22 giugno 2015

La famiglia Bélier: i sogni dell’adolescenza


La famiglia Bélier è una commedia francese che fa emozionare: ridere e commuovere. In primo luogo ci riavvicina a un’età difficile e che si tende volentieri a dimenticare da adulti, la fase dell’adolescenza. Ma la leggerezza con cui viene affrontata questa età di passaggio dal mondo dell’infanzia a quello delle responsabilità della vita adulta è affidata alla bella storia di Paula Bélier, un talento musicale in erba.

Paula in realtà è già grande, è cresciuta presto per via della situazione familiare in cui è nata. Padre, madre e fratello sono sordomuti e Paula è l’unico ponte per comunicare col mondo esterno attraverso il linguaggio dei segni. La famiglia ha una fattoria e produce formaggi. Quando non frequenta il liceo, Paula lavora con i suoi al mercato. Intanto a scuola si prepara il saggio di fine anno e il maestro di canto scopre in lei le qualità vocali di un soprano. È la chiave di volta di un destino.
Si avvicinano le elezioni al nuovo sindaco e il signor Bélier decide di candidarsi mentre Paula si barcamena tra una famiglia dalle aspirazioni politiche e la propria personale ricerca di una strada da percorrere e di un sogno da realizzare: fare un provino a Radio France per trasferirsi a Parigi e studiare canto.
Il film è anche una scoperta piacevole di un repertorio musicale francese da approfondire, la colonna sonora si affida a canzoni che meritano davvero di essere ascoltate e diffuse al pubblico. 
La famiglia Bélier propone tante tematiche legate alla crescita della persona, parla in modo struggente di cosa sia la prima maladie d’amour, di quanto sia importante in una scuola che possa definirsi davvero buona avere la possibilità di imbattersi in insegnanti che sappiano valorizzare uno studente e non fermarsi a trasmettere unicamente un sapere nozionistico che verrà presto dimenticato. 
Infine è anche un canto di gioia di una figlia nata col dono della voce da genitori privati di questi sensi, per ribadire il valore dell’integrazione di quelli comunemente considerati figli di un Dio minore, all’interno della comunità sociale.

Nessun commento:

Posta un commento