24 giugno 2012

Operando scarti e rimozioni di memoria














Milan Kundera è un autore la cui popolarità è legata all'incredibile successo de L'insostenibile leggerezza dell'essere, un capolavoro letterario che rivisita le opposizioni caratteriali entro due coppie. Un tema classico, già trattato da un punto di vista narrativo, in un passato oramai remoto, da altri scrittori come Goethe (Le affinità elettive), o a teatro da Shakespeare (Sogno di una notte di mezza estate), solo per fare alcuni nomi.

L'ignoranza
(2000) è un libro che ho letto un paio di volte ma, inspiegabilmente, ne rimuovo qualsiasi ricordo sul piano contenutistico che possa riguardarlo. Un paradosso del caso perché coincidenza vuole che il testo riguardi proprio il tema della memoria e dell'oblio. Il titolo apre infatti il discorso sul peso dell'ignoranza, intesa non in termini dispregiativi naturalmente – non sapere è infatti una possibile condizione oppure una scelta più che legittima, operata in nome del libero arbitrio.

L'autore, con la consueta maestria stilistica (usa costruzioni sintattiche tali da rendere la lettura piacevole e sintetica, adatta a un momento disimpegnato della giornata), affronta un nodo tuttora scoperto sulla conoscenza, ovvero: quanto, di quello che produce, la società odierna è in grado di custodire, dando valore a ciò che vale conservare oppure rigettare, sistematicamente, nel dimenticatoio della memoria?

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