28 marzo 2013

La crudeltà dell'adolescenza


Un’autentica lettura contemporanea sul niente non l'avevo ancora sperimentata. In effetti Niente di Janne Teller è un romanzo che, come si suol dire, ha fatto rumore, assaporando presto uno straordinario successo di pubblico e critica nell'ormai lontano 2000. Tradotto in vari paesi, il romanzo ha ricevuto l'attenzione di numerosi lettori, è stato premiato anche dal ministero della Cultura danese, riscuotendo premi e riconoscimenti come miglior libro dell’anno (2010), dal settimanale tedesco Die Zeit e, nello stesso periodo, ottenendo l'omonimo premio in Francia. Eppure il libro è stato messo al bando in alcune scuole tedesche e norvegesi, mentre alcune librerie in Spagna e Francia si sono rifiutate di venderlo.
Il motivo di queste autentiche serrate risiede nel contenuto del breve romanzo. In effetti il libro è talmente nudo e crudo nel raccontare la storia di un gruppo di adolescenti che non può non destare reazioni dissimili e antitetiche quali uno sguardo comprensivo del mondo giovanile o un’aperta avversione al modo in cui qui si manifesta.
Personalmente ho trovato il testo di un nichilismo degno delle peggiori vicende di cronaca dei giorni nostri che riguardano talvolta giovani adolescenti coinvolti in gesti efferati e tragici sotto l'occhio sbalordito della società in cui avvengono. Niente soddisfa una diffusa propensione verso l’analisi del macabro nei minimi dettagli: all'eroe negativo e nichilista, Peter Anthon, accampato su un albero a declamare la sua verità sulla mancanza di senso dell'esistenza, l’autrice contrappone la logica della sopravvivenza del gruppo, gli adolescenti che frequentano la sua stessa scuola, disturbati dal ghigno del nulla professato e dichiarato quotidianamente dal ragazzo. Gli adolescenti colgono la sfida del compagno e inscenano una ricerca di significato attraverso l’accumulo di oggetti personali importanti non solo per ogni singolo adolescente a cui sono appartenuti, ma il cui valore è risaputo e riconosciuto da tutti, familiari, amici, conoscenti, membri della comunità, creando una vera e propria catasta di significato che una volta scoperta attirerà l'attenzione di polizia, adulti e della stampa internazionale.
Lascia esterrefatti il modo in cui si compie la scelta degli oggetti su cui ricade l’attenzione e la cattiveria con cui tutti partecipano a una specie di danza dell'orrore, unendo umano feticismo a ricerca di senso contro il timore del vacuo.
Niente è una lettura che lascia un segno, in negativo, della fase dell’adolescenza così raccontata in una sua versione estrema.

19 marzo 2013

Collezionista di ritratti femminili


La migliore offerta è il recente film di Giuseppe Tornatore che ha per protagonista Virgil Oldman, un critico d'arte e ricco battitore d'asta colto negli anni della maturità e sul finire della carriera quando la sua abitudinaria esistenza viene sconvolta da una relazione con una donna singolare. La giovane Claire, malata di agorafobia, gli affida il compito di fare una valutazione dell’ingente quantità di mobili e opere d’arte appartenuti alla sua famiglia e contenuti nella villa dove vive reclusa da anni. I due si studiano a vicenda e danno avvio a una relazione che non manca di colpi di scena e sinistre conclusioni finali quando ogni personaggio trova una sua definitiva collocazione e ruolo nella vita di Oldman.
Il film, quasi un thriller psicologico, si propone come discorso puro sull'arte e sulla definizione di amore come opera d'arte. L’interprete, Geoffrey Rush, è un uomo freddo e diffidente, che ha sublimato le sue fobie per l'altro sesso, amando tutti i ritratti femminili conquistati nella lunga e fortunata carriera di battitore d’asta e custoditi segretamente nella sua lussuosa casa. L'amore senile per Claire, si colora di tinte fosche e decadenti, quasi fosse improbabile per via sentimentale una guarigione da un'esistenza così stinta e grigia, popolata da figure poste ai margini di un qualsiasi coinvolgimento sul piano umano.
L'arte in sé non esula così da un rapporto intimo con l’amore o meglio ne diventa un pallido riflesso.

