13 maggio 2012

La vocazione mercantile di Venezia






















Venezia è come tante città d'arte, un luogo che si presta all'inedito. Sebbene venga fotografata, filmata di continuo e presa d'assalto dai turisti. Un aspetto insolito per chi la visita è percorrerla attraverso luoghi affollati o riuscire a schivarli per passaggi che sembrano strettoie. Investiti dall'odore salino, dal verde marino delle sue acque che si riverbera in ruggine sui materiali, in una sospensione tipica dei meriggi d'estate.
Impreziosita com'è da testimonianze di un passato glorioso, ha mantenuto intatta la vocazione commerciale. Lo si avverte nel modo in cui i veneti custodiscono quelli che sono stati i marchi della sua distinzione – l'arte del vetro e dei tessuti, il teatro, la musica, il paesaggio che ne ha fatto un panorama del vedutismo.
Se da un lato l'atmosfera e l'architettura l'hanno eletta per ambientare vicende e momenti di decadenza o rinnovato romanticismo, non possono sfuggire le ragioni di queste bellezze. Conservando il biglietto della Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, ho notato che il costo indicato ha lo scopo di preservare la basilica dove si trovano tra le altre opere, un trittico di Giovanni Bellini e L'Assunta di Tiziano. Quest'ultimo fu nel Cinquecento, tra i suoi contemporanei, quello che più riuscì a fare epoca. Non ancora trentenne divenne pittore ufficiale della Serenissima e si avviò a una carriera d'artista degna di nota, visto che morì novantenne, apprezzato nelle corti europee e anche parecchio ricco (Fonte G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa, Storia dell'arte).

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