19 aprile 2012

Elisabetta d'Inghilterra e la lettura

[…] cominciò il suo discorso di Natale con il paragrafo iniziale di Le due città (“Erano i giorni migliori. Erano i giorni peggiori”).
Alan Bennett, La sovrana lettrice

La regina Elisabetta II come ogni membro di famiglia reale che si rispetti, non è sfuggita ai racconti, in gran parte fotografici, dei giornali inglesi e ai bagni di folla che ancora la accolgono ad ogni uscita, con il consueto sfoggio di cappellino.

Sulla sua figura restano incollati un alone di alterigia e compassato distacco, forse derivati dalle circostanze e dal ruolo istituzionale che ricopre, o dal senso del dovere. In questo racconto Alan Bennett la ritrae in una versione esilarante e scomposta alla soglia delle ottanta candeline, quando comincia a manifestare un famelico quanto tardivo interesse per la lettura.

Ministri e servitù osservano esterrefatti le pile che si accumulano sul comodino e il seguito di libri che diventano una appendice sotto i cuscini della carrozza reale. Ingaggiata di sua volontà in una campagna pubblica per trasmettere questo diversivo al suo popolo, nelle cene in cui è presente il Gotha del mondo non manca di fare domande su Proust e altri autori mettendo in imbarazzo i presenti.

Un simile atteggiamento viene salutato da molti come un segnale di incipiente declino, confermato da episodi dove la sovrana finisce per indossare lo stesso vestito nel giro di quindici giorni o non cambia la spilla del tailleur. Queste le novità marginali che si verificano negli scenari illustrati dalla repubblica delle lettere.

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