7 dicembre 2013

Notizie lievi#2

Antonello Bulgini, lafet 2010 tecnica mista su tavola 104x132


SABATO 14 DICEMBRE, ORE 11





ANTONELLO BULGINI

Notizie lievi#2



con interventi di:

Marco Bernardi, Luciano Perrotta, Chiara Mu, Enrico Bertelli, Federico Cavallini,

Somyot Hananuntasuk, Valio Tchenkov,



---



Extra-moenia

Dario Agati, Liseidy Bueno, Camilla Carè, Jae Hee Cho, Matthew James Hill, Esther Jun, Kelly Lee, Ovidiu Leuce, Leila Mirzakhani, Tiziana Rinaldi, Manuela Violi, Katrina Yu, Zoe Zissovici



---



La Colata Room

Chiara Mu

Vendetta





Inaugura sabato 14 dicembre la mostra Notizie Lievi#2, per la cura di Claudio Libero Pisano e Fabrizio Pizzuto, che propone una visione critica del lavoro di Antonello Bulgini (Taranto 1960 – Roma 2011).  Seconda e più ampia proposizione di Notizie Lievi, già esposta al Museo Canonica di Roma la scorsa stagione.

Pittura è la parola che aiuta nella sintesi e svela la sostanza: Bulgini si sente libero di interrogare il medium, analizzandolo in modi mai uguali. Un’analisi che diventa un viaggio a ritroso nelle immagini della storia dell'arte, fatto di spunti e mai di punti fermi. Talvolta una poesia in cui lasciar affiorare esperienze di vita; uno su tutti, quando mescola bisogno di genuinità e senso di responsabilità verso la pittura affidando il tocco finale di una tela (Iafet, 2010) al figlio Tiziano il quale accetta l’onere con il vigore del fresco istinto creativo di un bambino.

Affrontare le responsabilità con ironia rende Bulgini libero nei soggetti, nei mezzi e nelle tecniche. É la combinazione varia di questi elementi a guidare le sue operazioni diventado una sintassi: un percorso con una sua logica interna in cui fanno il loro ingresso visioni e immagini non necessariamente legate alla realtà e slegate dal peso della citazione. Ma invadere lo spazio, citare, giocare o cancellare in un quadro non sono semplici divagazioni, ma un modo per ribadire, partendo piuttosto dall’analisi dei suoi confini, la centralità del problema pittorico.



La ricerca prosegue indagando nella cerchia delle persone che hanno con lui diviso pensieri e collaborazioni a Roma, Livorno e Berlino, luoghi dove ha vissuto e lavorato. Gli ospiti sono Marco Bernardi, Luciano Perrotta, Chiara Mu, Federico Cavallini, Enrico Bertelli, Valio Tchenkov e Somyot Hananuntasuk. Le tre città rappresentano diversi universi visivi, “campi” in cui la libertà nel confronto ha incontrato la sua esperienza professionale e umana. Si è cercato di individuare una maniera di ragionare (cui apparteneva parzialmente lo stesso Antonello), che non si trova esattamente nell'astrazione e nemmeno nel figurativo. Gli elementi vengono presi e portati a nuovo contenuto; particolare attenzione è data al materico e al mentale, talvolta al caso, dove costante è il senso libero dell’inserto.



In questa mostra, non commemorativa ma che intende proseguire quel dialogo che è stato così centrale nell’esperienza di Antonello, è presente anche il contributo del fratello Alessandro Bulgini, riprendendo le fila di un progetto comune mai realizzato: il ricordo va a uno degli ultimi intensi ricordi, al modo in cui Alessandro “accarezzava” con lo sguardo e con la mente i suoi lavori.



Extra-moenia, è un progetto di Luana Perilli che coinvolge sette studenti della Cornell University e sei studenti dell’Accademia di Belle arti di Roma che hanno lavorato a stretto contatto per realizzare dei progetti da esporre al CIAC. 

L'esperienza di trovarsi "fuori dalle mura" racchiude tanto l'idea del viaggio e dello studio all'estero quanto l'esperienza dell'altro da se e quindi della ridefinizione di un confine personale attraverso il confronto e il dialogo. La pratica artistica è quindi interpretata come uno sforzo di individuazione e spostamento del proprio orizzonte culturale, linguistico e personale.

Per le sue caratteristiche il CIAC, museo anch’esso “fuori le mura”, rappresenta la sede ideale per un'esperienza di questo tipo, a cavallo tra la sperimentazione, il workshop e la mostra.



La Colata  è stato per secoli il luogo dove veniva raccolta la cenere del castello e qui, attraverso un intenso lavoro manual, veniva trasformata in sapone. Vendetta, di Chiara Mu, nasce dal desiderio  di voler riportare l'attenzione sull’identità originaria e collettiva del luogo; permettere alla dimensione "inconscia" dello stesso di ri-emergere, vendicando ogni utilizzo avulso da questa trama, fatta di cenere, sapone e memoria. L’artista raccoglierà quanta più cenere possibile dalle case degli abitanti del paese e procederà alla sua trasformazione, permettendo così al luogo di svelare nuovamente se stesso. 

21 novembre 2013

Storie e visioni


STORIE E VISIONI
Silvia Camporesi, Simona Ghizzoni Beatrice Pediconi
dal 29 novembre al 12 gennaio 2014 - AuditoriumArte
Auditorium Parco della Musica - Roma

La mostra Storie e visioni dell’Auditorium Parco della Musica di Roma è l’ulti mo appuntamento espositivo della rassegna La fotografia al femminile, quattro percorsi espositivi che, in modo diverso, affrontano il rapporto tra donna e fotografia. Prodotta dalla Fondazione Musica per Roma in collaborazione con Contrasto, Galleria Z20-Sara Zanin (Roma) e Forma Galleria (Milano), la mostra resterà aperta dal 29 novembre 2013 fino al 12 gennaio 2014.
Tre fotografe, tre autrici del panorama italiano contemporaneo, che si muovono con modalità diverse e utilizzando il linguaggio fotografico e video, interpretano il proprio presente, la vita, reale o fantastica di ognuna, con sguardo nuovo, poetico e intenso.
Ogni autrice presenta in questa mostra due lavori fotografici, di dimensioni diverse, dando vita in questo modo a un insieme armonico e variegato di immagini che mischiano, propongono e sovrappongono i ricordi, i simboli, le storie e le visioni dell’una e dell’altra.
Nelle sue creazioni, spesso costruite in serie ragionate, Silvia Camporesi (Forlì, 1973) interpreta in modo personale, a volte divertente e giocoso, altre intriso di una magica e spiazzante attesa, il suo mondo e le suggestioni che le arrivano dalla letteratura, dall’arte o anche solo dalla banale quotidianità.
Il colore di Simona Ghizzoni (Reggio Emilia, 1977), tenue ed evocativo, lascia che al centro delle sue creazioni affiori sempre una figura femminile, vera protagonista di ogni storia e di ogni visione, come una labile impronta da cogliere al volo, prima che scompaia per sempre.
Nelle sorprendenti immagini di Beatrice Pediconi (Roma, 1972), niente è come appare ma tutto sembra il frutto di un processo di continua trasformazione, liquida e materiale, come un vero travaso di sostanze. Elementi vitali in continuo cambiamento che assumono sempre nuove forme, nuove visioni, appunto. E quindi, nuove storie.