La famiglia Brueghel. Una dinastia di pittori


Brueghel 
Meraviglie dell'arte fiamminga
Chiostro del Bramante


La mostra che si tiene nel chiostro del Bramante fino al 2 giugno, è dedicata all'arte fiamminga e alle sue meraviglie di luce e temi che da sempre la contraddistinguono. Ne è principale testimone la famiglia Brueghel, un'autentica dinastia di pittori che faceva capo a Pieter Brueghel e incluse la sua discendenza, racchiudendo un periodo di circa 150 anni di storia dell'arte, tra XVI e XVII secolo. Le opere esposte raccontano l'avvicendarsi di personaggi mitologici, molte scene di vita contadina quotidiana, nature morte o rappresentazioni spettacolari di vedute e paesaggi nordici tipici del tempo.
La produzione di questa famiglia comincia con Pieter Brueghel il Vecchio, riconosciuto da molti critici come geniale interprete del periodo storico che vede nei Paesi Bassi l’affermarsi della Riforma protestante e delle teorie calviniste, della cui vita si sa ben poco. Mentre in Italia il Rinascimento pone al centro l’uomo, Brueghel sposta l’attenzione sul primato della natura e sulla fragilità dell’esistenza umana, così spesso pronta a mutarsi in dramma. Furono d’ispirazione per Brueghel lo stile e le opere di Hieronymus Bosch, grande artista che rappresentò mondi brulicanti di figure deformi e grottesche, contaminate dal vizio e dal peccato.
I temi paterni delle scene di genere ritornano nelle rappresentazioni di Pieter il Giovane, mentre l’altro figlio, Jan il Vecchio si conquistò il soprannome “dei velluti” per le sue raffinate rappresentazioni di fiori disposti in vasi o ghirlande e altre nature morte, la cui bellezza è visivamente palpabile. Lo stile di quest’ultimo sarà ripreso dal figlio, Jan il Giovane, nelle Allegorie della guerra, della pace, dell’acqua, dell’amore, dell’olfatto e dell’udito. I fiori però, diventano sempre più un simbolo caduceo della vanità umana.
Vari matrimoni nella cerchia dei Brueghel permisero la continuità e la pratica pittorica tra i discendenti: Jan van Kassel il Vecchio, figlio di una sorella di Jan il Giovane, dipingeva raffinate riproduzioni di conchiglie, insetti e farfalle su superfici come il marmo o il rame. Questo genere di dipinti ebbe molta fortuna, nel momento in cui si diffondeva la Wunder Kammer o stanza delle Meraviglie: notabili e aristocratici mostrarono infatti una predilezione per la collezione di curiosità, oggetti singolari, animali e strani soggetti esotici da custodire in apposite stanze ed esibire ai propri ospiti. 

7 marzo 2013

Marco Scifo. Habitat







MARCO MARIA GIUSEPPE SCIFO
Habitat

23 MARZO - 11 MAGGIO 2013
OPENING SABATO 23 MARZO 2013 DALLE 17:00 ALLE 20:00
Inaugurazione: sabato 23 marzo 2013 dalle 17:00 alle 20:00
Durata mostra: 23 marzo – 11 maggio 2013
Sede: Via della Vetrina 21, 00186 Roma
Orari: da martedì a sabato 10.30 - 19.30 (o su appuntamento)
Ingresso libero
Testo di Antonello Tolve

 A due anni di distanza dalla prima personale, Running Glance, l’artista presenta oggi un nuovo ciclo di lavori che mira a concepire un discorso organico e totale su un paesaggio che investe gli orizzonti culturologici attuali per costruire una nuova accuta riflessione sul mondo della vita. Su un mondo in rovina da recuperare e sanare mediante accenti estetici che costruiscono una necessaria uscita dall'indifferenza del presente.

Diviso in tre stazioni, in tre paesi critici, in tre progetti (in tre work in progress) che si articolano nei tre spazi della galleria, il disegno messo in campo da Marco Maria Giuseppe Scifo pone lo sguardo dello spettatore di
fronte ad un processo di conoscenza che mira a riattivare una capacità di analisi globale sull'esistenza del singolo e della specie.

Segnati da una volontà che agisce sull'ambiente circostante con interventi poetici e delicati, i tre progetti in mostra – Globo pentacisdodecaedro, Habitat - Molecolare e In Nubibus – creano aperture preziose ad un processo meditativo che ritorna a considerare l'essere umano come facente parte di un unico organismo vivente, di un habitat che è spazio integrale e integrante, locus et logos del viaggio linguistico proposto dall'artista. Un viaggio che evidenzia la necessità di riconiugare (e riconsiderare) due mondi apparentemente distanti. Di riunire all'interno di uno stesso spazio prospettico (di stampo fisiologico e riflessivo), i vari orizzonti della natura. Vista, quest'ultima, come un corpus pulsante, come un luogo in cui si intrecciano esperienze e progetti, come un luogo in cui coabitazione, partecipazione e relazione si fanno nuclei e grumi del pensiero umano e del destino della civiltà.

