30 aprile 2012

Milan Image Art Fair

Scabar. Nel silenzio delle cose, 2012. 23x39



MIA - Milan Image Art Fair
padiglione 2, stand 71

SuperstudioPiù - via Tortona 27 Milano
4 - 6 maggio 2012
Vernissage giovedì 3 maggio

Fucine di Arti e Mestieri



Urbs vetus, città vecchia, questo è il nome dell'odierna Orvieto, antico insediamento etrusco. Un centro su una rupe di tufo che accoglie turisti da ogni dove. I motivi per visitare Orvieto risiedono nel suo grande patrimonio artistico e nell'atmosfera accogliente e serena. Domina il Duomo, un maestoso gigante costruito su due chiese preesistenti per volere di Urbano IV in seguito al miracolo di Bolsena per custodirvi il reliquiario, e diventato dal 1290 in poi una vera e propria fucina di arti e mestieri, completata nell'arco di tre secoli.

Lo contraddistinguono elementi gotici, mosaici, marmi policromi, decorazione in oro e vetro, affreschi di Luca Signorelli e del Beato Angelico. Tra gli architetti che contribuirono alla sua costruzione Arnolfo di Cambio e Lorenzo Maitani. Vi si trova anche una Madonna con Bambino di Gentile da Fabriano, mentre le moderne porte in bronzo sono state realizzate negli anni Sessanta dallo scultore siciliano Emilio Greco (1913-1995). Di quest'ultimo sono esposte altre opere a Palazzo Soliano.

Le vie di Orvieto danno l'idea di una continuità con le tradizioni artigianali: il commercio delle locali maioliche fu infatti molto fiorente, favorito dal traffico e dal commercio con altri popoli.

L'architetto Antonio da Sangallo il Giovane progettò nel Cinquecento il Pozzo di San Patrizio (62 m) con a lato due scale a chiocciola non comunicanti, 70 finestre e due diversi sensi di marcia per facilitare il passaggio dell'acqua destinata a esservi raccolta in caso di emergenza.

25 aprile 2012


24 aprile 2012

Dalì surrealista e istrione




La mostra su Salvador Dalì è anche una cronistoria del legame dell'istrionico Maestro del Surrealismo con i grandi del Rinascimento italiano. Difatti lo stesso Dalì non faceva mistero di nutrire la sua arte di una forma di idolatria per l'Urbinate (a lui si ispira per uno dei tanti autoritratti). Guardò al grande Siciliano (Antonello da Messina), e citò il genio di Michelangelo, soprattutto nella produzione degli ultimi anni della sua vita.

Molteplici le opere che documentano la formazione singolare con racconti e curiosità. Dalì venne ammesso all'Accademia di Belle Arti di Madrid per poi esserne espulso perché non si presentava agli esami, sostenendo che i professori non erano abbastanza all'altezza, per giudicarlo. Ha anche redatto una sorta di pagella mettendo i voti (0-20) a vari artisti, incluso se stesso ( alti i suoi, quelli di Leonardo, Velasquez, Vermeer e del divino Raffaello. Per Piet Mondrian invece annota svariati zeri).

La sua carriera non manca di teatrali trovate e performance: nel 1961 si presentò alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia agitando una pistola per aria, mentre nel 1948 collaborò con Luchino Visconti disegnando i costumi di Rosalinda o Come vi piace di Shakespeare - attori Vittorio Gassman e un ancora sconosciuto Marcello Mastroianni. Dalì seppe intuire le opportunità della cultura di massa e si aprì a questo ambiente per rendere ancor più noto il suo immaginario onirico. La sua notorietà raggiunse Hitchcock, Walt Disney e Federico Fellini per progetti cinematografici.

Salvador Dalì coltivava infine l'arte della provocazione: in uno dei tanti video presenti in mostra l'artista dichiara, in modo donchisciottesco, di voler spagnolizzare l'Europa.

