15 settembre 2012

25 segreti di Mona Lisa



“Tutto ciò che passa attraverso l'atmosfera è blu, quindi tutto deve essere blu se visto da una certa distanza.” Leonardo da Vinci, Trattato sulla Pittura

Del quadro più famoso e riprodotto al mondo si pensa di sapere tutto o quasi. Quello che è stato possibile ricostruire da fonti che risalgono al Rinascimento e lo accompagnano fedelmente al periodo successivo, fino ad oggi. La mostra interamente dedicata al quadro italiano per eccellenza e che non è presente, non può che attrarre turisti e passanti nei pressi di Piazza delle Cinque Lune. Come si può parlare della grande assente?

L'ingegnere scientifico, inventore della macchina fotografica multi spettrale, Pascal Cotte ha ottenuto poco tempo fa una concessione della durata di due anni per fotografare ed esaminare La Gioconda nei minimi particolari. L'esposizione dei risultati si è resa possibile a Roma grazie all'Associazione Italiana Anthropos.

Il percorso del visitatore si articola tra riproduzioni fotografiche del busto, delle mani (Hands of Mona Lisa), del celebre sorriso e dello sguardo che, spiega la didascalia, non è rivolto allo spettatore, bensì a ciò che si trova alle sue spalle. Lo studio di Cotte ha fatto emergere curiosità sulla tecnica e segreti che interessano i critici d'arte.

La Gioconda, o Mona Lisa Gherardini, moglie di Francesco il Giocondo, venne completata attorno al 1514. Nel 1518 re Francesco I l'acquista per la somma di 6.259 sterline imperiali (oggi € 1.500.000). Nel 1801 abbellisce gli Appartamenti di Giuseppina Bonaparte e arrivata al Louvre viene catalogata col numero 29, mentre la cornice fu donata dalla contessa di Béarn. Il quadro compie così molti spostamenti e, nel Novecento, svariati viaggi: Tokyo, Mosca, Roma (a Palazzo Farnese), Washington e New York. La sua storia non manca di un celebre furto per riportarla in Italia e di un incidente che nel 1956 richiese un restauro ad un gomito per via del lancio di un sasso da parte di uno squilibrato.

Gli studi hanno fornito informazioni sulla tecnica del Maestro: i volumi e i contorni furono infatti ritoccati usando preziosi smalti colorati. Fino al XV sec. i leganti erano realizzati con le uova nella tecnica nota come “tempera”. Qui Leonardo usa invece una tecnica ad olio importata dall'Olanda, usando olio di noci. Infine l'uso abbondante del blu nell'originale, fa pensare che il Fiorentino disponesse di molti lapislazzuli. I lapislazzuli, essendo molto costosi, venivano fatturati dai pittori rinascimentali separatamente e usati per ritrarre clienti e personaggi importanti.

L'ingegnere francese ha esaminato molte varianti, tra le quali il colore del quadro in una prospettiva storica, scomponendo il quadro in tre livelli: 1. frontale – di cui fanno parte i presenti, 2. corrispondente al collo e al paesaggio col lago, 3. il livello delle rocce e delle nebbie. Il retro riporta il timbro imperiale (il giglio), il nome (la Gioconda) e il numero (29) e una H. Insomma la catalogazione del Louvre del 1797.
25 sono i nuovi segreti di Mona Lisa. Il materiale su cui è dipinta è pioppo. La Gioconda porta un doppio velo, ha una macchia su un occhio per un gesto maldestro che ha lasciato il segno sulla tela, in cui fu coinvolto Napoleone. Leonardo dipinse il velo con la tecnica glacis, quasi fosse una glassa. Il merletto che decorava la veste, invece, è scomparso, come pure ciglia e sopracciglia.
Questo e chissà quanto altro è custodito nel più discusso ed enigmatico quadro del nostro Rinascimento.

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