della fotografia come Robert Mapplethorpe, Gianni Beren­go Gardin, Franco Fontana e Mario Giacomelli. Proseguendo, l’esposizione si divide in sotto-temi che identificano le sezioni dedicate ai mari, ai paesaggi invernali, ai fiori e ai vulcani (rappresentati in un dipinto di Cristiano Pintaldi, in un’opera lenticolare di Julian Opie e in una fotografia di Nan Goldin).
Considerate le enormi dimensioni dell’ex Pescheria, i curatori Marco Puntin e Jonathan Turner hanno scelto di privilegiare opere di grande formato. I lavori selezionati provengono da importanti collezioni private, gallerie d’arte e, in alcuni casi, direttamente dallo studio degli artisti.

La mostra è stata allestita in un labirinto itinerante ideato in collaborazione con Gian Paolo Venier e Luigi Semerani di ell(E)gi Architecture, Trieste. Il progetto si snoda attraverso tre padiglioni costruiti sotto le putrelle in ghisa del vasto spazio dell’ex Pescheria situato sul lungomare di Trieste. Un padiglione è dedicato al tema degli animali e comprende “ritratti” realizzati con tecniche diverse: uno scimpanzè (Andrew Zuckerman), uno squalo (Robert Longo), un cavallo (Albano Guatti), un serpente (Daniel & Geo Fuchs), dei cervi (Santiago Ydáñez), un chihuahua (Gabriele Bonato), un tonno (Luigi Serafini), dei panda (Antonio Riello) e una Wunderkammer satura di animali impagliati e disegnati (Francesca Martinelli). Un altro padiglione è dedicato alla maestosità dei paesaggi montani: le Dolomiti (Olivo Barbieri, Riccarda De Eccher, Giorgia Fiorio), una montagna sacra del Tibet (Monika Bulaj), i ghiacciai del Cile (Luca Campigotto) e i picchi dell’Argentina (Michael Naj-jar), mentre il terzo è destinato alla proiezione di video di due coppie artistiche, Masbedo e Allora&Calzadilla, questi ultimi hanno rappresentato gli Stati Uniti d’America nel padiglione nazionale durante la Biennale di Venezia del 2011. Le opere video sono tra le poche presenti che considerano la presenza umana, e per questo motivo, il terzo padiglione rappresenta una sorta di passaggio in un ambiente separato e indipendente in cui il visitatore osserva dall’interno, attraverso delle finestre ideali, il mondo esterno e la natura circostante. Al piano superiore dello spazio espositivo, l’Auditorium vedrà la proiezione delle opere video di Alfredo Jaar e Ana Mendieta, provenienti dalla prestigiosa collezione La Gaia di Busca.

Il fuoco della Natura presenta inoltre opere dei maestri americani della Pop Art, quali Robert Rauschenberg, Ja­mes Rosenquist e Jim Dine, grandi stelle dell’arte britannica come Darren Almond, Mat Collishaw e Marc Quinn, e fuoriclasse come il russo Oleg Kulik, il macedone Robert Gli­gorov, gli americani Ed Ruscha, Bill Beckley e Andres Serrano, l’olandese Anton Corbijn, i tedeschi Elger Esser e Julian Rosefeldt.

In questi giorni, in cui la maggior parte dei notiziari sull’ambiente parla di criticità ambientali, diverse opere raffigurano la natura che combatte valorosamente. Ne sono esempio la foresta che ricresce lentamente nei luoghi ove furono costruiti gli impianti per i Giochi Olimpici invernali del 1956 a Cortina (Massimo Crivellari), le piante selvatiche che bonificano una casa abbandonata (Stefano Scheda), così come l’imponente lightbox di Giacomo Costa con una giungla che stritola alcune rovine architettoniche postatomiche, opera presentata nel 2009 presso il Padiglione Italiano della Biennale di Venezia.

In collaborazione con le ricerche svolte dai Civici Musei Scientifici di Trieste e dal WWF Trieste (World Wildlife Fund), la mostra prende una posizione decisa su tematiche locali e globali quali l’inquinamento, le specie in via di estinzione e gli habitat che stanno scomparendo.

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