9 ottobre 2012

Natura, società e cambiamenti epocali

GIACINTO OCCHIONERO
Société à la coque

Z2O Galleria Sara Zanin
via della Vetrina 21 Roma
Fino al 17 Novembre

La personale di Giacinto Occhionero (Campobasso 1975) racchiude un ciclo pittorico di un promettente talento del panorama artistico contemporaneo. L'artista ha partecipato alla 54a Biennale di Venezia ed ha esposto in Italia e all'estero, New York, Atene, Salamanca. La sua grande disposizione per la pittura si conferma, da un lato, per il tratto distintivo, che ha continuato ad affinare dopo gli studi in Accademia, dall'altro per un dialogo, a distanza, attualizzato, con grandi nomi della Storia dell'Arte a cui fa riferimento – i Preraffaelliti (c'è un'Ofelia del Millais in versione pop), ritratti che si ispirano a quelli di Velasquez per fare qualche nome. Nelle tele più recenti prevale il colore, dai toni vivi, soffusi e audaci, che emerge con molta irruenza.

In Checkmate, una fra le tele monocromatiche esposte, in un terreno di alberi divelti, c'è posto per una tavola di scacchi, e per l'apparizione di una figura indistinta e inquieta, un omaggio a Ingmar Bergman. Wright or Wrong ci riporta, invece, alla naturalistica e sognante Casa sulla cascata di Richard Wright, padre dell'organicismo in architettura, aprendo un discorso sulla voce utopia in ambito architettonico. D'altro canto il legame tra società, uomo e natura è spesso tematizzato in varianti a cui lo spettatore moderno guarda con quel disincanto di chi si sa, consapevolmente, beffato su argomenti quali la buona gestione delle risorse naturali a disposizione da parte degli abitanti della terra. I cambiamenti climatici messi in atto dall'azione dell'uomo sono di nuovo evidenziati in Tea Room dove, in piena oasi, un gruppo di uomini assapora una singolare pausa del tè sotto l'ombra prodotta... da un caloroso pannello fotovoltaico.

Global Warming, una delle rare sculture in mostra, è una coperta avvolgente che soffoca la terra (la quale è stata posta ad hoc in un vero forno) e al cui centro c'è l'Africa, simbolo delle origini collettive. La tecnica adoperata da Occhionero nei suoi lavori - stesura per strati su materiali di plexiglas di smalti di carrozzeria, resi in un secondo momento evanescenti e soffusi da appositi solventi – rendono le immagini misteriose e trasmettono messaggi spiazzanti allo spettatore.

In Société à la Coque, con fare ironico, l'artista riproduce e concepisce la società simile a un uovo. In un gioco dadaista, l'immagine supera i limiti della convenzione per acquisire e comunicare un nuovo valore attraverso l'oggetto rappresentato. La terra contiene l'uovo dentro un vulcano che, per sua stessa natura, evoca calore, sommovimento dal basso. E infatti l'uovo-società è ripartito in due parti da una fittizia e poco angelica aureola che distingue il ceto basso dal ceto alto, per non perdere di vista il discorso sulla fitta stratificazione di classe che sussiste tuttora nella società moderna e da cui hanno origine spesso i cambiamenti e gli eventi che la riguardano.

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