Una grande digressione di disegni, tele e invenzioni. Tra le opere anche La coppia con la testa fra le nuvole.

Fino al 1 Luglio 2012

Fotografia vintage


A Palazzo delle Esposizioni, accanto alla mostra dedicata alla grandiosa stagione dell'avanguardia americana del secondo dopoguerra, una rassegna fotografica di Arturo Ghergo. 150 scatti in bianco e nero che raccontano di un mestiere e di modelli femminili nuovi rispetto a quelli tipici del recente passato fascista. Nei suoi scatti le donne dell'immaginario fascista, vigorose custodi di valori quali casa, chiesa, patria e famiglia, sono state soppiantate da protagoniste più glamour.


19 aprile 2012

Elisabetta d'Inghilterra e la lettura

[…] cominciò il suo discorso di Natale con il paragrafo iniziale di Le due città (“Erano i giorni migliori. Erano i giorni peggiori”).
Alan Bennett, La sovrana lettrice

La regina Elisabetta II come ogni membro di famiglia reale che si rispetti, non è sfuggita ai racconti, in gran parte fotografici, dei giornali inglesi e ai bagni di folla che ancora la accolgono ad ogni uscita, con il consueto sfoggio di cappellino.

Sulla sua figura restano incollati un alone di alterigia e compassato distacco, forse derivati dalle circostanze e dal ruolo istituzionale che ricopre, o dal senso del dovere. In questo racconto Alan Bennett la ritrae in una versione esilarante e scomposta alla soglia delle ottanta candeline, quando comincia a manifestare un famelico quanto tardivo interesse per la lettura.

Ministri e servitù osservano esterrefatti le pile che si accumulano sul comodino e il seguito di libri che diventano una appendice sotto i cuscini della carrozza reale. Ingaggiata di sua volontà in una campagna pubblica per trasmettere questo diversivo al suo popolo, nelle cene in cui è presente il Gotha del mondo non manca di fare domande su Proust e altri autori mettendo in imbarazzo i presenti.

Un simile atteggiamento viene salutato da molti come un segnale di incipiente declino, confermato da episodi dove la sovrana finisce per indossare lo stesso vestito nel giro di quindici giorni o non cambia la spilla del tailleur. Queste le novità marginali che si verificano negli scenari illustrati dalla repubblica delle lettere.

Succhi e acqua effervescente












Approfittando del basso costo delle arance in questo periodo dell'anno, questa bevanda analcolica diluita in acqua effervescente naturale è l'ideale per una ricarica di vitamine e sali minerali nei passaggi di stagione.

INGREDIENTI
1 arancia
1/3 di limone
1/2 bicchiere di acqua effervescente naturale
1 cucchiaio di zucchero per chi lo preferisce
Ghiaccio tritato

Mastroianni in viaggio sul Continente

Stanno tutti bene è un film di Giuseppe Tornatore che ha per protagonista Marcello Mastroianni nella parte di un anziano vedovo della provincia di Trapani.
Matteo Scuro, padre di cinque figli, dopo l'ennesima telefonata a cui segue un dialogo muto con la segreteria telefonica,  decide di sbarcare sul Continente per riallacciare la comunicazione interrotta. Il suo primo viaggio in treno percorre paesaggi costeggiati da case costruite a ridosso del mare, mentre le città dove risiedono i figli (in ordine Napoli, Roma, Firenze, Milano, Torino), sono centri riconoscibili e quasi immutati (il film è ambientato negli anni Novanta).
A Milano un display indica il prossimo derby del Milan e le decisioni sugli schieramenti in campo prese dall'allenatore Arrigo Sacchi. A Napoli Leo Gullotta sale sui tetti e minaccia di staccare tutte le antenne televisive se non gli si dà un miliardo... A Roma le strade di fronte alla Piramide Cestia somigliano a quelle di oggi (a parte il fatto che nel film c'erano i vecchi modelli FIAT).
Ingenuo e fiero alla partenza, Matteo Scuro si ritrova nelle case e nelle vite dei figli e delle rispettive famiglie, aprendo così gli occhi, nascosti dietro le spesse lenti, su quelle che sono state le sue aspettative come genitore e su quanto queste abbiano condizionato i legami attuali con loro.
Il film contiene molti riferimenti onirici. Le musiche sono di Ennio Morricone.

