27 giugno 2012

Civiltà e progresso

Abiti esposti al Museo Boncompagni nell'ambito della mostra La Palma dell'eleganza


Non esiste "un progresso della civiltà", perché la civiltà, nel suo senso spirituale e morale, non ha progresso. Non si può dire infatti che la civiltà greca sia meno alta della nostra. Esiste invece un progresso della tecnica che alcuni confondono con la civiltà.

Da: 30 domande a Palma Bucarelli

Beauty is truth, truth beauty


John Keats, Ode on a Grecian Urn

25 giugno 2012

Regina di quadri: Palma Bucarelli

Palma Bucarelli con un abito modello Balenciaga, inizi anni ‘60
Courtesy
Museo Boncompagni Ludovisi




LA PALMA DELL’ELEGANZA

La donazione di PALMA BUCARELLI al Museo Boncompagni Ludovisi
27 Giugno – 30 Settembre 2012 
Inaugurazione 27 giugno 2012 – ore 18


Nel 1996 Palma Bucarelli donò il suo guardaroba al Museo Boncompagni Ludovisi, da poco dedicato alle Arti decorative, al Costume e alla Moda. Si trattò di una donazione importante, sia perché assai consistente in numeri (oltre cento capi) sia perché particolarmente significativa del personaggio Palma Bucarelli, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna dal 1941 al 1975.

Donna di indiscusso fascino quanto di indiscusso potere, capace di dirigere con capacità culturali e manageriali il massimo museo statale italiano dedicato all’arte contemporanea. La sua algida bellezza si coniugava con una innata eleganza e con un’attenzione mai venuta meno alla mondanità come strumento per raccogliere consensi e appoggi. Bellezza ed eleganza contraddistinsero Palma Bucarelli fin da quegli anni quaranta in cui si affacciava al mondo dell’arte contemporanea attraverso la Galleria nazionale e la seguirono fino alla fine della sua carriera, a metà degli anni settanta, quando ormai decine di riviste le avevano dedicato articoli e servizi e quando era stata centinaia di volte fotografata in serate di gala e inaugurazioni accanto a personaggi famosi e potenti.

Palma impersonava la donna nuova, femminile al massimo, intelligente e tenace, che sfidava l’uomo nei posti di potere e che sapeva gestire con grazia, ma anche con determinazione, confronti con artisti, collezionisti e con i suoi stessi superiori. Indubbiamente il suo carisma nasceva anche dall’innata eleganza, fatta di gesti e di modi di fare, oltre che di abiti alla moda.

La Mostra, suddivisa in sezioni (abiti da giorno, abiti da cocktail e da sera, accessori), presenta circa cento capi del suo guardaroba di riguardo, da lei stessa conservati fino a due anni prima della morte e donati alla sua amata Galleria, che in quel periodo stava dando vita a uno dei suoi musei “satellite”, il Museo Boncompagni, al quale già diversi stilisti avevano donato importanti creazioni di moda. Un guardaroba il suo che comprende capi di prestigiose sartorie romane, quali Nicola Zecca, Aurora Battilocchi, Sorelle Cecconi, Sorelle Botti, Antonio De Luca, Carosa, Maria Antonelli, Simonetta, Sorelle Fontana (solo per citarne alcune) e che scandiscono l’evoluzione del gusto e della moda italiana nell’arco di quarant’anni. Saranno esposte numerose fotografie tratte dall'album di famiglia, tra le quali quelle realizzate dalla famosa fotografa Ghitta Carell, che racconteranno la storia di Palma Bucarelli attraverso inaugurazioni di mostre in Galleria, balli e incontri culturali e mondani. Sarà proiettato un video che raccoglie una selezione di interviste a Palma Bucarelli. Saranno, inoltre, esposti alcuni dei suoi ritratti donati alla Galleria Nazionale con legato testamentario nel 1998: un bronzo di Mazzacurati e un dipinto di Dario Cecchi.
La cura della mostra è di Mariastella Margozzi e di Arianna Marullo.

La mostra è stata organizzata grazie al sostegno di: Associazione Amici Arte Moderna a Valle Giulia; Associazione Incontri e Eventi; Nuova Clinica Annunziatella.

Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti Decorative, Costume e Moda del XIX e XX secolo
Via Boncompagni, 18 Roma

24 giugno 2012

Operando scarti e rimozioni di memoria














Milan Kundera è un autore la cui popolarità è legata all'incredibile successo de L'insostenibile leggerezza dell'essere, un capolavoro letterario che rivisita le opposizioni caratteriali entro due coppie. Un tema classico, già trattato da un punto di vista narrativo, in un passato oramai remoto, da altri scrittori come Goethe (Le affinità elettive), o a teatro da Shakespeare (Sogno di una notte di mezza estate), solo per fare alcuni nomi.

L'ignoranza
(2000) è un libro che ho letto un paio di volte ma, inspiegabilmente, ne rimuovo qualsiasi ricordo sul piano contenutistico che possa riguardarlo. Un paradosso del caso perché coincidenza vuole che il testo riguardi proprio il tema della memoria e dell'oblio. Il titolo apre infatti il discorso sul peso dell'ignoranza, intesa non in termini dispregiativi naturalmente – non sapere è infatti una possibile condizione oppure una scelta più che legittima, operata in nome del libero arbitrio.

L'autore, con la consueta maestria stilistica (usa costruzioni sintattiche tali da rendere la lettura piacevole e sintetica, adatta a un momento disimpegnato della giornata), affronta un nodo tuttora scoperto sulla conoscenza, ovvero: quanto, di quello che produce, la società odierna è in grado di custodire, dando valore a ciò che vale conservare oppure rigettare, sistematicamente, nel dimenticatoio della memoria?

21 giugno 2012

Tris


Letture estive tra bellezza e mistero















Arrivata l'estate si cerca qualche titolo da mettere in valigia, se si è tra i pochi ad essere già in vacanza. Altrimenti si pazienta, fiduciosi nella calda stagione di un anno a dir poco profetico e che, ancora, non è neppure finito.
Ecco una scelta casuale per rompere la monotonia delle ore di ozio che ci attendono, opere unite da un comune senso di mistero che non nuoce mai a una buona lettura.

Apuleio, Favola di amore e psiche
Per scoprire un repertorio favolistico dimenticato, dopo aver molto  visto e letto di Cenerentola e di saghe principesche affini. Questa favola ci riavvicina a un tema che ha ispirato l'arte di tutti i tempi (basti pensare a Canova o a Raffaello), lo stile come i contenuti sono adatti a qualsiasi età, mentre le chiavi di lettura trascinano in un intrico di motivi e personaggi. In molti riconosceranno familiari atteggiamenti e attributi della rappresentazione nel mondo greco – famiglie straziate da un destino avverso, Venere infuriata, la furbizia di Cupido, insomma la rovina che incombe mentre gli dei non stanno certo a guardare.

Maria Bellonci, Tu vipera gentile
La scrittrice (1902-1986), aprì la propria casa agli “Amici della Domenica”, istituendo, nel '47, il Premio Strega. In quest'opera una Milano medievale, al tempo dei Visconti, fa da sfondo alla politica e all'economia di quasi due secoli, non tralasciando il gusto e l'interesse per le arti.

Infine una lettura, breve. Un racconto di Edith Wharton, Souls Belated. L'autrice di The Age of Innocence (L'età dell'innocenza, Premio Pulitzer 1920) – ne è stata fatta una versione cinematografica molto bella, diretta da Martin Scorsese, con Michelle Pfeiffer, Winona Ryder e Daniel Day-Lewis – è stata un'attenta e fedele narratrice dell'America fin de siècle. Il racconto riguarda da vicino due americani in viaggio sul vecchio continente, la cui vita matrimoniale entra a far parte di un affresco di più ampio respiro sul ruolo della società nel privato della coppia.

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20 giugno 2012

Marcel Van Eeden. Sam, This Is You




MARCEL VAN EEDEN
Sam, This Is You

22 Giugno 2012 – Settembre 2012

Terza personale italiana di Marcel van Eeden, “Sam, This Is You” alla galleria S.A.L.E.S. di Roma.

Per questa mostra l’artista ha realizzato un corpo di nuove opere ideate appositamente per lo spazio della galleria: si tratta di disegni, alcuni di grandi dimensioni pensati come opera singola, altri di piccole dimensioni raggruppati in opere a carattere collettivo, una scultura di cartone e wall-paintings eseguiti direttamente sulle pareti. Tutte le opere sono riproduzioni di immagini risalenti ad un’epoca antecedente alla nascita dell’artista (22 Novembre 1965).