18 novembre 2013

Un ricordo di Federico Fellini


Il film documentario Che strano chiamarsi Federico è un amichevole omaggio di Ettore Scola al collega e amico Federico Fellini. Il film ripercorre la carriera del regista dagli esordi come vignettista presso il giornale romano Marco Aurelio fino ai successi come regista. Una passione quella per l'abbozzo e la vignetta che Fellini manterrà per il resto della sua esperienza da cineasta, disegnando figure caricaturali, grottesche e sfuggenti dall’anonimato per marcate caratteristiche fisiche e soggettive tanto da rimanere come base preparatoria per altrettanti soggetti dei suoi celebri film. Il documentario racconta l’amicizia tra i due, le frequentazioni romane, l’abitudine condivisa di spegnere l’insonnia vagando la notte per le strade di Roma, attaccando bottone con chiunque incontrassero, artisti di strada, vagabondi, prostitute. Di tutti a Fellini interessava la loro storia. Non mancano spazi dedicati a un discorso puro sulla creatività e la libertà creativa, sulla volontà innata e necessaria di trasgredire, accennati e colti dallo sguardo autentico che l'intimità dell'amicizia sa offrire, disegnando attraverso il ricordo la figura di un regista che con i suoi cinque premi Oscar ha rappresentato mirabilmente il cinema italiano del tempo, consacrandolo per sempre nel panorama internazionale. 

17 novembre 2013

Modigliani e il gruppo di Montparnasse


Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter
Fondazione Roma Museo – Palazzo Cipolla
14 Novembre 2013 – 6 Aprile 2014

Del genio livornese si è ricostruita la turbolenta vita a fianco di Jeanne Hébuterne e ammirata la straordinaria opera: Modigliani ci ha lasciato una vasta produzione ritrattistica, visto che considerava il paesaggio un genere poco attraente perché, così affermava, privo di vita a differenza dei personaggi che rappresentava. Ispirato dall’arte africana e dal duecento senese, Modigliani fu antesignano e rappresentante del gruppo di artisti, intellettuali d’avanguardia, poeti e musicisti che vissero nel quartiere parigino di Montparnasse, che ne fecero il loro luogo di ritrovo nella Parigi dei primi decenni del Novecento. La mostra romana raccoglie 100 opere appartenenti alla collezione Netter, rappresentante alsaziano e uno dei primi ammiratori di Modigliani, che venne sovente a contatto con gli artisti di Montparnasse. Netter fu guidato nei suoi acquisti d'arte dal mercante e poeta polacco Zborowski che spesso gli suggeriva artisti di scarsa fama e le cui produzioni avevano costi a lui accessibili. Ciò consentì a Netter di far suoi quelli che nel tempo si sarebbero rivelati autentici capolavori dell'arte europea di quel periodo. Troviamo tra gli altri, opere di amici di Modigliani come Utrillo e Soutine. In particolare Utrillo condivideva con Modigliani la stessa fatica quotidiana del vivere che affogava nel bere. Veniva spesso arrestato ubriaco pagando le sue cauzioni con dei quadri e fu indirizzato alla pittura a scopo terapeutico dal suo medico. Di Soutine si ricorda invece la fama che riuscì a ottenere in vita grazie all’incontro con un collezionista americano che fece la sua fortuna trasformandolo in un artista dandy e alla moda. Infine, sono anche esposte opere della madre di Utrillo, Susan Valadon, prima modella e amante di artisti affermati come Renoir. La Valadon, che venne amata pure da Toulouse Lautrec, divenne nel tempo una pittrice affermata e apprezzata.

Nella foto: Amedeo Modigliani. Ritratto di Jeanne Hébuterne, 1918

13 novembre 2013

Silvia Camporesi. Souvenir Universo


SILVIA CAMPORESI 
Souvenir Universo

opening sabato 7 dicembre 2013, dalle 18 alle 20  
7 dicembre 2013 - 1 febbraio 2014 
 
Il titolo scelto per la terza mostra dell'artista in galleria - dopo Where All Become (2012) e Sifr - La distanza canonica (2011) - nasce da un gioco di parole: i due sostantivi, uno francese e l'altro italiano, si anagrammano a vicenda. Ed è proprio la prospettiva delle permutazioni di significato, tipica del gioco anagrammatico, alla base del suo nuovo progetto. Punto di partenza è la fotografia: le opere in mostra riflettono sulle modalità concettuali e materiali in cui poter declinare il linguaggio fotografico. Così, la fotografia di un falso cielo e l'immagine in motion di un bosco notturno, animato dalle lucciole, fanno da contrappunto alle video-fotografie di un piccolo vulcano che brucia ininterrottamente, o all'enorme massa d'acqua di una cascata che scende rallentata. Il tema universo è qui inteso come scansione dei quattro elementi, rappresentati intrecciando finzione e realtà. Anche nella seconda parte della mostra il luogo e il suo ricordo fotografico - il souvenir - sono un pretesto per scavare nelle possibilità del linguaggio fotografico. Due grandi fotografie di interni, scenari che ricordano il film Stalker di Andrej Tarkovskij, non sono luoghi reali ma immaginari, frutto del lavoro scultoreo di Silvia Camporesi che ha fotografato in studio dei modellini creati ad hoc.

Infine, l'antica tecnica giapponese del taglio e piega della carta viene applicata dall'artista su immagini di luoghi dismessi, azione che aggiunge una terza dimensione alla fotografia. Con questo ultimo intervento si conclude l'esplorazione immaginifica di luoghi reali e di finzione, esplorazione che sottopone la fotografia ad una riscrittura delle sue possibili esplicitazioni.

L'artista sarà presente all'inaugurazione.

_____________

Silvia Camporesi (Forlì 1973), laureata in filosofia, vive e lavora a Forlì. Attraverso i linguaggi della fotografia e del video - declinati in maniera pittorica, dove il colore è sempre protagonista - costruisce racconti che traggono spunto dal mito, dalla letteratura, dalle religioni e dalla vita reale, lungo una sottile linea di confine tra immaginazione e realtà, veglia e sonno, mantenendo una relazione costante con l'elemento naturale. Affianca l'attività artistica all'insegnamento di fotografia e critica dell'immagine. Dal 2000 ha esposto in numerose mostre personali in Italia tra cui, tra le più recenti ricordiamo: Journey to Armenia, (Galleria Photographica fine art, Lugano, 2013); Qualche volta, di notte (MLB Gallery, Ferrara, 2012); La Terza Venezia (Galleria Photographica fine art, Lugano, 2011), Where all Become (doppia personale con Michael S. Lee (z2o Galleria | Sara Zanin, Roma, 2012); Sifr- la distanza canonica (z2o Galleria | Sara Zanin, 2010); Dance dance dance (MAR, Ravenna, 2007). All'estero: 2112 (Saint James Cavalier, Valletta, Malta, 2013); À perte de vue (Chambre Blanche, Quebec - CAN, 2011); Terrestrial clues (Istituto italiano di Cultura, Pechino, 2006). Nel 2007 ha vinto il Premio Celeste per la fotografia ed è stata fra i finalisti del Premio Cairo (2013), del Premio Terna (2012 e 2010) e del Talent Prize (2012 - menzione speciale e 2008). Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private. [www.silviacamporesi.it]

11 novembre 2013

Ciambella alla zucca



Ecco una ricetta in tema con un prodotto della stagione autunnale come la zucca.