16 aprile 2012

Darwin Days



Atrio Facoltà di Lettere e Filosofia | Università di Roma Tor Vergata
Via Columbia 1, 00133 Roma | 16 – 20 Aprile



Falsi Miti è il titolo della mostra che si terrà dal 16 al 20 aprile in occasione del Darwin Days 2012 organizzato da alcuni studenti della facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tor Vergata. Gli spazi che accoglieranno le opere di Rocco Dubbini, Silvia Iorio, Emanuela Lena e Tatiana Villani sono i locali dell’atrio di ingresso della facoltà di Lettere, luoghi di transito, vissuti quotidianamente in modo passivo e abitudinario. Introducendo percorsi e suggestioni inedite la mostra cambierà il modo di vivere quegli spazi suggerendo al fruitore originali interpretazioni ispirate dai temi darwiniani.
Vernissage lunedì 16 aprile, ore 18:00


Rocco Dubbini   
Il tema della mutazione-trasformazione di identità è un vero e proprio leitmotiv nel lavoro di Rocco Dubbini. Le opere che l’artista propone per la mostra Falsi Miti giocano sull’ambigua reversibilità evoluzione/involuzione, trasmettendo un messaggio basato sul paradosso e su un’illogicità quasi onirica. Le opere dall’impatto scioccante ed estremamente efficaci e suggestive nel proporre una riflessione sul tema della ‘diversità’, inducono l’osservatore a meditare su alcuni aspetti esistenziali della vita e sul destino dell’homo tecnologicus.

L’errore sospeso in completa autonomia di pensiero dichiara di essere alieno alla realtà dei fatti contestati – Video, 2005.

Senza titolo – Stampa lambda su alluminio, trittico, 80 x 240 cm., 2004

Silvia Iorio
L’artista documenta ed estetizza la casistica mostruosa ed imprevedibile delle mutazioni genetiche (in particolare degli embrioni nelle uova, e dei pulcini nati) attraverso radiografie, fotografie, spettrofotometrie ed elettrocardiogrammi, rielaborati e virati con colori accesi. Il nucleo di opere che presenta per Falsi miti appartenenti alla serie "Genetix" è completamente incentrato sul tema delle mutazioni genetiche occorse a pulcini nati da uova prodotte da un grande covatoio industriale alle porte di Roma. Per ottenere pulcini più sviluppati e in grado di raggiungere quella maturità fisica richiesta dal mercato in tempi veloci (innaturali) le uova vengono esposte e sottoposte ad alti dosaggi di raggi infrarossi. Il risultato di tale intervento umano sulla natura è quanto l’artista mette in mostra nelle sue opere.

γένος | Genos – Imbalsamazioni, naturalizzazioni e tassidermie di pullus (pulcini, 5 esemplari unici), 2002-2003.

X= √-21,6 – Elaborato di negativi fotografici, solarizzazioni e radiografie in bianconero, trasposte su pellicola retroilluminata, alluminio, neon, 2002-2003.

Egg-X – Lastra fotografica a colori, trasposta su pellicola retroilluminata, alluminio, neon, 2002-2003.

Emanuela Lena
“Nodi di relazione” e “reti di relazione” sono i concetti su cui si incentra il recente lavoro dell’artista. Il nodo e la sua teoria matematica costituiscono il fulcro che sta alla base della teoria della materia, la logica che apre alla comprensione dei fenomeni fisici conoscibili. Il nodo rappresenta il legame tra uomo-ambiente-animale. Il DNA umano e animale è esso stesso una rete di nodi spiraloidi, il nostro cervello e quello dell’animale è una rete neuronale: il nodo ha insito dentro di sé anche il senso archetipico e spirituale del farsi e disfarsi delle cose, del continuo mutamento.Senza nodi e senza reti non ci sarebbero la vita e la sua evoluzione.

