16 marzo 2015

Biografie al cinema

Mi son chiesta quali film della quasi ormai passata stagione invernale rivedrei volentieri e la scelta non è stata difficile perché tra vite di poeti e artisti, quest’anno non ci è mancato niente.

Il giovane favoloso per esempio, dal tono fortemente biografico, riguarda la vita di un autore tra i maggiori dell’Ottocento culturale italiano come Giacomo Leopardi. Seppure bistrattato per il pessimismo cosmico che gli viene attribuito e inviso a molti studenti anche a posteriori, lontano dai banchi scolastici, il poeta di Recanati si presenta nell’interpretazione di Elio Germano in tutta la sua sensibilità e nella statura morale di un intellettuale pronto a rivendicare un suo legame con la vita e una passione per essa, negando con fermezza che la sua visione filosofica e di mondo possa essere connessa alle sue sofferenze sul piano fisico.

Il tono biografico è in comune ad altri due film di quest’anno cinematografico come Big Eyes e Turner. Il primo è dedicato all’artista americana Margaret Ulbrich in arte Keane, che coniugata con un altro artista di strada assiste impotente e passiva al successo del marito che spaccia i suoi quadri per propri. Il film vale soprattutto per essere il racconto di un riscatto e di una consapevolezza matura, dell’appropriazione indebita dell’oggetto creativo.

Anche Turner di Mike Leigh è senza dubbio un ritratto di vita d’artista. Il pittore inglese che ha aperto la strada alla modernità, appare nella sua rappresentazione come un eccentrico e singolare personaggio, smodato nella sua dedizione alla pittura e nel metodo con cui si esponeva alle impressioni che questa può suscitare in tutta la sua maestosità, in un mare in tempesta o agitato dal vento. 

Una nota a margine per il film, anch’esso biografico, sullo scienziato britannico Stephen Hawking, che tramite La teoria del tutto, grazie all'estrema bravura e capacità di immedesimazione dell'attore protagonista, ha saputo meglio di altri comunicare quanto sia possibile alla mente umana spaziare e superare limiti e gli ostacoli posti dalla malattia e dalla sofferenza fisica. Perché le facoltà umane possono andare oltre al limite corporeo e raggiungere orizzonti insperati.  

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