INGREDIENTI
500 g di zucca gialla
2 uova intere
300 g di farina
100 g di frumina
100 g di zucchero di canna
100 g di burro
1/3 bicchiere di latte
Essenza di vaniglia
Una manciata di cannella
Lievito per dolci

La zucca va cotta e la polpa poi tritata con il minipimer. Si procederà quindi ad amalgamare i diversi ingredienti.
Tempo di cottura nel forno preriscaldato a 200° per 30 minuti.

10 novembre 2013

Cézanne. Tra volume e forme



Cézanne e gli artisti italiani del '900
Complesso del Vittoriano, Roma
5 ottobre 2013 - 2 febbraio 2014

"Voglio stupire Parigi con una mela"
Paul Cézanne

Con queste parole Paul Cézanne riassume la sua personale e costante attenzione per gli oggetti comuni in cui ravvisa un principio comunicativo ed espressivo non inferiore alla ritrattistica dedicata a personaggi umani. Credeva Cézanne in una sorta di vita silenziosa delle cose. La mostra che si tiene al Vittoriano è una straordinaria rassegna che esibisce accanto a opere di quello che è stato definito il “padre dell'arte moderna”, una serie di creazioni di artisti italiani del Novecento che hanno subito l’influenza e l'esempio dell'artista di Aix-en-Provence.
Cézanne non riscosse popolarità immediata come altri suoi contemporanei, la sua arte inoltre, è legata a una continua sperimentazione scandita da tre momenti significativi: quello impressionista, il momento magico della ricerca sul volume e delle forme, la sintesi. Secondo l’artista tutto in natura è riconducibile a forme e strutture geometriche come il cilindro, la sfera e il cono e la sua produzione riflette questa visione d’insieme e impostazione.
L'opera di Cézanne è stata introdotta e divulgata in Italia da Ardengo Soffici, artista e critico d'arte che ne ha curato la presenza in occasione della “Prima Mostra Italiana dell’Impressionismo” a Firenze nel 1910.
L’esposizione attuale include quattro sezioni: i paesaggi, i nudi, i ritratti, le nature morte. Temi frequenti nella pittura dell’artista. Accanto a Cézanne troviamo Morandi, Boccioni, Carrà, Severini, De Pisis, Sironi, Casorati, Carena, Trombadori, Donghi, Pirandello. Tutti debitori dell'insegnamento e dell'innovazione che Cézanne seppe apportare nella pittura del suo tempo e in quella successiva.
Per fare qualche esempio, si possono ammirare il Paesaggio blu di Cézanne, l’Autunno in Toscana di Carrà e i suoi Meriggi, un Paesaggio campestre di Tombadori. Tra i Nudi: le frequenti Bagnanti di Cézanne, Concerto di Casorati, Serenità di Felice Carena, Bagnanti nella rifrazione di Pirandello. Ci sono poi il Ritratto del Maestro Busoni di Boccioni e le nature morte di Morandi, Carena, Carrà, Trombadori, Donghi e Capogrossi che affiancano Le buffet e Fruit del maestro.

Post correlato
Gemme dell'Impressionismo all'Ara Pacis

8 novembre 2013

Gusto Romantico: la collezione Marabottini

Gusto Romantico.
Opere del XIX secolo dalla Collezione di Alessandro Marabottini
a cura di Patrizia Rosazza Ferraris
23 Novembre 2013 – 21 Aprile 2014
Museo Mario Praz Roma
Inaugurazione venerdì 22 novembre ore 17.00

Mario Praz conobbe e frequentò Alessandro Marabottini (1926-2012) a Roma a partire dagli anni '50: entrambi clienti degli stessi antiquari, spesso si trovarono a competere amichevolmente per acquistare opere d’arte del XIX secolo. Ancora negliIanni '90 quando ormai Praz era scomparso da anni e la sua dimora era divenuta un museo, Alessandro Marabottini, mostrando ai frequentatori della sua casa fiorentina una piccola tela od una miniatura neoclassica appena acquistata, amava dire “ questa… sarebbe piaciuta al Professore, a Mario Praz”.

Proprio nel ricordo di queste sue parole il Museo Mario Praz, grazie al fondamentale contributo ed alla disponibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, può presentare una ragionata selezione di arredi e dipinti scelti tra quelli che la generosità di Alessandro Marabottini ha voluto idealmente legare agli studenti perugini, affidandone intelligentemente alla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia assieme alla proprietà la gestione e la valorizzazione.

La selezione è stata operata scegliendo tematicamente nella collezione Marabottini una serie di paesaggi, di interni e di ritratti cronologicamente affini all’arco temporale prediletto da Mario Praz ed in sintonia con il suo gusto per gli artisti minori ma di gran qualità. Come amava dire lo stesso Marabottini e come Praz avrebbe senza dubbio condiviso “compro pittura e non pittori ”. Tra questi dipinti spiccano gli ateliers degli artisti, i molti paesaggi e vedute romane, le numerose miniature ed i ritratti di personaggi spesso sconosciuti ma raffigurati con la tipica minuzia nei dettagli degli abiti e delle fisionomie cara al primo Ottocento; non mancano alcune Scene di conversazione che riprendono un tema particolarmente caro allo stesso Mario Praz. Quaranta dipinti, oltre ad alcuni arredi che contestualizzano le opere in una sala che par prolungare quelle dello stesso museo Praz, vengono quindi esposti al pubblico e presentati in catalogo con schede storico-critiche ricche di immagini di riferimento, tematiche ed iconografiche.

Catalogo a cura di Patrizia Rosazza Ferraris De Luca Editori d’Arte
Testi in catalogo di Caterina Zappia, Tomaso Montanari e Patrizia Rosazza Ferraris

Post correlati
Mario Praz. Una vita per l'arte e la letteratura
Museo Mario Praz. la casa di una vita

28 ottobre 2013

PLUM CAKE ALLO YOGURT



Ecco di seguito un’altra recente ricetta dal sapore light, a base di yogurt, sfornata per una soffice colazione o una gustosa merenda.

INGREDIENTI
400 g di yogurt magro
400 g di farina
3 uova
80 g di burro
80 g di zucchero
100 ml di latte
1 bustina di lievito per dolci

Amalgamare il composto e infornare nel forno preriscaldato a 200° per 30 minuti.

26 ottobre 2013

Margherita Serra. Secret Bodies



MARGHERITA SERRA  SECRET BODIES
La Sculptors Guil Gallery di New York ospita la mostra personale della scultrice “MargheritaSerra Corpi segreti”. Il tema del corsetto trova espressione in una serie di originali reinterpretazioni scultoree, frutto di un’attenta e profonda curiosità verso un oggetto appartenente alla tradizione e al tempo stesso sempre attuale, in cui convivono splendidamente passato e presente.Inserti, solchi e zigrinature caratterizzano le sculture della Serra. Lo studio approfondito delle decorazioni e delle forme dimostra come la formazione e il lavoro di architetto abbiano impresso nell’artista, una tendenza all’ordine e alla simmetria.