Contexus #17 - Tecnica mista su tela, 2009.

Contextus #20 - Tecnica mista su tela, 2011.

Tatiana Villani
L'artista si è interessata ad un'evoluzione psicologica che rappresenta nei suoi lavori attraverso l’uso di immagini corporee che ne incarnano metaforicamente la trasposizione e somatizzazione fisica. Il mondo è in costante trasformazione, il livello e le capacità di adattamento richieste sono crescenti, le persone devono essere in grado di cambiare rapidamente. Il modo di vivere la territorialità si trasforma: è il nostro corpo a diventare il nostro orizzonte familiare. È questa “anomalia” a costituire il punto di partenza della riflessione dell’artista, la quale inizia a concepire il corpo come un territorio, un paesaggio.È così che fotografie di dettagli di corpi perdono parte delle loro caratteristiche di carne per diventare terra straniera. La sovrapposizione di queste foto produce immagini inedite, nuovo humus, una speranza di sviluppo: si tratta di una nuova fase evolutiva che l’artista definisce neo-umana.

Sketches – Installazione, stampe su plastica trasparente, 2011, 2012.

Koerperland – Video, 3’, 24’’, 2011

14 aprile 2012

Fiori di zucca con cuore di stracchino e cipolla


INGREDIENTI


Ripieno
Stracchino
Cipolla bianca

Pastella
Farina di grano tenero tipo 00
Acqua
Sale
Vino bianco

Lavare e pulire i fiori di zucca. Per il ripieno bastano poche strisce di cipolla, leggere e sottili, e una piccola porzione di stracchino. Alla pastella aggiungere a piacimento poche gocce di vino bianco o, volendo, birra.
Friggere in olio di semi oppure cuocere al forno in un tegame ricoperto da carta adatta.

Visione in ceramica e vetro

Jacopo Mazzonelli, Oscuro, 2011
lettere in bronzo, pigmento blu, vetro
174x60x14 cm
Courtesy Federico Bianchi Contemporary Art  - Enrico and Elia Bianchi Private Collection

FRAGILE PER SEMPRE
Fragile forever


Simone Bertugno, Gianni Dessì, Jacopo Mazzonelli, Laura Palmieri, Antonio Rovaldi, Donatella Spaziani, Ivana Spinelli, Antonello Viola.


A cura di Claudio Libero Pisano


La mostra Fragile per sempre, terzo appuntamento che conclude un ciclo di incontri espositivi del Contemporaneo a Palazzo Incontro con la partecipazione di otto artisti: Simone Bertugno, Gianni Dessì, Jacopo Mazzonelli, Laura Palmieri, Antonio Rovaldi, Donatella Spaziani, Ivana Spinelli, Antonello Viola.
La mostra si presenta come un percorso attraverso la visione di opere realizzate in ceramica e vetro, per antonomasia percepiti come fragili. In realtà, si tratta di materiali che, se collocati in condizioni non traumatiche, resistono all’usura del tempo molto più di altri, conosciuti come oggetti indistruttibili. Quelle esposte, sono tutte opere in cui il materiale non è unicamente mezzo per realizzare arte, ma diventa esso stesso parte integrante della poetica espressiva degli artisti che ne hanno fatto uso.

La mostra viene inaugurata dal Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti.

Promossa dalla Provincia di Roma, la mostra è realizzata nell’ambito delle iniziative del Progetto ABC Arte Bellezza Cultura in collaborazione con il CIAC, il Centro Internazionale di Arte Contemporanea  di Genazzano.

