21 novembre 2013

Storie e visioni


STORIE E VISIONI
Silvia Camporesi, Simona Ghizzoni Beatrice Pediconi
dal 29 novembre al 12 gennaio 2014 - AuditoriumArte
Auditorium Parco della Musica - Roma

La mostra Storie e visioni dell’Auditorium Parco della Musica di Roma è l’ulti mo appuntamento espositivo della rassegna La fotografia al femminile, quattro percorsi espositivi che, in modo diverso, affrontano il rapporto tra donna e fotografia. Prodotta dalla Fondazione Musica per Roma in collaborazione con Contrasto, Galleria Z20-Sara Zanin (Roma) e Forma Galleria (Milano), la mostra resterà aperta dal 29 novembre 2013 fino al 12 gennaio 2014.
Tre fotografe, tre autrici del panorama italiano contemporaneo, che si muovono con modalità diverse e utilizzando il linguaggio fotografico e video, interpretano il proprio presente, la vita, reale o fantastica di ognuna, con sguardo nuovo, poetico e intenso.
Ogni autrice presenta in questa mostra due lavori fotografici, di dimensioni diverse, dando vita in questo modo a un insieme armonico e variegato di immagini che mischiano, propongono e sovrappongono i ricordi, i simboli, le storie e le visioni dell’una e dell’altra.
Nelle sue creazioni, spesso costruite in serie ragionate, Silvia Camporesi (Forlì, 1973) interpreta in modo personale, a volte divertente e giocoso, altre intriso di una magica e spiazzante attesa, il suo mondo e le suggestioni che le arrivano dalla letteratura, dall’arte o anche solo dalla banale quotidianità.
Il colore di Simona Ghizzoni (Reggio Emilia, 1977), tenue ed evocativo, lascia che al centro delle sue creazioni affiori sempre una figura femminile, vera protagonista di ogni storia e di ogni visione, come una labile impronta da cogliere al volo, prima che scompaia per sempre.
Nelle sorprendenti immagini di Beatrice Pediconi (Roma, 1972), niente è come appare ma tutto sembra il frutto di un processo di continua trasformazione, liquida e materiale, come un vero travaso di sostanze. Elementi vitali in continuo cambiamento che assumono sempre nuove forme, nuove visioni, appunto. E quindi, nuove storie.

18 novembre 2013

Un ricordo di Federico Fellini


Il film documentario Che strano chiamarsi Federico è un amichevole omaggio di Ettore Scola al collega e amico Federico Fellini. Il film ripercorre la carriera del regista dagli esordi come vignettista presso il giornale romano Marco Aurelio fino ai successi come regista. Una passione quella per l'abbozzo e la vignetta che Fellini manterrà per il resto della sua esperienza da cineasta, disegnando figure caricaturali, grottesche e sfuggenti dall’anonimato per marcate caratteristiche fisiche e soggettive tanto da rimanere come base preparatoria per altrettanti soggetti dei suoi celebri film. Il documentario racconta l’amicizia tra i due, le frequentazioni romane, l’abitudine condivisa di spegnere l’insonnia vagando la notte per le strade di Roma, attaccando bottone con chiunque incontrassero, artisti di strada, vagabondi, prostitute. Di tutti a Fellini interessava la loro storia. Non mancano spazi dedicati a un discorso puro sulla creatività e la libertà creativa, sulla volontà innata e necessaria di trasgredire, accennati e colti dallo sguardo autentico che l'intimità dell'amicizia sa offrire, disegnando attraverso il ricordo la figura di un regista che con i suoi cinque premi Oscar ha rappresentato mirabilmente il cinema italiano del tempo, consacrandolo per sempre nel panorama internazionale. 

17 novembre 2013

Modigliani e il gruppo di Montparnasse


Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter
Fondazione Roma Museo – Palazzo Cipolla
14 Novembre 2013 – 6 Aprile 2014

Del genio livornese si è ricostruita la turbolenta vita a fianco di Jeanne Hébuterne e ammirata la straordinaria opera: Modigliani ci ha lasciato una vasta produzione ritrattistica, visto che considerava il paesaggio un genere poco attraente perché, così affermava, privo di vita a differenza dei personaggi che rappresentava. Ispirato dall’arte africana e dal duecento senese, Modigliani fu antesignano e rappresentante del gruppo di artisti, intellettuali d’avanguardia, poeti e musicisti che vissero nel quartiere parigino di Montparnasse, che ne fecero il loro luogo di ritrovo nella Parigi dei primi decenni del Novecento. La mostra romana raccoglie 100 opere appartenenti alla collezione Netter, rappresentante alsaziano e uno dei primi ammiratori di Modigliani, che venne sovente a contatto con gli artisti di Montparnasse. Netter fu guidato nei suoi acquisti d'arte dal mercante e poeta polacco Zborowski che spesso gli suggeriva artisti di scarsa fama e le cui produzioni avevano costi a lui accessibili. Ciò consentì a Netter di far suoi quelli che nel tempo si sarebbero rivelati autentici capolavori dell'arte europea di quel periodo. Troviamo tra gli altri, opere di amici di Modigliani come Utrillo e Soutine. In particolare Utrillo condivideva con Modigliani la stessa fatica quotidiana del vivere che affogava nel bere. Veniva spesso arrestato ubriaco pagando le sue cauzioni con dei quadri e fu indirizzato alla pittura a scopo terapeutico dal suo medico. Di Soutine si ricorda invece la fama che riuscì a ottenere in vita grazie all’incontro con un collezionista americano che fece la sua fortuna trasformandolo in un artista dandy e alla moda. Infine, sono anche esposte opere della madre di Utrillo, Susan Valadon, prima modella e amante di artisti affermati come Renoir. La Valadon, che venne amata pure da Toulouse Lautrec, divenne nel tempo una pittrice affermata e apprezzata.