LOCATION
Sculptors Guild Gallery - New York
111 Front Street, #256 DUMBO, Brooklyn, NY 11201 USA

SHOW DATES
november 2 - december 13, 2013

TITOLO ESPOSIZIONE
Margherita Serra Secret Bodies

INAUGURAZIONE
Sabato, Novembre 2, 2013 6 - 9 pm

ORARI
mercoledì, venerdì e sabato 3 - 6 pm - martedì e giovedì 11 - 5 pm

ENGLISH VERSION
           
MARGHERITA SERRA  SECRET BODIES
The Sculptors Guild Gallery in New York is hosting sculptress Margherita Serra’s personal exhibition, “Secret Bodies”.
The theme of the corset and its expression through a series of original plastic reinterpretations, the outcome of a careful and intense curiosity towards an object emerging from tradition, but still timeless, in which past and present are admirably interwoven.
Inserts, seams and knurls are a distinctive feature in Serra’s sculptures. The thorough investigation of decorations and shapes demonstrates how the professional background as an architect has impressed on the artist’s penchant for order and symmetry.

LOCATION
Sculptors Guild Gallery - New York
111 Front Street, #256 DUMBO, Brooklyn, NY 11201 USA

SHOW DATES
november 2 - december 13, 2013

TITLE
Margherita Serra Secret Bodies

OPENING DAY
Saturday, November 2, 2013 6 - 9 pm

TIME
wednesday, friday and saturday 3 - 6 pm - tuesdays and thursdays 11 - 5 pm
         

25 ottobre 2013

Gemme dell'impressionismo all'Ara Pacis



Gemme dell’Impressionismo
Dipinti della National Gallery of Art di Washington

Museo dell’Ara Pacis
23 Ottobre 2013-23 Febbraio 2014

A cura di Mary Morton

Si tiene all’Ara Pacis una mostra che espone 68 preziosi capolavori di quello che è stato il movimento impressionista, custoditi presso la National Gallery of Art di Washington, museo nato nel 1937 in seguito all’importante lascito di Andrew W. Mellon e dei suoi eredi, Ailsa e Paul, con l’aggiunta di posteriori donazioni da parte di altri mecenati.
I dipinti esemplificano l’innovazione nella pennellata e nella composizione del colore operata dai rappresentanti del movimento impressionista. Sono i loro, gli anni in cui Parigi diventa capitale europea delle arti. I Grand Travaux diretti da Haussmann trasformano la città, aprono boulevards, avenues e promenades arricchite da vetrine e cafè, mentre i Salons ospitano esposizioni d’arte sotto le direttive accademiche. Non dimentichiamo l’importanza degli studi coevi sulla scomposizione della luce di Chevreul e le nuove invenzioni come il tubo metallico per i colori ad olio, il cavalletto portatile, l’introduzione di nuovi pigmenti come il blu di Prussia, il blu cobalto, il verde veronese, l’uso diffuso del pastello e delle carte giapponesi e l’importante nascita della fotografia nel 1839. Degas in particolare adoperò la fotografia per studiare posizioni e atteggiamenti nei ritratti, Monet invece fece costruire una camera oscura nella sua casa di Giverny.
La mostra si articola in cinque sezioni: La pittura en plein air, Ritratti e autoritratti, Donne amiche modelle, La natura morta, Vuillard e Bonard: l’eredità dell’impressionismo.
Viene ripercorsa la nascita dell’impressionismo a partire dalla mostra del 15 giugno 1874 nello studio del fotografo Nadar, progettata da Renoir: Société anonyme des Artistes, Peintres, Sculpteurs, Graveurs. L’appellativo impressionista fu dato dal critico Leroy commentando un’opera di Monet “Impression. Soleil levant” e paragonandola a una carta da parati. Il termine veniva anche adoperato per gli schizzi e le note coloristiche preparatorie per la pittura. Assunse poi altri significati quando scienziati e filosofi positivisti si dedicarono allo studio della percezione del colore. Altri epiteti degli impressionisti furono: gli indipendenti o gli intransigenti. Il loro luogo di ritrovo divenne il café Nouvelle Athenes a Montmartre e uno dei loro maggiori sostenitori fu il mercante d’arte Paul Durand-Ruel che ne firmò il successo americano nonostante la tiepida accoglienza di pubblico e critica in Europa.
Dopo la guerra franco-prussiana e la Comune di Parigi (1870-71) vi fu un periodo felice per gli impressionisti che seguirono Monet ad Argenteuil facendone un centro di ritrovo creativo. Monet vi dipinse 170 paesaggi. A casa sua si ritrovarono Renoir, Manet e Sisley. Venivano affrontati temi analoghi: la vita quotidiana sulla riva della Senna, la mutevolezza della natura. La pittura en plein air, di cui un precursore fu l’artista Pierre-Henri de Valenciennes con il suo trattato “Elementi di prospettiva pratica” (1800), trovava fondamento nello studio e nella resa degli effetti di luce. Si diffuse l’uso di vere e proprie cassette di colori “da campagna” con annessi parasoli, ombrellini e sedie.
Il ritratto e l’autoritratto furono influenzati dalle tecniche fotografiche e dal nuovo ruolo dell’artista nella società, come pure dal gusto dei nuovi committenti borghesi. Degas si dedicò molto a questo genere cercando di cogliere in particolare il carattere del personaggio, memore dell’insegnamento rinascimentale italiano. C’è in mostra un autoritratto di Degas, uno di Gaugin e un ritratto di Monet ad opera di Renoir.
La sezione Donne, amiche, modelle propone dipinti femminili dell’epoca, i soggetti sono donne vere e credibili calate nel mondo reale e immerse nei rituali della loro quotidianità: mentre si preparano per un ricevimento, passeggiano in riva al mare o si incontrano in sale da ballo o cafè. Colleghe, pittrici, come pure amiche, consorti, lavandaie, prostitute, sartine e modelle oppure ballerine, venivano raffigurate in azioni abituali o senza veli come la celebre Olympia di Manet o le sensuali figure di Renoir. Non dimentichiamo singoli momenti come il risveglio, la toilette, la preparazione allo specchio e alle sbarre delle ballerine di Degas.
Ricordata tra i grandi artisti del movimento vi è una pittrice come Berthe Morisot, che dimostrò molto presto inclinazioni artistiche insieme alla sorella Edma. Unita da profonda amicizia a Manet, ne sposò il fratello. Fu indirizzata da Corot a lavorare ad una pittura “sul motivo”, a contatto con la natura. Nel salotto di casa sua si incontravano artisti, poeti e musicisti. Manet la ritrasse ne Il balcone.
La natura morta invece presenta quello che è stato il terreno di sperimentazione di Cézanne, un campo di studio relativo alla percezione del reale e alla sua rappresentazione che aprirà la strada all’esperienza cubista. Ecco natura morte con brocche di latte e frutta di Cézanne o quelle con uva e garofano di Fantin-Latour, oppure la Natura morta con ostriche di Monet.
L’eredità del movimento impressionista verrà raccolta da Bonnard e Vuillard e dai cosiddetti Nabis (in ebraico “Profeti”), i quali prediligeranno una pittura decorativa ricca di arabeschi, rifacendosi all’arte giapponese, ai mosaici bizantini, alla pittura egiziana e alle vetrate medievali, fedeli a una versione mistica nella loro composizione.
Gli impressionisti furono apprezzati anche da poeti come Valery e Baudelaire. Quest’ultimo dedicò diversi scritti a Boudin, precursore del movimento e maestro di Monet. Baudelaire fu colpito dalla mutevolezza delle sue nuovole. Boudin fu anche il primo a dare legittimità pittorica a soggetti di vita mondana e balneare. Così scriveva a proposito: “non è il particolare che deve colpire l’osservatore, ma l’insieme del quadro”.
Il movimento impressionista parigino ha avuto un importante e notevole successo a posteriori, diventando un riconosciuto e ricco momento della storia dell’arte ad opera di maestri indiscussi della scomposizione della luce. 