Il Progetto ABC Arte Bellezza Cultura, fortemente voluto dal Presidente della Provincia di Roma, ha l’obiettivo di sostenere le eccellenze culturali e territoriali della provincia di Roma.

Nel primo incontro del Contemporaneo, lo scorso novembre a Palazzo Incontro, sono state esposte opere di Kiki Smith, Nancy Spero, Alberto Di Fabio, Simone Cametti e Caterina Silva. Nel secondo, a marzo, sono stati invitati Gioacchino Pontrelli, Guy Tillim, Guido Van Der Werve.

In occasione del finissage di questa mostra, nella seconda metà di maggio  2012, verrà presentato il catalogo dei tre incontri, a cura di Livello4 Editrice

Inaugurazione: mercoledì 18 aprile, ore 19,00
Palazzo Incontro
Via Dei Prefetti, 22 - Roma
ore 10.00 - 19.00
INGRESSO GRATUITO
Chiuso il lunedì
La mostra rimane aperta dal 18 aprile al 18 maggio 2012

13 aprile 2012

12 aprile 2012

Where all Become

Where All Become Silvia Camporesi – Michael S. Lee


Doppia personale per Silvia Camporesi e Michael S. Lee. I due giovani artisti di diversa provenienza e formazione, affrontano il tema comune del divenire e del mutamento. Michael Lee pone l’accento sul tema della trasformazione dell’ambiente che circonda i singoli individui, prediligendo la rappresentazione urbana attraverso l’uso del disegno a china mentre Silvia Camporesi riflette sulle trasformazioni che interessano il paesaggio attraverso il filtro dell’obiettivo fotografico e del video. Camporesi e Lee si incontrano e si contrappongono nella raffigurazione delle mutazioni ambientali, proiettando nei rispettivi lavori la differente formazione culturale, che ha influenzato la loro ricerca artistica.

Nel caso di Michael Lee infatti l’origine coreana e gli studi di architettura sono facilmente riconoscibili sia nella tecnica che nelle tematiche affrontate. Le opere rappresentano un fitto intrico di movimenti convulsi e veloci, una somma di azioni che ogni singolo individuo compie quando si relaziona all’ambiente circostante. Lee riproduce un luogo in cui ogni persona fa esperienza dei singoli elementi architettonici presenti nelle città: pavimenti lastricati, riverberi oscillanti delle finestre, proporzioni tra gli edifici. Tutte forme inanimate che acquistano un dinamismo nell’interazione con l’essere umano, producendo suoni e rumori che si dissolvono nei ritmi frenetici della vita moderna fino a diventare onnipresenti ma impercettibili una sorta di rumore bianco come lo definisce l’artista stesso.

Per contrasto il lavoro di Silvia Camporesi, di formazione umanistico-filosofica, scorre lento nella rappresentazione dei mutamenti che le trasformazioni impercettibili della luce naturale imprimono sull’ ambiente. I paesaggi che l’artista presenta in questa mostra sono limpidi e silenziosi, come sospesi in un’atmosfera rarefatta. La sua ricerca si concentra infatti sul divenire della materia sottoposta all’azione di elementi transitori come la luce e le condizioni atmosferiche. L’elemento nuovo in queste opere è l’utilizzo del pop up o, per meglio dire, del kirigami. Come spiega l’ artista l’ idea è quella di lavorare sulle ulteriori possibilità di trasformazione che la fotografia offre attraverso la tecnica di intaglio e piegatura della carta fotografica - (tecnica chiamata kirigami) – generando la nascita di strutture tridimensionali all’interno dell’immagine: “Nei miei precedenti progetti fotografici ho sempre pensato alla terza dimensione della fotografia, ricercandola nella narrazione o nel concetto; con la tecnica kirigami la terza dimensione diviene elemento fisico e tangibile”.