Questa mostra arriva dopo anni durante i quali la pratica di van Eeden si è evoluta in modo sostanziale, passando da un utilizzo pressochè esclusivo del disegno, alla pittura, tanto che nel 2008 ha dedicato alla pittura un’intera mostra, “Sensational. New Way To Paint”, e testimonia la fase di forte sperimentazione che segna il suo percorso artistico attuale.

In “Sam, This Is You”, Marcel van Eeden crea un ambiente in cui i media utilizzati, pur nell’esaltazione delle loro specificità, vengono in qualche modo confusi, sovrapposti l’uno all’altro, sostituiti l’uno con l’altro. In questo ambiente l’interazione tra le varie opere avviene secondo dei legami mobili, alcuni interni alle opere stesse (ad esempio lo stesso soggetto viene raffigurato in opere diverse), altri esterni all’opera e derivanti dalla sua posizione nello spazio e dal ritmo della visione, che l’artista articola mediante l’uso delle cornici, i cromatismi o accorpando lavori diversi in un’ unica opera a carattere seriale.

L’obiettivo di Marcel van Eeden è quello di inserire un elemento di indeterminatezza che introduca lo spettatore alla natura mutevole e in divenire della sua personale ricerca, apertasi a raggiera attorno al nucleo duro che connota la sua arte. In “Sam, This Is You”, questo nucleo duro emerge in quattro elementi: il ritorno preponderante al disegno, lo stile uniformante con cui vengono realizzate tutte le immagini, la riproduzione di materiale visivo che risale a prima della sua nascita ed infine, la presenza di un personaggio attorno a cui si svolge la storia narrata nel ciclo di opere. Come i precedenti personaggi comparsi nelle opere di van Eeden, anche Sam non è una pura invenzione dell’artista, ma è il protagonista di una storia tratta da un vecchio libro in cui si narra di un viaggio nel tempo.

La seconda serie di disegni sembra invece introdurre un esplicito riferimento formale. Alcuni lavori grafici e i wall-paintings alle pareti riproducono opere del pittore astratto americano John McLaughlin (1898-1976), i cui quadri erano ispirati ad opere di Mondrian e Malevic, ma soprattutto alla pittura giapponese del Seiecento e del Settecento, e si connotavano per l’assoluta austerità delle forme e il colore come unico possibile codice di linguaggio.

In questa mostra Marcel van Eeden porta avanti due riflessioni parallele, una costruita attorno al personaggio di Sam e un’altra, costruita attorno al lavoro dell’artista, mentre il legame posto tra spettatore e artista costantemente si stringe e si riallenta. In questo universo di relazioni fluide, la tensione tra elemento autobiografico ed elemento di proiezione dell’opera è avvertita, ma le traiettorie che essa segue, si perdono nell’ambiente voluto da van Eeden, in cui percezione e composizione, spazialità e gioco di ruolo, entrano di pari grado come attributi in un quadro visivo unitario.

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Marcel Van Eeden, nato a L’Aia (NL), 1965. Vive e lavora a Zurigo.
Le opere di Marcel van Eeden, disegni e dipinti a olio, sono riproduzioni di illustrazioni pubblicate tra i primi del ‘900 e il 1965 in vecchi libri, giornali, periodici oppure ritraggono persone, avvenimenti, spezzoni di film, opere d’arte, tutti i soggetti appartengono ad un’epoca antecedente al 1965, cioè alla nascita dell’artista stesso. A partire dal 1993 fino ai primi anni del 2000, van Eeden ha prodotto almeno un disegno al giorno, impegnandosi in un esercizio al contempo tecnico e narrativo, in cui l’indagine sul medium si accompagna ad una riflessione sulle effettive capacità dell’arte di raccontare la realtà. Di quest’epoca, che non è nè troppo remota, nè davvero conosciuta, l’artista ripesca personaggi marginali a cui riscrive una storia che non è mai avvenuta, ma che sarebbe potuta avvenire. Per molto aspetti le sue opere ricordano i Date Paintings di On Kawara e le serie di numeri di Roman Opalka. Centrali restano il rigore tecnico e il ricorso puro a media tradizionali, una scelta specifica sulla quale l’artista modula il rapporto intercorrente tra i propri lavori e la tradizione artistica antica, moderna e del Novecento contemporaneo.

