16 luglio 2015

Claudio Parmiggiani

Tutta l’opera di Claudio Parmiggiani assume da lungo tempo il fuoco come mezzo di creazione e non di distruzione. Forse l’origine di questa scelta va ricercata in un’esperienza personale. Da bambino viveva in una casa isolata nella pianura del Po e qui vi faceva i suoi primi disegni; la casa fu in seguito distrutta da un incendio quand’era adolescente: “Quella casa non esiste più. Un giorno, tornando, l’ho vista incendiare, ardere in una grande luce, avvolta dalle fiamme, poi carbonizzata” (Claudio Parmiggiani, Parmiggiani 2010, p. 65). Diventato un artista riconosciuto, fece dell’incendio un mezzo di creazione. È nel 1970, in occasione di una delle sue prime mostre, che l’artista inventa il principio di Delocazione. Egli sottopone degli oggetti collocati davanti a una superficie all’azione del fuoco, mostrandone solo l’impronta rimasta e macchiata di fuliggine. Si tratta di pannelli che portano le tracce degli oggetti più diversi impresse nella fuliggine.

I quadri realizzati sulla base del principio della Delocazione, dalla fine degli anni ’90 dello scorso secolo, comprendono solo impronte di farfalle. Nei pannelli per la camera degli amori di Villa Medici, il fuoco distrugge e fa morire la farfalla ma, l’artista fa subire a quest’ultima una nuova metamorfosi. A differenza della sua breve esistenza, la farfalla non scompare ma al contrario permane. La farfalla vive così una nuova vita, che è quella dell’arte. Che i significati della farfalla siano molteplici è confermato dal fatto che l’insetto è indicato con parole tra loro molto diverse e di genere variabile nelle lingue indoeuropee: psychê (femminile) in greco antico, papilio (maschile) in latino (che ha dato origine al nome maschile in francese moderno), farfalla (femminile) in italiano, butterfly (neutro) in inglese, mariposa (femminile) in spagnolo, Schmetterling (maschile) in tedesco.

Fonte: testi di Éric de Chassey.

Claudio Parmiggiani è nato nel 1943 a Luzzara (Reggio Emilia). Si forma all’Istituto di Belle Arti di Modena (1958-1960). Giovanissimo frequenta Giorgio Morandi, il cui influsso sarà più etico che stilistico. Interessato alla poesia, negli anni ‘60 si avvicina al Gruppo 63 ed è in stretto contatto con Emilio Villa. Del 1970 sono le prime Delocazioni, opere di ombre e impronte realizzate con fuoco, polvere e fumo, tra cui si ricordano quelle per il Musée d'Art Moderne et Contemporain di Ginevra (1995), il Centre Pompidou di Parigi (1997), la Promotrice delle Belle Arti di Torino (1998), il Musée Fabre di Montpellier (2002), il Tel Aviv Museum of Art (2003).

Le sue opere sono state presentate in varie edizioni della Biennale di Venezia (1972,1982, 1984, 1995, 2015) e nei più importanti centri espositivi internazionali; tra le sue mostre personali si ricordano quelle allestite al Pac di Milano (1982), all’Albert Totah Gallery di New York (1986), al Museum Moderner Kunst di Vienna (1987), al Museo d’Arte Moderna di Strasburgo (1987), a Villa Arson a Nizza, al Palacio de Cristal di Madrid (1990), al Mathildenhöhe Institut di Darmstadt (1992), alla Galleria d’Arte Moderna di Praga (1993), al Centre méditerranéen d'art di Tolone (1999), al Musée Fabre di Montpellier (2002), a Palazzo Fabroni a Pistoia (2007). Jean Clair lo invita, unico artista italiano, alla grande mostra Mélancolie: Génie et folie en Occident, al Grand Palais di Parigi e alla Neue Nationalgalerie di Berlino (2005). 

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