13 giugno 2012

Mobbing. Mi piace lavorare


Il mobbing sul lavoro si verifica spesso e se ne parla poco. Di solito si approfondisce la disoccupazione, si indagano i motivi e si cercano i colpevoli. Oppure si danno molti consigli su come fare per trovare lavoro, quale vestito indossare al colloquio, la risposta da dare o quella che va assolutamente evitata alla fatidica domanda: Come si vede tra dieci anni?, che lascia un pò basiti... Questo e altro ancora sui prontuari di gestione delle risorse umane.
Nell'inverno trascorso tra i DVD presi in prestito dalla biblioteca ho scelto un film di Francesca Comencini, Mobbing. Mi piace lavorare. Attrice protagonista, Nicoletta Braschi nel ruolo di Anna, donna separata con figlia a carico. Non è un film sulla condizione lavorativa della donna perché il mobbing riguarda anche l'altro genere e non se ne fa qui, un discorso al femminile. La regista si è ispirata ai racconti reali di persone che hanno subito mobbing sul posto di lavoro e si sono rivolte ai sindacati per trovare una soluzione legale.
Interessante è la rappresentazione delle dinamiche di gruppo sul luogo di lavoro e il condizionamento sulla vita della protagonista. In seguito a una fusione dell'azienda con una multinazionale, in nome di una gestione delle risorse umane che prevede l'adattamento a un principio secondo il quale i lavoratori sono interscambiabili, Anna, segretaria efficiente e zelante, passa da un ufficio all'altro, le vengono affidati diversi nuovi incarichi laddove mancano gli strumenti di lavoro (dal computer alla basilare scrivania), non è stata formata o che la mettono in difficoltà per via di scherzi da parte di colleghi, millantati amici, o del nuovo capo che adopera il suo ruolo dirigenziale e l'esercizio di potere per una rivalsa personale.
Mobbing. Mi piace lavorare è un film che descrive a quanti/e si propongano sul mercato del lavoro realtà che è meglio conoscere e saper riconoscere.

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