23 ottobre 2013

Un concerto di musica classica atipico






L’Accademia Filarmonica Romana presenta

PAGAGNINI

dal 22 al 27 ottobre

In scena un quartetto d’archi. I musicisti vestiti in frac, eleganti e raffinati. Cominciano a suonare, seri e composti. Sembra l’inizio di un normale concerto di musica da camera. Ma l’armonia degli strumenti s’intoppa: i violinisti sobbalzano a tempo, il violoncellista impugna le nacchere… Prende vita così una divertente e travolgente caricatura dei riti e dei cliché della grande “classica”. Un sorprendente e sfrontato “dis-concerto” per un pubblico di tutte le età.

Per le repliche del 22, 23 e 24 ottobre

Ridotti al 30% in tutti i settori

Poltronissima € 24 (ANZICHE’ 33 €)

Poltrona e I balconata € 20 (ANZICHE’28)

Fino ad esaurimento posti disponibili

E per le pomeridiane di SABATO 26 e di DOMENICA 27 OTTOBRE SPECIALE “BAMBINI SI CAMBIA MUSICA” TUTTI I BAMBINI (4 – 14 anni) 10 € e … per gli adulti accompagnatori 14 € (50% di sconto)

Promozione valida fino ad esaurimento posti disponibili

INFO E PRENOTAZIONI

Ufficio Promozione 06 32 01 752– promozione@filarmonicaromana.org

21 ottobre 2013

Il francobollo in mostra

IX Salone Internazionale del francobollo
Palazzo dei Congressi, Roma

Non sono una collezionista di francobolli né tantomeno un’esperta, ma ho apprezzato e visitato con interesse la mostra di filatelia che si tiene a Roma a Palazzo dei Congressi fino al 18 novembre.
La mostra vuole essere una illustrazione della composizione dei francobolli: ho scoperto che un francobollo si distingue nei dentelli che circondano la vignetta o immagine, riporta l’anno, il valore facciale e lo stato di emissione, nonché l’autore o disegnatore (i bozzettisti sono gli artisti che lavorano presso il centro filatelico e concorrono alla realizzazione dei francobolli). Non esiste un'unica dimensione e forma, anche se quella più usata per il francobollo italiano è il rettangolo.
I francobolli si distinguono per famiglie, serie e collezioni. I francobolli ordinari riprendono temi e motivi di interesse comune, come il lavoro, il folclore, lo sport italiano, le regioni, le tradizioni e i costumi, la donna nell’arte tanto per fare degli esempi. Quelli commemorativi invece ricordano un personaggio illustre che si è particolarmente distinto in un campo, un'emissione recente ha riguardato il grande compositore Giuseppe Verdi. I francobolli celebrativi festeggiano giornate ed eventi epocali come l'istituzione dell’Unione Europea o la tutela dell’ambiente.
Quanto alla loro fabbricazione, i francobolli non si stampano uno per uno, ma uniti, su bobine di carta e poi tagliati in fogli.
Come in pittura, anche in filatelia esistono la coppia, il dittico, il trittico che prendono nome dalla diversa disposizione.
In pochi sapranno che i francobolli affrancati e usati sono stati annullati dal timbro postale e vengono per questo denominati annulli postali. Alcuni, su speciali cartoline, sono rari e particolarmente pregiati per i collezionisti. L’annullo riporta scritte e numeri che si riferiscono al luogo e alla data di spedizione.
In mostra la infinita varietà filatelica propone un viaggio nel nostro patrimonio artistico, naturalistico e paesaggistico, così come nella storia del nostro Paese: si spazia da immagine su uomo e universo, per approdare tra frecce tricolori e velivoli, attraverso il racconto delle stagioni alla scoperta di nuove terre da parte di famosi e importanti navigatori. Molto documentata la sezione dedicata a un evento come l'universiade, una manifestazione sportiva ispirata ai giochi olimpici che coinvolge studenti universitari di tutto il mondo, senza trascurare naturalmente eventi sportivi come i giochi del Mediterraneo e quelli olimpici.
Nell’era della posta elettronica l'emissione di francobolli rappresenta il protrarsi di una testimonianza dal valore sociale e storico della nostra identità, come pure un micro-racconto immaginario di tradizioni, usi e costumi nazionali.

Plum cake con cuore di mela





PLUM CAKE CON CUORE DI MELA
In questi giorni per la consueta spesa autunnale ho fatto il pieno di verdura e frutta, acquistando in particolare le immancabili mele di cui sono un’appassionata consumatrice e che hanno inondato la cucina con un inconfondibile e gradevole profumo. È mia abitudine inaugurare ogni stagione con un dolce, frutto di miei esperimenti fantasiosi ai fornelli. Ecco gli ingredienti e il risultato di questo nuovo autunno: un plum cake dalle pareti soffici, ammorbidito con burro e latte e arricchito nel centro con una mela renetta e una spruzzata di vaniglia e cannella per una colazione mattutina dall’aroma pieno di gusto.

INGREDIENTI
300 gr di farina
50 gr di zucchero di canna
3 uova intere
80 gr di burro
½ bicchiere di latte
Essenza di vaniglia
Cannella
1 mela golden tagliata a strisce sottili
1 bustina di lievito per dolci

Tempo di cottura: 30 minuti circa nel forno preriscaldato a 200°.