PREMI (selezione):
Daniel & Florence Guerlain Contemporary Art Foundation’s Drawing Prize (2011);

MOSTRE PERSONALI E COLLETTIVE (selezione):
Institut Mathildenhöhe, Darmstadt (S, 2011); Kunstmuseum St. Gallen, Sankt Gallen (S, 2011); Museo Nacional de Arte Visuales, Montevideo (C, 2011); Fries Museum di Berlino (C, 2011); BAWAG Contemporary, BAWAG Foundation, Vienna (S, 2010); Art Forum Baloise, Basilea (S, 2010); CGAC Centro Galego de Arte Contemporànea, Santiago de Compostela (C, 2010); Hamburger Kunsthalle, Amburgo (S, 2009); MOMA Museum of Modern Art, New York (C, 2009); IV° Biennale di Berlino (a cura di Maurizio Cattelan, Massimiliano Gioni ed Ali Subotnick, Berlino (C, 2008); Heidelberg Kunstverein, Heidelberg (S, 2008); Central Museum, Utrecht (S, 2008); Museum Schloss Moyland, Bedberg-Hau (C, 2008); Royal College of Art, Londra (C, 2008); Kupferstichkabinett Museum of Prints and Drawings, Berlino (C, 2008); Draìocht Arts Centre, Dublino (S, 2007), Kunsthalle Tübingen, Tubinga (S, 2007); CGAC Centro Galego de Arte Contemporànea, Santiago de Compostela (C, 2007); Stedelijk Museum, Amsterdam (C, 2007); Kunstverein Hannover, Hannover (S, 2006).

COLLEZIONI PUBBLICHE E PRIVATE (selezione):
Museum of Prints and Drawings (Kupferstichkabinett), Berlino; Stedelijk Museum, Amsterdam e Schiedam; MOMA Museum of Modern Art, New York; Centre Pompidou, Parigi; Walker Art Center, Minneapolis; AKZO Nobel Art Foundation, Amsterdam; ABN AMRO Kunststichting, Amsterdam; Baloise Group Art Collection, Basilea.

Galleria S.A.L.E.S.
via dei Querceti 4/5, Roma - Italia
www.galleriasales.it

19 giugno 2012

Artista si nasce, non si diventa


L'emotività per me è preoccupante se non è unita al suo opposto, cioè la razionalità

Michelangelo Pistoletto

Ripercorrendo la carriera artistica di Michelangelo Pistoletto nel saggio di Arianna Testino - Michelangelo Pistoletto, l'unione di vita, parole e opera (Damocle Edizioni), dagli esordi, negli anni Sessanta, fino ai giorni nostri, il passo non è certo breve in una carriera artistica così lunga e significativa.

Un artista che non ha mai perso di vista qualità e responsabilità nel proprio metodo di lavoro. Per la coerenza di stile e pensiero che si manifesta nella produzione all'interno del panorama artistico italiano contemporaneo, e anche per il ricorso frequente, integrativo, all'uso della parola come appendice e completamento delle opere, attraverso scritti editi e conversazioni con noti critici e curatori - Germano Celant, Achille Bonito Oliva, Bruno Corà.

Inserendolo in un quadro storico-culturale ben preciso in quanto esponente del movimento dell'Arte Povera, nel presente saggio l'autrice mette in rilievo il legame, inscindibile per Pistoletto, del ruolo delle generazioni nell'arte, per un implicito patto di discendenza tra padri e figli entro lo spazio creativo, che necessita di continuo scambio e comunicazione, anche muovendosi tra i limiti incerti delle differenze.

L'intervista finale è particolarmente apprezzabile, come discorso puro su prospettive e coinvolgimento dello spettatore, riflessione sul ruolo del curatore e definizione stessa di creatività.