Silvia Camporesi nata a Forlì nel 1973, vive e lavora in quella città. Ha conseguito la laurea in filosofia all’Università degli studi di Bologna ed ha partecipato a numerosi premi tra cui Talent Prize, Roma, Premio spazievasi, Francavilla al mare (CH), Premio Celeste, San Gimignano (Si), oltre che ad alcuni workshop in varie città. Tra le mostre personali più recenti ricordiamo: La Terza Venezia, Photographica Fine Art Gallery, Lugano (2011), Sifr – la distanza canonica, z2o Galleria|Sara Zanin, Roma (2010), Eravamo persone come alberi, Galleria Betta Frigieri, Modena (2010), Le ragioni del peso, Galleria dell’arco, Palermo (2009); Gradozero, Galleria Marconi, Cupra Marittima (AP). Ha esposto inoltre i suoi lavori in mostre collettive nazionali ed internazionali come Fragile: Handle with care, Lucca Center of Contemporary Art, Lucca (2011), City limits, Close your eyes and dream, QTongij University, Shanghai (PRC) (2010), Down by the water, MiCamera, Milano (2010), Videodrome, Fabbrica delle Candele, Forlì (2010); Focus Italy, Rereading the Image, Photography as storage of meaning (Italy 1970-2009), Prague Biennale 4. Prague (2009), Art now, 1st international video art festival, Damasco (2009), Videoart Yearbook 2008, Galleria Civica Contemporanea, Trento (2008), Biennale di Alessandria videofotografiacontemporaena, Cittadella, Pavia (2008).

Michael Lee è nato in Corea nel 1988, vive e lavora tra New York, Roma e Seoul. Esposizioni personali: (2010)This is what ours is, Pica Pica Gallery, Berlin, Germany. Here We Stand in It, Seeing it, Raum 142. Berlin, Germany. Constructing Place, Tjaden Gallery, Ithaca, New York, MULTI-MEDA, Parco Meda, Roma, La Città Che Non C’è, Palazzo Lazzaroni.
Esposizioni collettive: (2010) Transience, Z2O Galleria | Sara Zanin, Roma, GIORNI FELICI, Casa Testori, Milano, Festa Dell'Architettura, Roma, Group Show, Palazzo Lazzaroni, Roma (2009) Group Show, Palazzo Lazzaroni, Roma, Component Systems Group Show, Hartell Gallery. Ithaca, NY.

Z2O Galleria | Sara Zanin
Via della Vetrina, 21 – 00186 Roma
Inaugurazione: giovedì 19 aprile ore 18,30 
Durata mostra: 19 aprile – 19 maggio 2012
Orari: da martedì a sabato 10.30 - 19.30
Ingresso libero

Tacco e misura

... e che ne è stato del sogno?
Chiese la sveglia, a più riprese.
Il custode dei cassetti rispose:
è inciampato tra le pieghe dei tappeti. 
Ora è lì.
Disteso e mimetizzato tra i suoi arabeschi.

Portava tacchi troppo alti e scarpe fuori misura.

11 aprile 2012

Movimento a Zurigo




Zurigo, capoluogo dell'omonimo cantone e il maggior centro urbano della Svizzera, è una città tipicamente nordica: il clima, l'aria che si respira, le vie, il cibo. I colori che prevalgono nel tessuto urbano sono tenui, con incursioni vivaci e calde in alcuni dei suoi dodici quartieri, e un grigio vetrato che domina nelle costruzioni recenti e moderne.
Sebbene sia dotata di efficienti mezzi di trasporto, puntualmente svizzeri, percorrerne le vie a piedi permette di scoprire le attrattive e di confrontarsi con la gente del posto e le loro abitudini: nei quartieri multietnici si incontrano bambini dai lineamenti asiatici o indiani che parlano un tedesco impeccabile, mentre le madri allattano nel chiosco del parco e i padri sono muniti di bicicletta, con posto a sedere per i figli.
Meritano una visita (l'ingresso è gratuito) il ciclo di cinque vetrate colorate e il rosone, opere di Marc Chagall e le vetrate di Giacometti che si trovano nella chiesa di Frauműnster, chiesa evangelica riformata e convento femminile fondato nell'853 da re Ludovico il Tedesco e abitato da donne appartenute all'alta nobiltà della Germania Meridionale.
Dulcis in fundo, la ristorazione: alla passeggiata si preferisce il locale gestito con fare cordiale e attento al cliente, una sorta di centro di ritrovo dove si consumano prodotti in bella vista, colazioni dal sapore nordico, a base di dolci con creme delicate, frutta fresca, yogurt e le immancabili uova strapazzate. Senza musica o televisori sulle pareti, l'unico sottofondo è prodotto dal chiacchierare delle persone.



