16 luglio 2015

L’appartamento nobile di Villa Medici

Acquisita dal cardinale Ferdinando de’ Medici (figlio del granduca di Toscana Cosimo I e pochi anni dopo egli stesso granduca), Villa Medici, situata sul colle del Pincio e di proprietà del cardinale Giovanni Ricci, fu sottoposta da Ferdinando a un ciclo di lavori che riguardarono soprattutto un appartamento nobile sistemato sopra una nuova loggia monumentale e destinato ad accogliere al centro la sua camera da letto con due anticamere. A partire dalla sua partenza per Firenze nel 1587, la Villa sarebbe servita ad ospitare nobili o ecclesiastici romani e artisti desiderosi di studiarne la collezione o dipingere vedute (tra questi Velazquez).
Tra il 1584 e il 1586 le tre stanze che compongono l’appartamento furono decorate da Jacopo Zucchi, l’allievo più talentuoso del Vasari, e dotate di un arredamento lussuoso, paramenti di cuoio di Spagna, ornati di oro e grottesche. In ogni stanza furono eseguiti lavori di pittura, furono realizzati un fregio affrescato e un soffitto a cassoni decorato con sette tele. 
Nel soffitto della prima stanza al centro dominano le nozze di Giove e Giunone e altre divinità presenti, negli angoli troviamo le ninfe di Giunone e ai due lati del dipinto centrale Marte e Ebe. I personaggi mitologici sono un’espressione allegorica della dottrina, di origine eraclitea, della trasfusione degli elementi e delle teorie meteorologiche, di origine aristotelica e stoica, in particolare tramite la personificazione dei fenomeni atmosferici (Philippe Morel,“Le Parnasse astrologique. Les décors peints pour le cardinal Ferdinand de Médicis. Étude iconologique”, Villa Médicis 3, 1991).
Il soffitto della stanza delle Muse è invece dedicato alle nove Muse in quanto anime delle sfere, secondo i principi del filosofo neoplatonico Marsilio Ficino. Le Muse sono distribuite attorno a un grande dipinto centrale, di forma ovale, che raffigura la congiunzione planetaria di Giove e del Sole, un’immagine che si collega alla magia astrale (Ibid., pp. 120-218).
Mentre la stanza degli amori di Giove, ha perso quasi tutta la sua decorazione dipinta del soffitto. 

Per quanto riguarda le decorazioni dei soffitti delle prime due stanze dell’appartamento nobile, queste compongono un ampio sistema cosmologico. Nella stanza degli elementi è introdotto il mondo sublunare, nella stanza delle muse si fa riferimento alle nove sfere celesti. Questa successione rispecchia uno schema pitagorico, aristotelico e tolemaico attuale nella cultura medievale, fino al Cinquecento, prima della diffusione della rivoluzione copernicana. Le Muse guidano discepoli e ammiratori sulla via della conoscenza, svelando loro i segreti dei fenomeni atmosferici. Virgilio, nelle Georgiche, spera che le Muse lo accolgano per insegnargli le vie del cielo, le stelle, le eclissi del sole, le fasi della luna, l’origine dei terremoti, delle tempeste, delle maree e delle stagioni.

All’Archivio di Stato di Firenze esistono diverse planimetrie del piano nobile, risalgono al Settecento e il loro prototipo contiene questa iscrizione:
Vi erano in questa stanza sette dipinti di Nudità dipinti su tela che il Granduca Cosimo fece bruciare” (Archivio di Stato di Firenze, Regie Fabbriche 628). Questa decisione si comprende meglio se si lega alle scelte culturali di Cosimo III, che regnò sulla Toscana dal 1670 al 1723.
Non contento di controllare i costumi dei suoi sudditi con l’aiuto dell’inquisizione domenicana, Cosimo III si recò a Roma in occasione del giubileo del 1700, per ottenere indulgenze e reliquie (CONTI G. 1909, pp. 539-540). Fu proprio in occasione di quel soggiorno che il granduca prese la decisione di far distruggere i dipinti di nudo che adornavano uno dei soffitti delle stanze di Villa Medici, per motivi di pudore.
Cosa rappresentavano i sette dipinti di nudo distrutti da Cosimo III? Varie le ipotesi. Probabilmente i sette dipinti di nudo si riferivano agli amori di Giove e dovevano essere in armonia con i dipinti annessi che ancora oggi sussistono nei piccoli pannelli periferici. Le scene dei dipinti distrutti potevano mettere in vista le amanti (o l’amante) del maestro dell’Olimpo e i frutti di queste unioni, ovvero i figli nati dalle sue avventure, ciascuno con un valore astrologico. E poi è probabile un riferimento alle metamorfosi di Giove che, per giungere ai suoi fini, si manifestò alle sue amanti sotto diverse sembianze: come una dea, un’aquila, un cigno, un toro, un serpente, un satiro, una pioggia d’oro, una nuvola...Questi amori di Giove possono dunque essere collegati al mito della trasformazione delle amanti di Giove e dei loro figli e degli animali le cui sembianze sono state assunte in altrettante costellazioni. È il caso per esempio di Perseo (Danae), dei Gemelli (Leda), del Toro (Europa), dell’Orsa Maggiore (Callisto), dell’Acquario e del Toro (Ganimede o Asteria). Ma si tratta solo di ipotesi.

Nel suo insieme, la decorazione dell’appartamento nobile di Villa Medici dimostrerebbe una coerenza generale con lo svolgimento di un ampio affresco cosmologico. Elementi, pianeti e stelle vi sono rappresentati tramite figure o personificazioni mitologiche di solito femminili. Il tutto secondo la trasmutazione degli elementi, delle anime che danno vita al movimento delle sfere e della metamorfosi di creature terrestri in altrettante costellazioni.
All’insediamento dell’Accademia di Francia a Roma a Villa Medici, nel 1803, la stanza degli amori era ancora in questo stato di privazione e solo Balthus, durante i primi anni della sua lunga direzione (1961-1977), vi apportò qualche cambiamento.

Fonte: testi di Philippe Morel.

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