1 giugno 2015

Il racconto dei racconti: una fiaba sulla natura dei rapporti umani


Il racconto dei racconti di Matteo Garrone è un film che fa bene al cinema italiano e merita a pieno titolo la visione, in questi giorni così assolati da far prevalere la voglia di stare all’aperto rispetto al chiuso di una sala. Un mix di elementi – il nutrito cast internazionale, le ambientazioni, gli effetti speciali, i costumi, le musiche – ne fanno un film godibile sul grande schermo e una trasposizione cinematografica riuscita nelle intenzioni, liberamente adattata, da tre dei 25 racconti di Giambattista Basile. Le fiabe de “Lo Cunto de li Cunti” furono pubblicate postume tra il 1634 e il 1636, e sono un capolavoro del genere. Da riscoprire senza ombra di dubbio e da esportare come prodotto letterario nostrano nel panorama internazionale.

Tre i regni dove si svolge l’azione: Selvaoscura, presso il castello di Donnafugata (Sicilia) che, leggenda vuole, prenda il nome dalla fuga di Bianca di Navarra, vedova di re martino I d’Aragona.

Roccaforte è ambientato nel Castello di Roccascalegna, nei pressi di Chieti, mentre il regno di Altomonte è in Puglia presso Castel del Monte.

La suggestione dei posti, la bellezza della fotografia, le scene girate presso le gole dell’Alcantara (Ragusa), o nel bosco di Sasseto, nel Lazio, le scene di nozze nel palazzo Reale di Napoli, o la dimora dell’orco presso le cave di Sovana (Grosseto) e poi ancora Palazzo Vecchio a Firenze, Ariccia, il Castello di Sammezzano e Civita di Bagnoregio, tutti questi luoghi valorizzano e consegnano allo spettatore quanto di meglio il Bel Paese ha da offrire in termini di paesaggio e architettura, di patrimonio insomma. Compiendo un viaggio virtuale.
Quanto alle storie narrate, i personaggi protagonisti sono i reali di questi piccoli regni colti in alterne e dolorose vicissitudini: una regina infelice perché non riesce a generare un discendente, un re ossessionato dal sesso e disposto a far uso del suo potere per concedersi e conquistare qualsiasi donna del regno, una giovane principessa, sognatrice alla lettura della storia di Lancillotto e Ginevra, pronta per essere data in sposa da un padre possessivo e geloso.
Si sviluppa una riflessione sulla natura dei legami affettivi e di sangue, sui risvolti spesso oscuri, tutt'altro che rassicuranti e benevoli, di questi, su come l’amore non sia una fiaba idilliaca nemmeno in una fiaba: il rapporto madre-figlio, quello tra sorelle e fratelli, o tra padre e figlia. Anticipando di gran lunga analisi di ordine psicologico, Basile ha raccontato come il desiderio di maternità talvolta si trasformi in un bisogno estremo ed egoistico di legare a sé, a vita, i propri figli senza mai staccare quel cordone ombelicale che li ha uniti. Una madre pronta a tutto, anche a sacrificare con la morte la persona a lei più vicina pur di soddisfare il proprio desiderio.
Il desiderio, quello sessuale, torna di prepotenza nel re di Roccaforte che esercita l’arte della seduzione con due anziane sorelle del regno fino alla trasformazione di una, non diciamo come, nella futura giovane consorte e destinare l’altra alla morte, presa dall’ambizione di ritrovare la giovinezza perduta che magicamente la sorella ha riavuto in sorte.
La storia della giovane principessa tenuta ostaggio dal padre nell’isolato castello di Altomonte mette in scena la paternità morbosa di un re che non si apre mai al dialogo, ma, autoritario e perentorio, consegna l’unica figlia in matrimonio ad un orco dopo un torneo in base al quale il pretendente avrebbe dovuto indovinare a quale animale appartenesse la pelle scorticata.
Le fiabe si popolano di orchi, draghi, pulci, fate, indovini, saltimbanchi, e sono rimasta stupefatta dalla notevole fantasia di Basile nel creare un campionario di personaggi, nel sondare i caratteri, i sentimenti, il contrasto tra aspirazione e realtà, fino a narrare quanto la natura umana possa spingersi per soddisfare desideri, passioni, creando un vortice di vita e morte incontrollabile in un gioco di equilibri, tra mente, cuore e corpo, che a distanza di secoli gli uomini ancora stentano a trovare.
Nel nutrito staff di questa produzione internazionale non sono mancati artisti, pittori e scultori, come ha ammesso Matteo Garrone intervistato da Finazzer Flory in occasione della IX edizione de Il gioco serio dell’arte, un'iniziativa de il Gioco del Lotto, nella cornice di Palazzo Barberini, lo scorso 28 maggio, non è mancata l’ispirazione ai disegni di Goya, né mancano paralleli in pittura: la Giuditta e Oloferne di Caravaggio conservata nello stesso palazzo e a mio parere nella scena del bosco con la giovane ricoperta dai soli lunghi capelli ramati, un richiamo ai preraffaelliti come sostiene Garrone e una somiglianza stupefacente con Alla fonte – La ninfa del bosco di Nino Costa conservato presso la Galleria di Arte Moderna di Roma. Con un sospiro di sollievo ne Il racconto dei racconti non c'è la solita, logora e banale fiaba del principe che salva la principessa e il consueto prevedibile finale del tutti vissero felici e contenti. 

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