Se Globo pentacisdodecaedro, una scultura cinetica che simula la rotazione del pianeta lungo l'asse terrestre, mette in luce la volontà di geometrizzare la forma sferica del mondo per quotarne il volume, per leggerne la pelle e per evidenziare i limiti del singolo individuo, Habitat - Molecolare (una serie di disegni a penna in light-box) considera, dal canto suo, la natura umana e quella animale come piccoli insiemi di masse molecolari che si spostano nello spazio. In Nubibus, infine, una video-animazione con disegni animati che simulano il movimento delle nubi, pone l'accento sulla vaporizzazione delle cose, ma anche su un'atmosfera attraverso la quale l'artista accende paragoni, metafore luminose sulla perdita della moralità. Di un territorio da riconquistare per assaporare nuovamente un panorama creativo – quello della natura – in continuo divenire.

Marco Maria Giuseppe Scifo (Augusta, 1977) vive e lavora a Milano. Mostre personali: "Laboratorio habitat", Ass. Culturale beBOCS, Catania, Italia (2012); "Project Space", MolinsInteriors, Barcellona, Spagna (2012); "RunningGlance" (a cura di Antonello Tolve), Z2O Galleria Sara Zanin, Roma, Italia (2011); "EyeRun", (a cura di Antonello Tolve), Gallerie du Centre CulturelFrançais de Milan - Palazzo delle Stelline, Milano, Italia (2010); "Apicoltura", Gallerie duTableau, Marsiglia, Francia (2007); Galleria Unorossodue, Milano, Italia (2005). Principali mostre collettive:"13° Premio Cairo" (diretto da Luca Beatrice), Palazzo della Permanente, Milano, Italia (2012); "Il Quinto Atto" (a cura di Helga Marsala), Galleria Biagiotti, Firenze, Italia (2011 - 12); "ShowTime" (a cura di Antonello Tolve), Galleria ZAK, Monteriggioni SI,
Italia (2011); "Temporaneamente Nuovi - Torano Giorno e Notte XIII" (a cura di Maria Mancini), Torano Ca, Italia (2011); "54° Esposizione Internazionale d'arte di Venezia Illuminazioni – Padiglione Italia – Accademie" (a cura di Vittorio Sgarbi), Arsenale – Tese di San Cristoforo, Venezia, Italia (2011); "Festival Ex Polis – Le città fuori dalla città" (diretto da M. M. Linzi e Massimo Mazzone), Triennale Milano, Milano, Italia (2011); "Open 13" Esposizione Internazionale di Scultura (a cura di Paolo De Grandis), Venezia, Lido, Isola di San Servolo, Italia (2010); "Seconda edizione del Concorso Internazionale per Giovani Scultori" Fondazione Arnaldo Pomodoro (Vincitore del premio acquisto UniCredit Group), Milano, Italia (2008); "Pericoloso Sporgersi" (a cura di Stefania Meazza e Catherine Macchi) l'Atelier Soardi, Nizza, Francia (2008); Museo Gennaro Pérez, Cordoba, Argentina (2008). "Parking" Galleria Unorossodue, Milano, Italia (2005); "Da lontano era un'isola" (a cura del Master Curator, classe 2004 dell'Accademia di Brera) C/O Careof e Fabbrica del Vapore, Milano.

4 marzo 2013

Racconti itineranti giapponesi

 KAMISHIBAI: RACCONTI IN VALIGIA

In occasione della mostra “Arte in Giappone 1868-1945”  i Servizi educativi della Galleria nazionale d’arte moderna propongono le rappresentazioni del Kamishibai.

Il Kamishibai (in giapponese kami, carta e shibai, teatro) era un teatro itinerante di immagini e parole che ha avuto una grande diffusione in Giappone tra il 1920 e il 1950. Il narratore si spostava in bicicletta di villaggio in villaggio portando sul portapacchi una cassetta di legno simile a una cartella scolastica. Una volta aperta si trasformava nel proscenio di un teatrino sul fondo dal quale scorrevano le immagini di personaggi e ambienti disegnati su cartoncini rettangolari, mentre la voce del narratore raccontava storie che avevano come protagonisti animali, mostri e personaggi fantastici.

In occasione di questa mostra il Kamishibai fa tappa in Galleria, dove il narratore leggerà della storie che parlano di libri, viaggi, cavalli e cavalieri.

domenica 17 marzo h.11.00

domenica 7 aprile    h 11.00

domenica 21 aprile  h.11.00

Partecipazione inclusa nel biglietto della mostra, ingresso libero fino a esaurimento posti. 
Età consigliata 4- 10 anni