Post correlati:
Crostata alla ricotta e polvere di cannella
Plum cake con clementine
Plum cake zenzero e cannella

La libertà di coppia



Anni felici racconta le vicende familiari di Guido e Serena, e con loro, sullo sfondo, dei due figli Dario e Paolo. La storia rievoca quella personale del regista, Daniele Luchetti, e ne è un omaggio tardivo o una parziale eco autobiografica.
Sono gli anni Settanta quelli del referendum sul divorzio e delle prime istanze femministe nel nostro Paese, come pure gli “anni di piombo”, della rivendicazione della libertà dei costumi e delle tendenze conservatrici piccolo-borghesi.
Guido è un artista concettuale e d'avanguardia divenuto tale più per cavalcare l’onda prevalente che per autentica vocazione. Tiene lezioni sull’arte, memore degli insegnamenti di Manzoni, e tenta la difficile strada dell'affermazione nei centri culturali di Roma e Milano attraverso la creazione di sculture e performance nelle gallerie che dettano le direzioni maggiori nel mercato dell'arte del suo tempo. La sua produzione, caratterizzata da riproduzioni di busti di modelle, implica spesso nella loro realizzazione un coinvolgimento più che emotivo, fisico e, come diretta conseguenza, il sussistere di rapporti extraconiugali che la moglie Serena stenta a sospettare. Il film, infatti, propone come motivo conduttore e predominante la licenza dell'amore libero entro la coppia di Guido e Serena, riservata soprattutto alla figura del marito. In particolare si solleva un dilemma su quella che appare come una inevitabile necessità nella vita dell'artista, per antonomasia libero da schemi familiari classici e stereotipati. La coppia però entrerà in crisi quando la moglie Serena manifesta a sua volta la scelta di sperimentare novità in tema sessuale e di coppia. Le scelte di Serena e Guido sono letteralmente filmate dal figlio regista in erba che insieme al fratello vive di riflesso in un contesto familiare atipico in anni che la voce narrante definisce comunque scanditi da episodi e momenti felici.

16 ottobre 2013

L'arte sul rapporto tra uomo e natura

AB ORIGINE

opening venerdì 27 settembre 2013 ore 18.00 - 21.00
27 settembre - 16 novembre 2013


Z2O Galleria | Sara Zanin inaugura la nuova stagione espositiva con Ab Origine, mostra collettiva che presenta le opere di Amy Cheung, Alessia De Montis, Tamara Repetto, Elisa Strinna e Anna Tuori.


La locuzione latina ab origine - letteralmente «dall'origine» - diventa chiave di lettura metaforica per analizzare le ricerche delle artiste in mostra, tra loro diverse ma tutte caratterizzate da un forte potere evocativo e una grande capacità immaginifica. Sono percorsi 'a ritroso' che cercano di indagare in maniera percettiva, mentale e culturale il rapporto tra dimensione umana e naturale, rintracciandone possibili continuità, sovrapposizioni, discrasie.

12 ottobre 2013

Museo e giovani adulti



CONVEGNO INTERNAZIONALE
Il ruolo del museo nella formazione dei giovani adulti: atteggiamenti, motivazioni, emozioni e processi di apprendimento.

Galleria nazionale d’arte moderna, Roma

Due giorni dedicati a un convegno internazionale hanno proposto i risultati di ricerche e approfondimenti inerenti al ruolo del museo nella formazione di giovani adulti, per analizzare gli atteggiamenti, i processi di apprendimento e le emozioni suscitate dall'incontro con l'arte. Un convegno promosso dal Dipartimento di Scienze della Formazione e dal laboratorio di Psicologia sperimentale dell’Università Roma Tre in partnership con la Galleria nazionale d’arte moderna. Il convegno ha avuto come obiettivo l’approfondimento del ruolo del museo quale spazio formativo. In particolare, con lo sforzo unanime di diversi studiosi, si intende svolgere uno studio a livello internazionale basato su una considerazione empirica dell’interazione individuo-museo e della funzione educativo-formativa del medesimo.

Maria Mercede Ligozzi ha presentato le ricerche sul pubblico e le attività svolte dall’Osservatorio sui visitatori della GNAM, istituito nel 2005 sulla base di orientamenti internazionali e basato su un monitoraggio continuo. La fruizione del museo si collega al concetto di ricezione e partecipazione. Alcune ricerche e indagini sul rapporto tra pubblico e arte sono state esposte e i relativi risultati hanno evidenziato che il pubblico ha un alto livello di istruzione, prevalentemente femminile con formazione umanistico-letteraria e artistica. Si registra anche un livello elevato di emozioni positive da un raffronto con le opere di Canova e Burri. Infine il pubblico manifesta un alto gradimento per la continuità delle opere tra XIX e XX secolo. La relatrice sottolinea come siano emersi in questi lavori significati altri del museo come centro vitale e luogo di conoscenza. Come sosteneva Lukacs “L’esperienza estetica permette un’esperienza altra rispetto alla vita ordinaria”.
Altre ricerche sono state condotte presso il pubblico del Caffè delle Arti. La connotazione è di sicuro diversa da quella dei caffè della seconda metà del Novecento, tuttavia il caffè rimane un polo di attrazione.
Un’altra indagine ha riguardato i percorsi, in particolare l’ala della seconda metà dell’Ottocento dove è stato evidenziato come i visitatori abbiano rivelato scarsa attrazione, percorrendo la sala secondo la classica passeggiata museale e sostandovi relativamente poco (tempo di percorrenza 14 minuti circa).
L'ultima ricerca su teenager e museo ha segnalato la disponibilità tra teenagers (70%) a visitare un museo nel caso di eventi come concerti, aperitivi, in orario notturno. 

L’intervento di Lorenzo Cantatore è stato un doveroso omaggio a Palma Bucarelli, il cui ruolo come sovrintendente della GNAM è inevitabilmente congiunto alla modernizzazione del museo in Italia e alla storia della didattica museale. Prima donna a dirigere un museo in Italia, Palma Bucarelli aveva intuito la necessità del contatto diretto con gli artisti e il pubblico. Sono gli anni (1945-’46) in cui si diffondono le nuove idee del pragmatismo americano di cui la Bucarelli fu un entusiasta sostenitrice. Altrettanto importane per l’apertura del museo sul piano didattico la contemporaneità delle idee di Venturi sulla necessità di chiarire e far conoscere attraverso il museo e diffondere l’arte astratta tra il grande pubblico. Di Venturi Bucarelli ha sempre ricordato il deciso impegno d’azione e il concetto di museo come scuola. Si afferma allora il modello del museo come centro di incontro e scambio culturale, punto di riferimento per tutti i cittadini.
Della Bucarelli si ricorda l’affabilità e il saper mantenere i giusti contatti con i politici che contano. Ottenne ingenti somme di finanziamento che le permisero di organizzare mostre e investire in un modello museale attivo anche in attività di ricerca e divulgazione. La cultura per la Bucarelli è educazione e bisogna fare del museo un produttore di cultura.

Martina De Luca ha esposto una relazione su giovani e museo. La ricerca è partita da un problema relativo a scuola e museo. In che modo una visita guidata favorisce la fruizione e l’apprendimento dei giovani visitatori?
La prima fase è stata un’analisi alla domanda e alla raccolta dei dati sull’uso del museo da parte delle scuole, somministrando questionari anche ai docenti sull’uso del museo come risorsa educativa. I risultati hanno riportato alti indici di frequentazione della GNAM da parte di scuole fuori città con studenti appartenenti soprattutto alle superiori. In genere le visite vengono condotte dall’insegnante con interesse maggiore nella collezione permanente. Il museo è molto utilizzato dai docenti (almeno una volta l’anno), per approfondire gli argomenti tramite visite guidate. Un altro questionario è stato somministrato agli studenti prima dopo e a distanza di 15 giorni dalla visita. La scuola è spesso il primo o l’unico mezzo con cui un ragazzo si avvicina a un museo. Allo stesso tempo c’è una certa diffidenza verso l’arte contemporanea. Gli aspetti critici relativi a una visita sono: l’episodicità e l’inappropriata preparazione del docente.
Ne scaturisce la necessità di creare modelli innovativi, ripensare il rapporto scuola- museo cercando di dare spazio ad attività in partenariato, affinché i docenti delle singole discipline possano trovare rimandi e suggestioni utili alla singola disciplina. Questo comporta anche un coinvolgimento degli studenti nella vita del museo.

