16 marzo 2015

Vetrate in stile Liberty alla Casina delle Civette



La Casina delle Civette è uno spazio museale singolare all’interno di Villa Torlonia e del suo parco. Un museo insolito ed originale, derivante dalla costruzione progettata nel 1839 dall’architetto Giuseppe Jappelli e trasformata nel Novecento, con aggiunte e modifiche alla struttura principale, fino a diventare un villino in stile eclettico, residenza del principe Giovanni  Torlonia. 

Il nome è legato al motivo decorativo ricorrente della civetta. La casina è impreziosita dalle molte vetrate policrome in stile Liberty realizzate dal maestro vetraio Cesare Picchiarini e dal suo laboratorio. Con l’apertura al pubblico la collezione originaria è stata arricchita da vetrate, disegni, bozzetti e cartoni preparatori del suddetto Picchiarini, e di altri vetrai come Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Peschetto.
Il fascino di questo luogo si lega alla tradizione nobiliare di dare un nome ad ogni ambiente di questa dimora dall'aspetto così favolistico. Ogni stanza richiama infatti temi ed elementi decorativi che abbelliscono le pareti o i pavimenti. 
C’è un fumoir, un primo ambiente arredato a suo tempo con mobili in vimini con un inglese bow-window che si affaccia sul parco, decorato con una ghirlanda di fiori e nastri. La sala ospita opere di Peschetto, autore di disegni preparatori di vetrate destinate a chiese metodiste e valdesi di Roma.
A seguire il salottino delle 24 ore ricavato da un cupolino ottagonale, ideato in origine come cucina e destinato dal principe a salotto. Sulla volta, tra tralci di rose, si svolge la danza delle ventiquattro ore.
La stanza dei trifogli al pianterreno riprende il tema vegetale negli stucchi del soffitto e nei pavimenti, nella sala da pranzo invece boiseries in legno ricoprono le pareti decorate da intagli con fronde e bacche d’alloro, mentre gruppi di tre spighe scandiscono i pannelli. Nella sala ci sono bozzetti di Bottazzi raffiguranti meduse, voli di cigni, cadute di gigli.
La stanza del chiodo prende nome dalla vetrata a forma di chiodo, opera di Cambellotti con decorazione a foglie e grappoli d’uva, mentre nella stanza delle civette è esposta una vetrata del medesimo, composta da tre pannelli con raffigurate civette tra tralci d’edera e nastri.
Il bagno del principe era un tempo ornato da maioliche con disegni di ninfee, mentre la stanza da letto non conserva quasi nulla dell’arredo originario, a parte una specchiera, una scrivania e una testata del letto. In un vano c’era “La civetta della notte” del Cambellotti, di cui si conserva solo un bozzetto.
Il salottino dei satiri è stato ricavato dalla sommità del cupolino ottagonale al piano superiore e deve il suo nome dalla serie di piccoli satiri in stucco seduti lungo il bordo dell’occhialone aperto sulla lanterna. La stanza degli ospiti contiene vetrate del Picchiarini con bozzetti dei suoi laboratori: rose, gocce, gigli, fiori stilizzati, motivi vegetali e pesci, rane e canne dominano la scena.
La stanza delle rondini è così detta perché in origine aveva il soffitto dipinto con voli di rondini, mentre il tema è ancora presente nelle vetrate e negli stucchi. La stanza dei ciclamini è così chiamata per il pavimento in graniglia, mentre la stanza della torretta è ricavata dalla torre di stampo medievale.
Sempre al piano superiore, nel labirinto delle stanze di questa costruzione, il balcone delle rose, con vetrate ideate da Peschetto, rende omaggio a questo fiore, con vista sul parco.
L'uscita attraverso la scala delle quattro stagioni permette di concludere in bellezza, tra pareti e sopraluce ispirati dal tema degli uccelli migratori o da spighe di grano e papaveri.

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