14 luglio 2015

Mia madre di Nanni Moretti



Margherita: Mamma, a cosa stai pensando?
Ada: A domani…

Il film Mia madre è una riflessione su un argomento che ha a che fare con l’umana natura, e che io reputo un tacito tabù. La morte di una persona cara, e nel caso specifico di una madre, è un evento della vita che prima o poi vive chiunque abbia avuto una madre. Mi sono posta molte domande relativamente a questo argomento, specie in occasione della morte di mia nonna Vittoria, di cui ho ereditato il nome e chiedendomi come vivesse mia madre questa perdita.

Tornando al film di Nanni Moretti, è un racconto molto personale che coinvolge Margherita (Margherita Buy), regista separata e con una figlia adolescente a carico, Giovanni (Nanni Moretti), cinquantenne alla ricerca di un nuovo lavoro, e la loro madre Ada, insegnante di latino, malata gravemente e in punto di morte. Al film partecipa anche John Turturro, in qualità di attore di un film che Margherita sta girando.

Margherita è una regista di film di impegno sociale: tratta temi come disoccupazione, crisi del lavoro. Cinema sociale insomma, che lei ritiene essere una definizione retorica del genere. Scrupolosa, zelante, maniacale, si comporta applicando 200 schemi (come dice il fratello Nanni) e non riesce a essere leggera... A proposito della madre, si pone mille domande. Ai medici perché non fare in modo di farla vivere ancora, mentre a se stessa cosa ne sarà dei suoi libri – Tacito, Lucrezio e tutti gli altri. L’attività e lo studio di un’intera esistenza.

Sempre a riguardo dello studio non mancano battute da ricordare, memorabili e abituali nei film di Moretti. La figlia adolescente di Margherita, studentessa di liceo classico, per esempio, in un momento di scambio di confidenze, chiede alla madre: “Ma a che serve il latino?”, che suona in parallelo come “a che serve studiare?” (un quesito che mi è stato posto tante tante volte anche da studenti in erba). La madre cerca, a suo modo, di argomentare: per la costruzione logica, per ragionare... In effetti, aggiungo, studiare il latino ci ricongiunge alle nostre radici e inoltre ho letto tempo fa che le giocatrici di pallavolo di una squadra studiavano il latino per migliorare la prestazione sul campo sportivo.

Alla morte di Ada saranno gli studenti a consolare Margherita e Giovanni, attraverso il ricordo. Ada non è stata solo un’insegnante, ma una maestra di vita e una mamma per tutti loro. In effetti, ricordare le persone care che non ci sono più, è il modo migliore per farle continuare a vivere.

Vorrei legare questo film a un suggerimento di lettura: Così è la vita. Imparare a dirsi addio, di Concita De Gregorio. Un libro che ho letto la scorsa estate. È un'interessante inchiesta narrativa su eventi e occasioni che spesso si rimuovono – malattie, funerali, sconfitte – ma che se condivisi con empatia possono diventare motivo di forza, dar sollievo al dolore e trasformarlo. Perché non c’è rimedio peggiore al dolore che rilegarlo al silenzio e alla solitudine.

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