I ricercatori ungheresi che hanno presentato le corrispettive ricerche presso gli studenti universitari ungheresi hanno sottolineato il ruolo della percezione del museo e dell'impatto emotivo. Se si va al museo si comincia ad apprendere gradualmente. Dai dati risulta che non vi sono differenze in conoscenza ed emozioni tra arte antica e moderna. Le ricerche sono state condotte evitando la classificazione classica di museofilo e museofobico. In base ai risultati c’è da riflettere su una nuova direzione per l’arte che permette di avvicinarsi ad essa pur non essendo degli esperti. Una questione di marketing dell’arte e di istruzione. C’è infine la sfida digitale: come rendere l’arte social?

Il lavoro presentato da Stefano Mastandrea è il frutto di un progetto di ricerca finanziato dall'Università Roma Tre sul ruolo del museo tra un pubblico giovane coinvolgendo ricercatori di diversi paesi per approfondirne gli aspetti pedagogici e psicologici. È stato confermato che il museo non è un luogo attraente per questa fascia di pubblico (18-27 anni). Tra le motivazioni che spingono a visitare un museo c’è il piacere e l’arricchimento culturale. Svolge un ruolo importante la dimensione estetico-emozionale: il godimento. Invece tra le motivazioni per non visitare un museo ci sono la mancanza di tempo, di opportunità, di compagnia o interesse.
Cambiano le reazioni nel tipo di museo che si visita. Prevale una costellazione emotiva più variegata nei musei di arte moderna (benessere, divertimento, malinconia), rispetto a quelli di arte antica.
In conclusione l'educazioni artistica non è predittiva di un comportamento futuro, invece tra le modalità di visita che si conserva a lungo periodo c’è quella con i genitori la quale si perpetua come modello.
Appare evidente che il piacere rivesta un ruolo centrale nella fruizione museale da parte di giovani visitatori e nuovi campi di applicazione e stimoli vadano ricercati e testati in questo territorio.

Post correlati
Spazio-Museo: la scatola aperta
Palma Bucarelli. Regina di quadri
Come godersi un quadro. Dipinti e lacrime. Storie di gente che ha pianto davanti a un quadro di James Elkins

26 settembre 2013

Prorogata fino al 3 novembre alle Procuratie Vecchie

Nell’acqua capisco

Evento collaterale alla 55.  Esposizione Internazionale d’Arte
la Biennale di Venezia

La mostra sarà prorogata a domenica 3 novembre nella sede delle Procuratie del Sansovino in Piazza San Marco, mentre la sede dell’Ateneo Veneto chiuderà come previsto il 29 settembre.
Orario 10.30 – 18.30. Chiuso il lunedì. Ingresso libero.

Nell’acqua capisco, a cura di Claudio Libero Pisano da un progetto elaborato con Lea Mattarella, è una mostra realizzata da The Hart Foundation in collaborazione con il CIAC di Gennazzano che ha come protagonista assoluto l’elemento liquido, inteso come veicolo di relazioni, comunicazioni, sentimenti e aspirazioni che passano attraverso di esso per ottenere un riscontro o uno stato d’animo.

La scelta dei 17 artisti invitati ha seguito il criterio di trovare un giusto equilibrio tra artisti affermati dal curriculum internazionalmente riconosciuto e giovani artisti che nonostante siano all’inizio del loro percorso, hanno già una poetica matura. Nell’acqua capisco presenta opere di: Gregorio Botta, Simone Cametti, Paolo Canevari, Davide D’Elia, Alberto Di Fabio, Bruna Esposito, Andrea Galvani, Laurel Holloman, Regina José Galindo, Donatella Landi, Marina Paris, Simone Pellegrini, Gioacchino Pontrelli, Annie Ratti, Barbara Salvucci, Donatella Spaziani, Francesco Vaccaro.

16 settembre 2013

Orte. Chiesa di Sant'Antonio

Un sabato del villaggio presso il lago di Bolsena

Cattedrale di Santa Margherita


Fare una gita nel fine settimana a Montefiascone è come vivere l'atmosfera di un sabato del villaggio di leopardiana memoria. Soprattutto se la località è di ridotte dimensioni, tale da renderla percorribile in poco tempo e passeggiando per le sue vie sotto un cielo sereno di una giornata dal clima mite, caratteristico del mese di settembre.
Adagiata in alto, su colline, Montefiascone si associa ai suoi vini tipici, quasi la sua toponomastica l’abbia voluta destinata a distinguersi per questo già dal suo passato medievale quando convinse il cavaliere Dufuc, membro di una spedizione imperiale, della presenza di vini pregiati imperdibili segnalati dal suo fedele servitore Martino con la scritta latina Est, vale a dire c’è, presso le locande visitate al loro passaggio.
Spicca nel paesaggio, tra le attrattive, la cupola della Cattedrale di Santa Margherita, progettata da Carlo Fontana, che la mia guida suggerisce sia seconda per grandezza solo a quella di San Pietro.
La Rocca dei Papi invece è una fortezza che ha visto l’intervento per ammodernamenti da parte di Giuliano da Sangallo il Vecchio.
L'aspetto più caratteristico di questo minuscolo borgo è comunque la presenza di belvedere che danno direttamente su splendidi panorami del lago di Bolsena, di origine vulcanica. È qui possibile incontrare persone che conversano amabilmente e salutano con cortesi accenni, dimentiche e lontane dai ritmi frenetici, immerse in una dimensione in cui tutto sembra essere sospeso per riprendere solo in un secondo tempo.

12 settembre 2013

Iginio De Luca. Lavami

Iginio De Luca, Poiezione laser della scritta "Lavami" sulla cupola di San Pietro, Roma, venerdì 5 novembre 2010, ore 22.00

CIAC: Eugenio Giliberti, Iginio De Luca, Fabio Giorgi Alberti

Eugenio Giliberti, Stanza della potatura, 2013



Sabato 28 settembre, ore 11.00


EUGENIO GILIBERTI

Ho le mani impegnate sto pensando

a cura di Claudio Libero Pisano


IGINIO DE LUCA

Azioni

a cura di Laura Mocci


La Colata Room

FABIO GIORGI ALBERTI

A Here in another Now


Oltre venti anni di opere di Eugenio Giliberti (Napoli, 1954), costituiscono una imponente personale allestita negli spazi del CIAC nel Castello Colonna di Genazzano: luogo che, che con i suoi numerosi vani divisi su tre livelli, attraversa mille anni di storia e vanta una frequentazione ormai più che trentennale con l’arte contemporanea.
In quest’ottica l’opera di Giliberti risulta del tutto pertinente, vivendo quest’occasione come un modo per costruire un suo percorso all’interno delle sale, tessendo attentamente i fili tra opera-artista-luogo. Giliberti fa propria questa consuetudine anche nella pratica quotidiana: il suo è un lavoro fortemente intriso di una scienza dei materiali che mutua dai suoi ambienti di vita e lavoro: i legni levigati e trattati con cui realizza, a partire dal 1987, i Moduli, unità che è libero di ricombinare ogni volta adattandole a contesti differenti. Oppure gli alberi della sua terra, le Selve del Balzo, una masseria immersa nella campagna avellinese per l’artista fonte di un confronto quotidiano: il diametro degli arbusti, i meli dei poderi, di cui ha fermato il ricordo del loro mutare in veri e propri ritratti. Una traccia del passaggio di Giacomo Leopardi nella strada della sua casa di Napoli è lo spunto per un viaggio di erudizione e ricerca, poi tradotto in un prodotto artistico.
Ancora prova della comunione di Giliberti con le terre da lui battute sono i modellini in scala dei luoghi che hanno ospitato le sue opere nel corso degli anni; realizzati in plastilina o in cera pigmentata e presentati in questa occasione come un’unica installazione.