Nella foto: Amedeo Modigliani. Ritratto di Jeanne Hébuterne, 1918

13 novembre 2013

Silvia Camporesi. Souvenir Universo


SILVIA CAMPORESI 
Souvenir Universo

opening sabato 7 dicembre 2013, dalle 18 alle 20  
7 dicembre 2013 - 1 febbraio 2014 
 
Il titolo scelto per la terza mostra dell'artista in galleria - dopo Where All Become (2012) e Sifr - La distanza canonica (2011) - nasce da un gioco di parole: i due sostantivi, uno francese e l'altro italiano, si anagrammano a vicenda. Ed è proprio la prospettiva delle permutazioni di significato, tipica del gioco anagrammatico, alla base del suo nuovo progetto. Punto di partenza è la fotografia: le opere in mostra riflettono sulle modalità concettuali e materiali in cui poter declinare il linguaggio fotografico. Così, la fotografia di un falso cielo e l'immagine in motion di un bosco notturno, animato dalle lucciole, fanno da contrappunto alle video-fotografie di un piccolo vulcano che brucia ininterrottamente, o all'enorme massa d'acqua di una cascata che scende rallentata. Il tema universo è qui inteso come scansione dei quattro elementi, rappresentati intrecciando finzione e realtà. Anche nella seconda parte della mostra il luogo e il suo ricordo fotografico - il souvenir - sono un pretesto per scavare nelle possibilità del linguaggio fotografico. Due grandi fotografie di interni, scenari che ricordano il film Stalker di Andrej Tarkovskij, non sono luoghi reali ma immaginari, frutto del lavoro scultoreo di Silvia Camporesi che ha fotografato in studio dei modellini creati ad hoc.

Infine, l'antica tecnica giapponese del taglio e piega della carta viene applicata dall'artista su immagini di luoghi dismessi, azione che aggiunge una terza dimensione alla fotografia. Con questo ultimo intervento si conclude l'esplorazione immaginifica di luoghi reali e di finzione, esplorazione che sottopone la fotografia ad una riscrittura delle sue possibili esplicitazioni.

L'artista sarà presente all'inaugurazione.

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Silvia Camporesi (Forlì 1973), laureata in filosofia, vive e lavora a Forlì. Attraverso i linguaggi della fotografia e del video - declinati in maniera pittorica, dove il colore è sempre protagonista - costruisce racconti che traggono spunto dal mito, dalla letteratura, dalle religioni e dalla vita reale, lungo una sottile linea di confine tra immaginazione e realtà, veglia e sonno, mantenendo una relazione costante con l'elemento naturale. Affianca l'attività artistica all'insegnamento di fotografia e critica dell'immagine. Dal 2000 ha esposto in numerose mostre personali in Italia tra cui, tra le più recenti ricordiamo: Journey to Armenia, (Galleria Photographica fine art, Lugano, 2013); Qualche volta, di notte (MLB Gallery, Ferrara, 2012); La Terza Venezia (Galleria Photographica fine art, Lugano, 2011), Where all Become (doppia personale con Michael S. Lee (z2o Galleria | Sara Zanin, Roma, 2012); Sifr- la distanza canonica (z2o Galleria | Sara Zanin, 2010); Dance dance dance (MAR, Ravenna, 2007). All'estero: 2112 (Saint James Cavalier, Valletta, Malta, 2013); À perte de vue (Chambre Blanche, Quebec - CAN, 2011); Terrestrial clues (Istituto italiano di Cultura, Pechino, 2006). Nel 2007 ha vinto il Premio Celeste per la fotografia ed è stata fra i finalisti del Premio Cairo (2013), del Premio Terna (2012 e 2010) e del Talent Prize (2012 - menzione speciale e 2008). Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private. [www.silviacamporesi.it]

11 novembre 2013

Ciambella alla zucca



Ecco una ricetta in tema con un prodotto della stagione autunnale come la zucca.

INGREDIENTI
500 g di zucca gialla
2 uova intere
300 g di farina
100 g di frumina
100 g di zucchero di canna
100 g di burro
1/3 bicchiere di latte
Essenza di vaniglia
Una manciata di cannella
Lievito per dolci

La zucca va cotta e la polpa poi tritata con il minipimer. Si procederà quindi ad amalgamare i diversi ingredienti.
Tempo di cottura nel forno preriscaldato a 200° per 30 minuti.

