23 marzo 2012

Miracolo nel quartiere di Le Havre

Miracolo a le Havre del regista finlandese Kaurismäki è, a buon diritto, un film indimenticabile tra quelli di questa annata cinematografica internazionale. Sarà per lo stile e la lentezza a cui il cinema d'importazione e non solo, ci ha disabituati, Miracolo a le Havre mette in scena esperienze di per sé tragiche, senza farne un dramma privo di soluzioni possibili.
La vicenda coinvolge Marcel Marx, un lustrascarpe sempre in cerca di creditori, la moglie malata di cancro e la cerchia delle comuni amicizie nate nel quartiere. La malattia della moglie coincide anche con l'arrivo di Idrissa, giovane africano ricercato dalla polizia locale.
Un film senza tempo. Gli attori non sembrano recitare, somigliano a persone comuni e forse per questo risultano più autentici nell'interpretazione. La lentezza non appesantisce, le inquadrature di ambienti domestici spartani si soffermano su oggetti, mobili, fiori e piante, mentre i dialoghi, seppur brevi, sono fatti di battute fulminanti sul peso della solidarietà affettiva per sconfiggere molti dei propri mali.

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