L’opera dell’artista diviene così il frutto di una speculazione in atto del luogo che attraversa, facendolo in questo modo proprio. Così i modelli di palazzi e fortezze non sono souvenir di spazi visitati, ma sintesi concise di un lavoro svolto in uno spazio preciso con i suoi irripetibili stimoli.

Iginio De Luca (Formia, 1966), con “Azioni”, a cura di Laura Mocci, presenta per la prima volta al pubblico i video dei suoi blitz urbani corredati da 12 scatti di grande formato.
Si tratta di interventi in spazi pubblici attraverso cui l’artista tira le somme dello scenario politico e sociale degli anni zero, con uno sguardo lucido e ironico. Roma è spesso al centro della sua attenzione, come città ancora gravata dal peso della sua storia: l’occhio dell’artista registra così immagini, spunti e cronache dal quotidiano, poi tradotte nelle azioni che ambienta nei salotti buoni di oggi, e cioè spazi aperti, palazzi istituzionali e pubbliche piazze.
Per far questo si serve del video, della sua velocità di azione e dell’effetto di spettacolarità che segue. Ma nel suo lavoro è presente anche la traccia delle antiche pasquinate, manifestazioni popolari e anonime del diniego verso il potere. Iginio De Luca mutua da quest’ultime il sarcasmo che sempre le ha contraddistinte, traducendo la parola scritta in immagini che durano il tempo di pochi secondi, ma non per questo sono meno incisive.

Fabio Giorgi Alberti (Leiden, 1980), è l’artista chiamato questa volta al confronto con la Colata Room, un piccolo ambiente affacciato sul cortile del Castello che un incendio ha reso refrattario verso qualsiasi tentativo di restauro. Con “A Here in another Now” parte dalla mappatura dello spazio, che realizza attraverso scatti in scala 1:1 dell’ambiente per poi ricostruire e strutturare lo stesso spazio con l’uso delle medesime foto. Un ambiente riconvertito in altro, in una nuova entità abitabile ma a partire dalle sue stesse caratteristiche.

Fino al 6 ottobre nella sala Martino V inferiore sarà possibile visitare la mostra "Sensazioni dal Nord" con quaranta opere, dipinti e grafiche di artisti diversamente abili della Scuola Kaarisilta, in Finlandia.

Nel corso dell’inaugurazione sarà presentato il catalogo della mostra di Eugenio Giliberti, edito da Orlando Edizioni, con testi di Claudio Libero Pisano, Bruno Corà e Angela Tecce.

Periodo

28 settembre – 1 dicembre

Ingresso gratuito

Opening

sabato 28 settembre 2013, ore 11.00


CIAC – Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea, Castello Colonna

P.za San Nicola, 4

00030 Genazzano, Roma

9 settembre 2013

Claudia Peill, Kaisu Koivisto. Intersections



Rome, Museo Hendrik Christian Andersen
September 19th 2013 – January 19th 2014
KAISU KOIVISTO/CLAUDIA PEILL
INTERSEZIONI/INTERSECTIONS
Curated by Matilde Amaturo and Maria Giuseppina Di Monte

Opening Wednesday September 18th, 6.30 pm

Intersections is a dialogue in two parts: the fifteen year-long “conversation” between Claudia Peill and Kaisu Koivisto, and the two contemporary artists’ dialogue with Hendrik Christian Andersen.

On this occasion the collaboration between Claudia Peill and Kaisu Koivisto is rooted in and inspired by the encounter with the physical location in which Andersen created his work, the grandeur of his sculptural vision and his plans for a World Centre of Communication.

In Claudia Peill’s work the space evoked by materials, images and bodies undergoes a form of transposition, and all its linguistic ambivalence converges in the combination of photography and painting, a combination that she uses to investigate individual identity, its dualism and the secret self.

Her juxtapositions always generate a form of duality/duplicity: the subjects immortalized in her photographs are translated into pictorial fragments that reverberate through an expanse of lingering memory.

Vestiges of a powerful past and fragments of natural or artificial architectures, details of a gesture, of an action, snatches of life: scenarios that are the result of translating a recognizable situation into something unknown, mysterious and shifting; and also the encounter between past, present and near future.

The intention is not that of focusing on dreamlike worlds, nor of playing visual or perceptual games with optical illusions, nor of treating the poetry of the fragment as a form of nostalgia – as a reference to the remembered past. Her aim is, rather, to create a synergic force capable of drawing in and involving time and space, the material and the immaterial.

Kaisu Koivisto explores the interplay of nature, culture and modern technologies, and investigates the ways in which man perceives and attempts to exploit natural phenomena.

Using recycled waste materials, she creates installations representing animal-like creatures, and in doing so she asks herself: how should we regard animals? What is nature?

Koivisto’s works are aesthetically ambivalent, simultaneously attractive and repulsive, the synthetic and the organic interacting. The rudimentary recycled materials she uses, like steel and leather, allude to the ordinary objects of our everyday lives and to the waste produced by a society of excess.

The worn, torn surfaces of her installations find their counterparts in her photographs of the abandoned ruins of old cold-war nuclear missile bases in Eastern Europe. The metaphysical landscape of empty buildings and moldering military equipment creates a feeling of suspense. The forces of nature are gradually devouring the artificial structures. Koivisto takes inspiration from the way in which the environment changes. Present, past and future are continually shifting.

Intersections is a form of “open-ended dialogue” in which installations, videos, photographs and paintings develop into micro narratives and – caught in the flow of the tales told by each of the Museum’s rooms – occasionally interact with Hendrik Andersen’s own works.

In defining the exhibition project, Claudia Peill and Kaisu Koivisto have influenced one another, interweaving and combining works and ideas, stepping beyond their own limits and crossing their own boundaries.

Despite the fact that their works emerge from very different experiences, both artists underline the ambiguity of their images in terms of both production and perception, offering a multitude of possible interpretations. Their work questions the value and significance of utopia – a form of megalomania, or the great illusory dreams so cherished by Hendrik – subverting and dissecting history and the human soul in equal measure.

Sponsored by the Embassy of Finland, the exhibition has been made possible thanks to the support of the Istitutum Romanum Finlandiae and the Associazione Culturale Anna Marra Contemporanea, Rome.