Arianna Testino, Michelangelo Pistoletto, l'unione di vita, parole e opera
Damocle Edizioni

Sito dell'artista:
http://www.pistoletto.it/


Marianna Masciolini. Sculture in città


+50. Sculture in città tra memoria (1962) e presente (2012)
Palazzo Collicola Arti Visive, Spoleto, Italia
23 Giugno - 28 Ottobre 2012

Opening Sabato 23 Giugno 2012

18 giugno 2012

Via Veneto



The Gate: Star Systems


Agora










OPEN SPACE



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Greek heritage


Hundesalon


16 giugno 2012

Testimonianze di guerra

Dovremo dare la colpa alla guerra? Quando i cannoni si misero a sparare, nell'agosto del 1914, sulle facce di uomini e donne si leggeva davvero con tanta chiarezza che il romanticismo era stato ucciso? Certamente fu uno shock ( e lo fu per le donne, in particolare, con tutte le loro illusioni sull'istruzione e quant'altro) vedere le facce dei nostri governanti alla luce dei cannoni che sparavano. Sembravano così brutti - tedeschi, inglesi, francesi - e così stupidi [...].

Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, Einaudi

Proust su musica e pittura


Chopin
Chopin, mare di lagrime, di sospiri e singhiozzi che una nube di farfalle traversa senza posarsi, giuoco sulla tristezza o danza sulle onde [...].

Mozart
Nel parco tedesco dove già il tedio annebbia, regina della Notte è ancora l'Italiana [...].

Antoine Watteau
Con la mantella azzurra e la maschera incerta, crepuscolo che trucca di rughe alberi e volti. Cipria di baci intorno a bocche stanche. L'incerto si fa tenero e quel che è vicino si allontana [...].

Ritratti di pittori e musicisti, Marcel Proust, Poesie, Einaudi

15 giugno 2012

Animal Series




13 giugno 2012


Un capolavoro di Oscar Wilde

Prendo spunto dal titolo di un'opera di Doris Lessing, Se gioventù sapesse, per individuare un libro che non può mancare tra le letture giovanili. Le letture, per quanto varie e ricche, non dovrebbero trascurare alcune opere fondamentali che dalla letteratura sono confluite in altre arti, in uno scambio reciproco, fino a toccare, a nostra insaputa, fenomeni di costume e moda.
Il ritratto di Dorian Gray è un capolavoro di arte ed estetica. Nella prefazione per una edizione italiana, Aldo Busi (A. Busi in Prefazione, Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, Universale Economica Feltrinelli), argomenta l'inutilità di spiegarne i significati tramite letture critiche. Di sicuro è un lavoro degli specialisti del settore, talvolta ingrato, trovare il bandolo della matassa, mentre è un diritto del lettore non essere indotto a priori a condividere idee univoche sui risvolti molteplici del testo. Ad esempio, a proposito delle accuse piovute su Wilde per le sue posizioni sul ruolo morale dell'arte, dando l'opportunità di rintracciarvi, invece, una visione di tipo etico su argomenti disparati, in un intreccio sempre molto attuale per la nostra società.

To Headhunters


Mobbing. Mi piace lavorare


Il mobbing sul lavoro si verifica spesso e se ne parla poco. Di solito si approfondisce la disoccupazione, si indagano i motivi e si cercano i colpevoli. Oppure si danno molti consigli su come fare per trovare lavoro, quale vestito indossare al colloquio, la risposta da dare o quella che va assolutamente evitata alla fatidica domanda: Come si vede tra dieci anni?, che lascia un pò basiti... Questo e altro ancora sui prontuari di gestione delle risorse umane.
Nell'inverno trascorso tra i DVD presi in prestito dalla biblioteca ho scelto un film di Francesca Comencini, Mobbing. Mi piace lavorare. Attrice protagonista, Nicoletta Braschi nel ruolo di Anna, donna separata con figlia a carico. Non è un film sulla condizione lavorativa della donna perché il mobbing riguarda anche l'altro genere e non se ne fa qui, un discorso al femminile. La regista si è ispirata ai racconti reali di persone che hanno subito mobbing sul posto di lavoro e si sono rivolte ai sindacati per trovare una soluzione legale.
Interessante è la rappresentazione delle dinamiche di gruppo sul luogo di lavoro e il condizionamento sulla vita della protagonista. In seguito a una fusione dell'azienda con una multinazionale, in nome di una gestione delle risorse umane che prevede l'adattamento a un principio secondo il quale i lavoratori sono interscambiabili, Anna, segretaria efficiente e zelante, passa da un ufficio all'altro, le vengono affidati diversi nuovi incarichi laddove mancano gli strumenti di lavoro (dal computer alla basilare scrivania), non è stata formata o che la mettono in difficoltà per via di scherzi da parte di colleghi, millantati amici, o del nuovo capo che adopera il suo ruolo dirigenziale e l'esercizio di potere per una rivalsa personale.
Mobbing. Mi piace lavorare è un film che descrive a quanti/e si propongano sul mercato del lavoro realtà che è meglio conoscere e saper riconoscere.

