6 novembre 2012

Letteratura d'infanzia e d'evasione


Non c’è lettura migliore per compiere voli pindarici e attraversare luoghi avventurosi comodamente seduti nel primo accenno di freddo che attraverso la letteratura d’infanzia, sempre interessante, nonostante i sopraggiunti limiti d’età.
Nella mia memoria Il Mago di Oz era, fino a poco tempo fa, un film in bianco e nero, visto e rivisto più volte,  con una straordinaria Judi Garland. Ho ritenuto così giunto il momento per leggere l’opera di Lyman Frank Baum, giornalista e a sua volta attore.
Il Mago di Oz (1900) raccoglie attorno a una candida protagonista, Dorothy, una comitiva di smodati e tenaci avventurieri – uno spaventapasseri in cerca di un cervello, un boscaiolo tramutato in uomo di latta che vorrebbe gli fosse restituito, se non un corpo umano, almeno un cuore per coronare il suo sogno d’amore, un leone convinto di essere un vile codardo bisognoso di una dose di coraggio tale da farlo diventare degno di esercitare il ruolo di Re nel regno degli animali.
Un ciclone in pieno Kansas, trasporta così Dorothy per paesaggi fantastici, sentieri di mattoni gialli, foreste minacciose, visitando regni definiti dalla monocromia e incontrando popoli in cerca di sovrani talvolta pronti a gabbarli, streghe buone e cattive, seguendo una tradizionale polarità tra forze del bene e del male, oppure luoghi fragilissimi in porcellana abitati da personaggi altrettanto fragili e che non possono sopravvivere altrove.
Nell’incanto della Città Smeraldo, risolutivo sarà per ogni personaggio l’incontro con il mago di Oz che, metterà alla prova ciascuno dei personaggi, già dotato a suo modo di quello che cerca in una realtà diversa dalla propria.  

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