8 maggio 2015

Urbino: la città palazzo



Urbino sovrasta un panorama d’incanto, immersa e incastonata come un gioiello prezioso in un’oasi di verde smeraldo e sommersa dalla pace che la sola natura può concedere ai sensi, rendondola unica nel suo genere. Fulcro e simbolo di questa città rinascimentale è il palazzo ducale, residenza di Federico da Montefeltro, detto il Grande, che il Castiglione aveva definito, per l’assetto architettonico conferitogli dopo i lavori di ristrutturazione dell’architetto dalmata Laurana, città palazzo. Storicamente dopo svariate vicissitudini politiche, la città contesa in origine da popoli d’oltr’Alpe, da Goti e Bizantini, fu poi teatro di aspre lotte fino a diventare feudo papale. L’affrancamento dal papato avvenne sotto Antonio da Montefeltro nel 1155, legato ai conti di Carpegna. Barbarossa nominò Antonio Vicario Imperiale ed ebbe così inizio la dinastia Montefeltro. L’ascesa e il trionfo della corte urbinate conobbe il periodo di maggior splendore con il celebre discendente della famiglia, Federico, autentico esempio di principe rinascimentale, uomo d’azione che non disdegnava colte letture, la meditazione, la presenza di spazi meditativi all’interno del palazzo come il noto e pregevole studiolo e circondarsi della presenza di intellettuali, architetti, artisti di ogni sorta. Dopo la morte del fratellastro divenne conte di Urbino nel 1444, dopo aver ricevuto un’educazione presso corti italiane prestigiose (Venezia, Mantova). Sposò Gentile Brancaleoni e in seconde nozze l’amata Battista Sforza, con cui è stato ritratto nel famoso dittico da Piero della Francesca, oggi agli Uffizi. 

Insignito di onorificenze come Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera dal re d’Inghilterra Eodardo IV, Federico creò anche una scuola d’armi a cui si formarono abili condottieri tra cui Giovanni della Rovere, alla cui famiglia sarebbe spettata la successione alla guida del ducato alla morte dell’unico erede di Federico, il piccolo Guidubaldo. Anche la dinastia dei Della Rovere si estinse nel Seicento e il ducato tornò sotto l’egemonia papale.

Quelli che furono gli alloggi del duca e della duchessa fanno oggi parte della Galleria Nazionale delle Marche, che include nei maestosi ambienti del palazzo dipinti, sculture, ceramiche della scuola rinascimentale urbinate la cui tradizione si conserva tutt’oggi nella produzione di maioliche nel territorio circostante e in piccoli centri come Deruta e Urbania, intarsi degli artisti più rappresentativi del periodo che gravitavano in quei luoghi dove si svolgevano incontri non solo di natura politica, ma erano anche spazio e occasione di conversazioni tra dame e cortigiani dediti all’intrattenimento culturale.
Il palazzo fu progettato dal Laurana e completato nel 1472 da Francesco di Giorgio Martini e nella parte esterna è dominato dal cotto, materiale caratteristico del resto della città. Geometria e ritmo scandiscono ingressi, il cortile, il giardino pensile, i capitelli, i camini delle sale, gli appartamenti. Anche i sotterranei sono stati pensati per non far mancare servizi e agi alla corte – sono presenti una scuderia, servizi igienici, un bagno della duchessa, cucine, magazzini per conservare i cibi, latrine per la servitù.
La biblioteca raccoglieva codici che testimoniavano la cultura classica di Federico, mentre nell’appartamento della Jole è custodita un’alcova in legno dipinto. Si succedono l’appartamento degli Ospiti, detto anche dei Melaranci, la saletta del Re d’Inghilterra, l’appartamento del Duca con la Sala delle Udienze dove troviamo La Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, mentre un autentica meraviglia in miniatura è lo studiolo, luogo di riparo del duca dalle imprese militari, qui la fascia inferiore è intarsiata dalle Virtù Teologali disegnate dal Botticelli, mentre nella fascia superiore trovano spazio i 28 ritratti di uomini illustri realizzati dallo spagnolo Pedro Berruguete e dal fiammingo Giusto di Gand. A seguire la Stanza del Guardaroba, il Tempietto delle Muse, la Stanza da Letto del Duca, nella Sala degli Angeli si trova La città ideale, di incerto autore. E poi si passa per il Salone d’onore, la Sala delle Veglie, il Salotto e la Stanza della Duchessa, il Guardaroba e la Stanza della Preghiera. Impossibile citare tutti gli artisti che hanno reso ancor più nobile questa dimora, che stupisce per la modernità in cui gli ampi spazi sono stati disposti e pensati come luogo di residenza, centro in cui si prendevano decisioni politiche e strategiche per l’assetto del territorio, ma anche palazzo di una vita ideale intesa a conciliare piacevolmente virtù, ideali e cultura umanistica, un autentico modello di vita. Luca della Robbia, Giovanni Bellini, Piero della Francesca, Federico Brandani, Donato Bramante, Frà Carnevale, Paolo Uccello, gli arazzi e la Muta di Raffaello, Luca Signorelli, Giovanni Santi, padre di Raffaello, Federico Barocci, la lista è davvero interminabile.
Nell’atmosfera d’incanto di questo palazzo la fantasia può animare lo spazio architettonico, facendo rivivere il passato di questa corte e il suo splendore, avvertendo la sensazione di trovarsi in un posto peculiare dove si sono incrociati personaggi illustri e singolari facendo di Urbino una corte europea esclusiva dell’epoca. 
L’antica Urbino merita infine piacevoli passeggiate per perdersi nei suoi vicoli, alla scoperta di oratori, chiese, monasteri, del ghetto, della cattedrale, della fortezza Albornoz da cui ammirare una vista mozzafiato sulla città e il circondario. Tappa d’obbligo è senz’altro una visita alla casa natale di Raffaello Sanzio. Senza disdegnare il piacere della buona tavola e dei prodotti tipici locali del contesto marchigiano.

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