12 giugno 2012


Lugano

11 giugno 2012

Fiere europee d'arte contemporanea



Il 14 Giugno 2012, DROME compie otto anni, per celebrarli sarà presente alla 43a edizione di ART BASEL - l'art show più importante e prestigioso del mondo, presso il proprio stand (n. Z/26) con l'ultimo DROME 20, 224 pagine e il più attuale dei temi, Catastrofe.

ART BASEL 43 include una selezione internazionale delle migliori gallerie del mondo, con un generoso programma comprendente mostre, party ed eventi crossover tra musica, cinema, architettura e design, che inonderanno la capitale assoluta del mondo dell'arte contemporanea.

Inoltre, come ogni anno, in occasione del suo appuntamento primaverile nella cittadina svizzera, DROME sarà nell'area editoria della 17a edizione di LISTE, la “giovane” fiera d'arte di Basilea, che - con la sua nota propensione alla scoperta delle più promettenti gallerie del mondo - non mancherà di stupirci per la sua selezione fresca e profetica.

Appuntamento a Basilea, tra l'11 e il 17 Giugno 2012, a LISTE 17 (Area Editoria) e ad ART BASEL 43 (stand n. Z/26).

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English Version

On June 14, 2012, DROME reaches its eight years, and is ready to celebrate in the most exciting way: at the 43rd edition ART BASEL - the most important and prestigious art show in the world - where it would be glad to present at its own booth (n. Z/26) the leatest of its achievements: DROME 20, 224 pages about the most alive of the themes, Catastrophe.

As usual, ART BASEL 43 combines an international selection of top galleries with an exciting program of amazing exhibitions, parties and crossover events featuring music, film, architecture and design that will flood the absolute capital of the world of contemporary art.

Furthermore, like every year, on the occasion of its Spring appointment in the Swiss town, DROME will not miss the 17th edition of LISTE, the “young art fair in Basel”, which - with its well known vocation to discover the most promising young galleries of the world - will surprise us again with its fresh and forward selection.

Basel, from June 11 to 17, 2012
LISTE 17 (in the Publishing Area)
ART BASEL 43 (at the booth n. Z/26)

10 giugno 2012

Musica itinerante nei quartieri popolari

Bateria Samb'Alegria

La Festa per la Cultura che si è tenuta ieri nel quartiere romano La Garbatella è stata una risposta a una opinione diffusa negli anni, condivisa e, purtroppo per tutti, applicata che, in tempi di crisi, bisogna operare tagli anche sulla cultura. Una scelta sbagliata, in tanti sensi, perché la cultura è un investimento i cui risultati si pesano su bilance che hanno a che fare con il benessere e la qualità della vita dei cittadini. La festa, organizzata in uno dei quartieri popolari di Roma che ha conservato i suoi tratti inconfondibili - nel dialetto, nelle case stinte ornate da gerani, gelsomini e ortensie e dove c'è ancora un metro quadro per i giochi d'infanzia  nei cortili – la festa, continua nonostante i tagli e la negazione di diritti e spazi pubblici, da sempre esempio di espressione e ricchezza del territorio. Perché la cultura è una risorsa.
Tra gli artisti italiani anche il gruppo Bateria Samb'Alegria, che a proprie spese è venuto direttamente da Parigi per sostenere l'evento ed esibirsi gratuitamente.
Ah, les artists... Che ordine professionale. Se non ci fosse, bisognerebbe fondarlo!

9 giugno 2012


8 giugno 2012

Il bugnato, la musica e l'aramaico


Si può conoscere una città senza stare chini sui libri di storia dell'arte che, non sempre, rendono l'idea, contengono tutti i posti e i luoghi reclamizzati, riescono a dare una visione d'insieme completa (come si potrebbe!) dentro i limiti della carta oppure si perdono in digressioni infinite.
Per esempio, prendiamo in considerazione una città come Napoli. Dalle mie svariate guide turistiche riposte su scaffali, non c'è riferimento alcuno al fatto che sulla facciata in bugnato della Chiesa del Gesù Nuovo, accanto alla ben più nota Santa Chiara, ci siano dei simboli musicali in aramaico. Ogni elemento è una nota, lo spartito murale è quello di una musica la cui esecuzione dovrebbe durare ben due ore e mezza. Notizia fantasiosa o leggenda metropolitana, carpita al volo, tra turisti e passanti.