10 novembre 2013

Cézanne. Tra volume e forme



Cézanne e gli artisti italiani del '900
Complesso del Vittoriano, Roma
5 ottobre 2013 - 2 febbraio 2014

"Voglio stupire Parigi con una mela"
Paul Cézanne

Con queste parole Paul Cézanne riassume la sua personale e costante attenzione per gli oggetti comuni in cui ravvisa un principio comunicativo ed espressivo non inferiore alla ritrattistica dedicata a personaggi umani. Credeva Cézanne in una sorta di vita silenziosa delle cose. La mostra che si tiene al Vittoriano è una straordinaria rassegna che esibisce accanto a opere di quello che è stato definito il “padre dell'arte moderna”, una serie di creazioni di artisti italiani del Novecento che hanno subito l’influenza e l'esempio dell'artista di Aix-en-Provence.
Cézanne non riscosse popolarità immediata come altri suoi contemporanei, la sua arte inoltre, è legata a una continua sperimentazione scandita da tre momenti significativi: quello impressionista, il momento magico della ricerca sul volume e delle forme, la sintesi. Secondo l’artista tutto in natura è riconducibile a forme e strutture geometriche come il cilindro, la sfera e il cono e la sua produzione riflette questa visione d’insieme e impostazione.
L'opera di Cézanne è stata introdotta e divulgata in Italia da Ardengo Soffici, artista e critico d'arte che ne ha curato la presenza in occasione della “Prima Mostra Italiana dell’Impressionismo” a Firenze nel 1910.
L’esposizione attuale include quattro sezioni: i paesaggi, i nudi, i ritratti, le nature morte. Temi frequenti nella pittura dell’artista. Accanto a Cézanne troviamo Morandi, Boccioni, Carrà, Severini, De Pisis, Sironi, Casorati, Carena, Trombadori, Donghi, Pirandello. Tutti debitori dell'insegnamento e dell'innovazione che Cézanne seppe apportare nella pittura del suo tempo e in quella successiva.
Per fare qualche esempio, si possono ammirare il Paesaggio blu di Cézanne, l’Autunno in Toscana di Carrà e i suoi Meriggi, un Paesaggio campestre di Tombadori. Tra i Nudi: le frequenti Bagnanti di Cézanne, Concerto di Casorati, Serenità di Felice Carena, Bagnanti nella rifrazione di Pirandello. Ci sono poi il Ritratto del Maestro Busoni di Boccioni e le nature morte di Morandi, Carena, Carrà, Trombadori, Donghi e Capogrossi che affiancano Le buffet e Fruit del maestro.

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8 novembre 2013

Gusto Romantico: la collezione Marabottini

Gusto Romantico.
Opere del XIX secolo dalla Collezione di Alessandro Marabottini
a cura di Patrizia Rosazza Ferraris
23 Novembre 2013 – 21 Aprile 2014
Museo Mario Praz Roma
Inaugurazione venerdì 22 novembre ore 17.00

Mario Praz conobbe e frequentò Alessandro Marabottini (1926-2012) a Roma a partire dagli anni '50: entrambi clienti degli stessi antiquari, spesso si trovarono a competere amichevolmente per acquistare opere d’arte del XIX secolo. Ancora negliIanni '90 quando ormai Praz era scomparso da anni e la sua dimora era divenuta un museo, Alessandro Marabottini, mostrando ai frequentatori della sua casa fiorentina una piccola tela od una miniatura neoclassica appena acquistata, amava dire “ questa… sarebbe piaciuta al Professore, a Mario Praz”.

Proprio nel ricordo di queste sue parole il Museo Mario Praz, grazie al fondamentale contributo ed alla disponibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, può presentare una ragionata selezione di arredi e dipinti scelti tra quelli che la generosità di Alessandro Marabottini ha voluto idealmente legare agli studenti perugini, affidandone intelligentemente alla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia assieme alla proprietà la gestione e la valorizzazione.

La selezione è stata operata scegliendo tematicamente nella collezione Marabottini una serie di paesaggi, di interni e di ritratti cronologicamente affini all’arco temporale prediletto da Mario Praz ed in sintonia con il suo gusto per gli artisti minori ma di gran qualità. Come amava dire lo stesso Marabottini e come Praz avrebbe senza dubbio condiviso “compro pittura e non pittori ”. Tra questi dipinti spiccano gli ateliers degli artisti, i molti paesaggi e vedute romane, le numerose miniature ed i ritratti di personaggi spesso sconosciuti ma raffigurati con la tipica minuzia nei dettagli degli abiti e delle fisionomie cara al primo Ottocento; non mancano alcune Scene di conversazione che riprendono un tema particolarmente caro allo stesso Mario Praz. Quaranta dipinti, oltre ad alcuni arredi che contestualizzano le opere in una sala che par prolungare quelle dello stesso museo Praz, vengono quindi esposti al pubblico e presentati in catalogo con schede storico-critiche ricche di immagini di riferimento, tematiche ed iconografiche.

Catalogo a cura di Patrizia Rosazza Ferraris De Luca Editori d’Arte
Testi in catalogo di Caterina Zappia, Tomaso Montanari e Patrizia Rosazza Ferraris

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