Babu's Bakery & Coffeehouse

6 aprile 2012

Grafica d'arte e scrittura personale





















Sabrina Carletti


Organico Inorganico, Segni 2010-2012

Massenzio Arte
20-28 aprile 2012

Inaugurazione 20 aprile ore 19.00



Venerdì 20 aprile si inaugura la personale di Sabrina Carletti tra i premiati al XIV Premio Massenzio Arte, progetto che vede da anni l’Associazione romana in prima linea nella promozione di giovani emergenti.  L’Artista, selezionata al premio con un’opera pittorica, sceglie di presentare le carte degli ultimi due anni di attività, incisioni, disegni e un libro d’artista, che rivelano la sua predilezione per la grafica d’arte, da lei concepita come scrittura personale.

Le molteplici possibilità e la specificità del fare incisorio gli permettono di muoversi tra due binari distinti ma complementari: la regola e la sperimentazione incessante, quindi l’irruzione del caso. Segni quotidiani e archetipi, organico e inorganico, esterno ed interno, mentale e fisico.

“Il corpo stesso diviene materia forma generativa di un processo che vede il tempo e lo spazio in qualche modo dilatarsi per consentire percorsi associativi. [...] Genesi e apocalisse, nascita e morte, inizio e fine. Un dualismo oppositivo che Sabrina Carletti attraversa per dare centralità alla circolarità evolutiva che i due termini pongono in essere. Circolarità  che corrisponde, di fatto, al ciclo naturale della vita, di cui l’uomo è, in assoluto, emblema”. La storica dell’arte Ida Mitrano, presentando l’artista nel catalogo, così conclude: “Una relazione che le diventa necessaria come via d’accesso ad altro, come recupero vitale di un tutto natura di cui l’uomo è parte integrante. In tal senso, ogni oggetto raffigurato nei suoi lavori esprime se stesso in quanto tale ma anche la stretta connessione con il tutto, che tanto meno è dichiarata, tanto più appare forte nei segni impressi sulla carta che rivelano come il senso ultimo di questa ricerca sia l’atto creativo che continuamente consente alla vita di riprodursi e di evolversi”. ( dal catalogo in mostra Nei Segni, la vita, Ida Mitrano)

Sabrina Carletti, nasce a Roma, dove  vive e lavora. Dopo la maturità artistica si laurea  in Storia dell'Arte Medievale Moderna presso la II Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2004, specializzata in didattica dell’Arte e in particolare ispirata dalla metodologia di Bruno Munari, fonda l’Associazione Laborars e alterna i suoi laboratori per adulti e bambini all’attività artistica. Nel 2006 si iscrive alla RUFA (Libera Accademia di Belle Arti di Roma) presso il Corso libero di Incisione dove intraprende un nuovo percorso. Ha partecipato a diverse mostre collettive e rassegne di Incisione in Italia e all’estero: si ricordano la X Biennale Internazionale per L'incisione. Premio Acqui 2011,Via XX Settembre - Acqui Terme (AL); Culture Shock-Kulturshock. Art Garage Experimental Krueger Dossier Centre d'Art Moderne - Salisburgo, Austria, 2011;  In_Testo Con_Testo Ri_Contesto. Rassegna Internazionale del Libro d’Artista,7^ Edizione, Carta Canta 2010, Galleria Comunale Vincenzo Foresi –Civitanova Marche (MC). L’ ultima personale risale al 2009, C'Arte, Libreria Odradek a  Roma. Nel 2010 vince il II premio alla XIV Edizione Premio Internazionale Massenzio Arte mentre nel 2007 riceve il Primo Premio alla V Estemporanea di Incisone presso il Centro per la Grafica d’Arte del Comune di Formello, Museo dell’Agro Veientano (RM). Oggi sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private.