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7 giugno 2012

Rilevato ad Arte

Rilevato ad arte
Opere di Marisa Mura
Museo Mario Praz
Via Zanardelli 1, Roma
Roma
14 giugno - 8 luglio 2012

Quando nel giugno del 1995 il Museo Praz veniva aperto al pubblico, fu subito chiaro che sarebbe stato assai difficile dotarlo di una segnaletica funzionale. L’imponente facciata neorinascimentale progettata dall’architetto Raffaello Ojetti per il Palazzo del Conte Primoli, avrebbe difficilmente sopportato l’intrusione di un segno grafico che indicasse in maniera evidente la collocazione del Museo.

Il compromesso trovato, sull’esempio di quanto già fatto dal vicino Museo Napoleonico nella loggetta d’angolo del Palazzo, fu di inserire, nelle centine delle tre arcate del portico, tre semicerchi in legno dipinti di verde e decorati con foglie di lauro in oro, recanti sempre in oro le scritte relative alla tre Istituzioni esistenti nel Palazzo. Fondazione Primoli, Museo Napoleonico e Museo Mario Praz. Il tempo e l’inquinamento atmosferico hanno avuto facilmente ragione di queste tre iscrizioni ormai annerite e la loro collocazione solidale con la facciata del Palazzo, le rende a malapena visibili solo per chi si trovi sul lato opposto di via Zanardelli ed alzi casualmente lo sguardo.

A partire dal 2002 con l’organizzazione delle prime mostre temporanee, è divenuto poi possibile esporre all’esterno delle cancellate del portico i manifesti delle mostre in corso, alternati a quelli relativi alle opere del museo e dare quindi un modesto ma incisivo segnale su strada. Ma resta frequente la difficoltà manifestata dal nostro pubblico nell’individuare la collocazione del Museo Praz.

Marisa Mura, che presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna ha svolto il suo lavoro di storica dell’arte fino al 2009, si è fatta carico del problema ed assieme abbiamo lungamente ragionato su questo tema, arrivando a individuare alcune possibili soluzioni che utilizzano il livello superiore della facciata di Palazzo Primoli, in quell’area del secondo piano occupata dallo stesso Museo Praz.

Sono stati quindi ideati dei pannelli-stendardi connotati da un forte segno grafico, da installare sulle grandi finestre della Galleria, così da costituire un deciso motivo di richiamo. Un’altra proposta prevede l’installazione di elementi cromo-plastici con andamento verticale da inserire tra le colonne della facciata, rilevandoli con una potente illuminazione.

Seguendo poi una precisa disposizione prazziana che aveva imposto di tamponare la finestra d’angolo dello suo studio per non avere sott’occhio la mole un po’ greve del Palazzo di Giustizia, si è pensato di utilizzare questa finestra cieca, ben visibile fin dall’adiacente Lungotevere, per collocarvi uno stendardo permanente che segnali anche topograficamente la collocazione del Museo Praz. La Mura ha poi lavorato attorno a queste ipotesi con quel gusto per il colore che la contraddistingue, abbinato ad un segno grafico “misurato ad arte” che rileva con estrema acribia i compositi elementi architettonici della facciata, fin nelle modanature dei basamenti e dei capitelli.

Non possiamo che augurarci che a tanto lavoro di progettazione possa corrispondere in tempi brevi una concreta realizzazione di quanto immaginato.

Marisa Mura, artista e storica dell’arte, storica dell’arte e artista, è nata e attualmente vive a Sassari, città che costituisce il punto di partenza e di ritorno di molte sue esperienze lavorative. Il dualismo, arte – storia dell’arte, ha inizio con la sua formazione e prosegue con la conduzione di un’attività che vivacemente si articola e arricchisce i due campi. Da alcuni anni le sue esperienze artistiche la vedono impegnata in interventi di forte segno estetico che si collocano all’interno e/o all’esterno di edifici storicamente connotati per proporne una rivisitazione e rilettura attraverso schermi contemporanei.

Aforismi di Alda Merini



I quadri sono come le donne:
non vogliono essere capiti.

La macchina di troppo