25 ottobre 2013

Gemme dell'impressionismo all'Ara Pacis



Gemme dell’Impressionismo
Dipinti della National Gallery of Art di Washington

Museo dell’Ara Pacis
23 Ottobre 2013-23 Febbraio 2014

A cura di Mary Morton

Si tiene all’Ara Pacis una mostra che espone 68 preziosi capolavori di quello che è stato il movimento impressionista, custoditi presso la National Gallery of Art di Washington, museo nato nel 1937 in seguito all’importante lascito di Andrew W. Mellon e dei suoi eredi, Ailsa e Paul, con l’aggiunta di posteriori donazioni da parte di altri mecenati.
I dipinti esemplificano l’innovazione nella pennellata e nella composizione del colore operata dai rappresentanti del movimento impressionista. Sono i loro, gli anni in cui Parigi diventa capitale europea delle arti. I Grand Travaux diretti da Haussmann trasformano la città, aprono boulevards, avenues e promenades arricchite da vetrine e cafè, mentre i Salons ospitano esposizioni d’arte sotto le direttive accademiche. Non dimentichiamo l’importanza degli studi coevi sulla scomposizione della luce di Chevreul e le nuove invenzioni come il tubo metallico per i colori ad olio, il cavalletto portatile, l’introduzione di nuovi pigmenti come il blu di Prussia, il blu cobalto, il verde veronese, l’uso diffuso del pastello e delle carte giapponesi e l’importante nascita della fotografia nel 1839. Degas in particolare adoperò la fotografia per studiare posizioni e atteggiamenti nei ritratti, Monet invece fece costruire una camera oscura nella sua casa di Giverny.
La mostra si articola in cinque sezioni: La pittura en plein air, Ritratti e autoritratti, Donne amiche modelle, La natura morta, Vuillard e Bonard: l’eredità dell’impressionismo.
Viene ripercorsa la nascita dell’impressionismo a partire dalla mostra del 15 giugno 1874 nello studio del fotografo Nadar, progettata da Renoir: Société anonyme des Artistes, Peintres, Sculpteurs, Graveurs. L’appellativo impressionista fu dato dal critico Leroy commentando un’opera di Monet “Impression. Soleil levant” e paragonandola a una carta da parati. Il termine veniva anche adoperato per gli schizzi e le note coloristiche preparatorie per la pittura. Assunse poi altri significati quando scienziati e filosofi positivisti si dedicarono allo studio della percezione del colore. Altri epiteti degli impressionisti furono: gli indipendenti o gli intransigenti. Il loro luogo di ritrovo divenne il café Nouvelle Athenes a Montmartre e uno dei loro maggiori sostenitori fu il mercante d’arte Paul Durand-Ruel che ne firmò il successo americano nonostante la tiepida accoglienza di pubblico e critica in Europa.
Dopo la guerra franco-prussiana e la Comune di Parigi (1870-71) vi fu un periodo felice per gli impressionisti che seguirono Monet ad Argenteuil facendone un centro di ritrovo creativo. Monet vi dipinse 170 paesaggi. A casa sua si ritrovarono Renoir, Manet e Sisley. Venivano affrontati temi analoghi: la vita quotidiana sulla riva della Senna, la mutevolezza della natura. La pittura en plein air, di cui un precursore fu l’artista Pierre-Henri de Valenciennes con il suo trattato “Elementi di prospettiva pratica” (1800), trovava fondamento nello studio e nella resa degli effetti di luce. Si diffuse l’uso di vere e proprie cassette di colori “da campagna” con annessi parasoli, ombrellini e sedie.
Il ritratto e l’autoritratto furono influenzati dalle tecniche fotografiche e dal nuovo ruolo dell’artista nella società, come pure dal gusto dei nuovi committenti borghesi. Degas si dedicò molto a questo genere cercando di cogliere in particolare il carattere del personaggio, memore dell’insegnamento rinascimentale italiano. C’è in mostra un autoritratto di Degas, uno di Gaugin e un ritratto di Monet ad opera di Renoir.
La sezione Donne, amiche, modelle propone dipinti femminili dell’epoca, i soggetti sono donne vere e credibili calate nel mondo reale e immerse nei rituali della loro quotidianità: mentre si preparano per un ricevimento, passeggiano in riva al mare o si incontrano in sale da ballo o cafè. Colleghe, pittrici, come pure amiche, consorti, lavandaie, prostitute, sartine e modelle oppure ballerine, venivano raffigurate in azioni abituali o senza veli come la celebre Olympia di Manet o le sensuali figure di Renoir. Non dimentichiamo singoli momenti come il risveglio, la toilette, la preparazione allo specchio e alle sbarre delle ballerine di Degas.
Ricordata tra i grandi artisti del movimento vi è una pittrice come Berthe Morisot, che dimostrò molto presto inclinazioni artistiche insieme alla sorella Edma. Unita da profonda amicizia a Manet, ne sposò il fratello. Fu indirizzata da Corot a lavorare ad una pittura “sul motivo”, a contatto con la natura. Nel salotto di casa sua si incontravano artisti, poeti e musicisti. Manet la ritrasse ne Il balcone.
La natura morta invece presenta quello che è stato il terreno di sperimentazione di Cézanne, un campo di studio relativo alla percezione del reale e alla sua rappresentazione che aprirà la strada all’esperienza cubista. Ecco natura morte con brocche di latte e frutta di Cézanne o quelle con uva e garofano di Fantin-Latour, oppure la Natura morta con ostriche di Monet.
L’eredità del movimento impressionista verrà raccolta da Bonnard e Vuillard e dai cosiddetti Nabis (in ebraico “Profeti”), i quali prediligeranno una pittura decorativa ricca di arabeschi, rifacendosi all’arte giapponese, ai mosaici bizantini, alla pittura egiziana e alle vetrate medievali, fedeli a una versione mistica nella loro composizione.
Gli impressionisti furono apprezzati anche da poeti come Valery e Baudelaire. Quest’ultimo dedicò diversi scritti a Boudin, precursore del movimento e maestro di Monet. Baudelaire fu colpito dalla mutevolezza delle sue nuovole. Boudin fu anche il primo a dare legittimità pittorica a soggetti di vita mondana e balneare. Così scriveva a proposito: “non è il particolare che deve colpire l’osservatore, ma l’insieme del quadro”.
Il movimento impressionista parigino ha avuto un importante e notevole successo a posteriori, diventando un riconosciuto e ricco momento della storia dell’arte ad opera di maestri indiscussi della scomposizione della luce. 

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