3 luglio 2012

De... scurrilità



L'evoluzione del linguaggio e della comunicazione va di pari passo con quanto avviene in società. Questa è la naturale conseguenza di decenni in cui il processo comunicativo ha ampiamente sfruttato alcuni canali (si chiamano proprio così in linguistica), usando in maniera esagerata un registro predominante, ricco di scurrilità, a discapito della variazione di registro o, in termini meno tecnici, della "varietà". Senza troppo scandalizzarci, siamo italiani, e la lingua è interessante perché muta nel tempo, come un elemento vivente.
Basta rileggere la stampa degli ultimi decenni, e rivedere la televisione per prendere coscienza di quanto la scurrilità sia un genere che da noi spacca, come si dice in gergo.
Sul fronte letterario, se mi tocca pensare a un autore scurrile, ispirato e prolifico come nessun altro in questo genere, tradotto in Italia e intervistato da Fernanda Pivano, non posso che scegliere Charles Bukowski e in particolare Post Office, un testo sull'epopea lavorativa nel contesto dell'American dream. Il bello di questo esilarante racconto, un campionario di colloqui e lotta per la sopravvivenza, è nella capacità di Charles Bukowski di mettere in atto una strategia finale di fuga una volta raggiunto il tanto agognato e rassicurante posto fisso, perché un così scurrile, sboccato e coraggioso anticonformista non voleva sentirsi dire di essere arrivato a quella specie di pole position.

-----------------

La gente mi spaventa, specialmente alle feste.
Da Factotum

Sono un barbone. Cosa dovrei fare secondo te? Dovrei mettermi a scrivere sulle sofferenze delle classi elevate?
Da L'ubriacone

La schiavitù non è stata eliminata affatto, è solo stata allargata fino a comprendere i nove decimi della popolazione. Dappertutto. Santa merda.
Da Niente canzoni d'amore

Citazioni a scelta da Charles Bukowski, Pensieri e Aforismi

Nessun commento:

Posta un commento