www.sabrinacarletti.com
www-artmajeur.com/laborars


MASSENZIO ARTE
via del Commercio, 12  Roma
Dal lunedì al sabato 17.00/20.00 (festivi esclusi)
Ingresso libero

1 aprile 2012

Bauhaus, Abstract Art and Visual Composition

Claudia Wieser
Furniture
4h April 2012 – 8th June 2012

Claudia Wieser is a young German artist who returns to themes developed by the Bauhaus school, investigating architectonic space and the way it is decorated, defined and filled. At the same time she proceeds questioning herself on the difference between artistic talent and creativity.

Furniture, her first Italian solo show, exhibits sculptures, photographs, drawings, a large wallpaper work and an installation that occupies a great portion of the overall lenght of the gallery space. Geometrical shaping, chromatic research, relationships aroused in a defined space, are the main features of Claudia Wieser’s artworks. Objects are always intended as “characters of space”, which can establish relationships within each others or with the viewers.

The abstract paintings presented in the backspace of the gallery and the bookdrawings on the wall of the main hall, recall the heritage of Abstract Art and more specifically the lessons of visual composition held by Kandinsky and Klee at the School of Bauhaus. The second ones are book pages representing architectures, building interiors or fairy landscapes on which the artist intervenes with minimal drawings or coulourings, shifting the focal center of the overall vision and altering the perception of the viewer’s image in respect to the original.

Works at the entrance are “table-shaped” sculptures, built up by the assemblage of other elementary forms: circle, square, columns. Recalling once again the main patterns of Abstract Art, they realize on sculptural level what Claudia has already expressed on the pictorical one; but, in the passage from surface to volume, she creates a space for further reflection: first, she opens her artistic practice to a figurative approach, secondly she raises questions about the borders between art and design and therefore about the nature of artworks taken as objects.

Realizing a large ceramic installation and a silver paper work, Claudia  overtly confronts herself with the gallery spaces and develops more explicitly her research about the ways an artwork can be understood. The peculiar trait in Claudia Wieser's work is the willing to bind in one discourse the following questions: the relationship among matter, form and concept; between realism and abstraction; between art and applied arts and finally, the pure artistic research.

Her layout, far from being symbolistic, rests on the refusal of the dichotomy that opposes matter to form. With Furniture she goes through this opposition, moving from her abstract painting practice to a universe in which the material datum, volumes and sensorial perception, all cooperate to the definition of a poetic way of seeing.

Claudia Wieser was born in Freilassing, Germany, in 1973. From 1993 to 1997 she was apprenticed to a blacksmith. In 1997 she began her studies in the art field at the Akademie der Bildenden Künst, Munich, with Axel Kasseböhmer and Markus Oehlen. She has held solo shows at the Drawing Center of New York (2010), the Oldenburg Kunstverein (2009) and Art Cologne (2005) and has taken part in numerous collective exhibitions at important venues: Georg Kolbe Museum, Berlin, the Kunstmuseum, Stuttgart (2011), the Museé d’Art Contemporain, Bordeaux, the Institut Français de Berlin (2010), the Contemporary Art Museum, St. Louis, the Kunsthaus Baselland in Muttenz/Basel, the Kunstverein, Wolfsburg (2008), the Kunstbau, Munich (2007, 2005) and the Pinakothek der Moderne, Munich (2002). The artist currently lives and works in Berlin.