31 ottobre 2016

La velocità delle immagini a Villa Maraini

Istituto Svizzero di Roma. Villa Maraini

LA VELOCITÀ DELLE IMMAGINI

Giacomo Balla, Sylvain Croci-Torti, Chloé Delarue, Nicolás Fernández, Louisa Gagliardi, Miriam Laura Leonardi, Emanuele Marcuccio, Rammellzee, Manon Wertenbroek, Urban Zellweger



Non c’è niente di così strettamente attuale come la velocità contemporanea su cui viaggiano comunicazione e immagini. Lo riscontriamo attraverso cellulari, computer, televisione.

Da pochi giorni ha avuto inizio la mostra collettiva La velocità delle immagini presso la sede romana dell'Istituto Svizzero, la cui intenzione è quella di far riflettere sul rapporto, quanto mai moderno, tra velocità, contesto sociale e arte. È questo un argomento con cui gli artisti si sono confrontati e di cui il filosofo tedesco Walter Benjamin aveva intuito l'importanza in L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.


Gli scenari dell’arte in un’epoca in cui l’informazione e i messaggi corrono in base a dei bytes, cambiano il rapporto e la connessione personale con la creazione artistica, mettendo in discussione il mezzo o il supporto artistico, come pure la sua funzione sociale.
 
Nella bella cornice di villa Maraini si incontrano autori di epoche diverse come il futurista Giacomo Balla e gli artisti Sylvain Croci-Torti, Chloé Delarue, Nicolás Fernández, Louisa Gagliardi, Miriam Laura Leonardi, Emanuele Marcuccio, Rammellzee, Manon Wertenbroek e Urban Zellweger.


La mostra, nonostante la velocità e la proliferazione di immagini che gli strumenti informatici on-line offrono a un pubblico variegato e di massa, si presenta come un collage di percezioni di flusso e accelerazione delle immagini dove si situano le esperienze e le creazioni artistiche degli autori coinvolti.

Già i futuristi, con Giacomo Balla avevano anticipato, nei primi anni del secolo scorso, la rapidità delle immagini moderne, facendone un elemento fondante e uno spunto creativo. Frantumando colori, incurvando linee e spezzando rette, Balla proiettava la pittura in uno spazio cinetico astratto.


Tuttavia la velocità meccanica e la riproducibilità tecnica fanno emergere nodi essenziali della loro fruizione: vale a dire c’è un’inclusione e una selezione del pubblico correlata all’esplosione dei centri urbani laddove, nei nuovi e grandi agglomerati, le metropoli escludono dal cerchio magico gli svantaggiati. Questi ultimi, per limiti di mezzi e di trasporti, si troveranno a poter accedere all’arte solo attraverso i mass media che mediano appunto tra l'originale e il pubblico distante. Una condizione denunciata negli anni Ottanta dai writer che cercavano di appropriarsi delle città per sognare una propria identità. 

Gli artisti non sono più interessati ad essere coinvolti in una tradizione, in un movimento o in un campo ma semplicemente a immaginare i tanti filtri da posare sul mondo. Se oggi nulla ferma le immagini, gli artisti non smettono comunque di cercare di fissarne i contorni, più nitidi e distinti, come pure i colori e i riflessi lasciati nel paesaggio circostante.


Dal 26 ottobre 2016 al 21 gennaio 2017


Istituto Svizzero di Roma

via Ludovisi 48, Roma
t +39 06 42042620

www.istitutosvizzero.it

Visite guidate ogni giovedì ore 16.00 - 17.30 e ogni
sabato ore 16.00 - 17.30 - 18.00
Ingresso gratuito

Prenotazione obbligatoria: arte@istitutosvizzero.it
Chiuso dal 23 dicembre 2016 all'8 gennaio 2017

28 ottobre 2016

Giuseppe Conte: Poesie



27 ottobre 2016, alle 17.00
Roma, Biblioteca Nazionale Centrale

Incontro con Giuseppe Conte
in occasione della pubblicazione dell’antologia
Poesie 1983-2015


Giovedì 27 ottobre alle 17.00 si è svolto l'incontro con Giuseppe Conte, nella Sala 1 della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, nell’ambito del ciclo Spazi900: letture incontri, confronti, sarà presentato l’antologia Poesie 1983-2015 di Giuseppe Conte (Mondadori). 

L’incontro, preceduto dal saluto del Direttore della BNCR Andrea De Pasquale e introdotto da Irene Baccarini, ha avuto la forma di un dialogo tra il poeta e la studiosa Rossana Dedola, inframmezzato dalle letture di Fabio Pierangeli, docente universitario all’Università di Roma Tor Vergata.


Dall’introduzione di Giorgio Ficara sull’opera:


“Gli inediti che completano questo volume confermano l'inesausta energia lirica e metaforica di Giuseppe Conte e ne proseguono l'“incessabile” interrogazione, cominciata negli anni Settanta, sul valore di mito, natura e destino nella realtà contemporanea.
Erede della tradizione del primo Montale e di Sbarbaro, attenta ai modelli di Goethe, Whitman, Lawrence e Borges, la scrittura poetica di Conte si è consolidata nel tempo seguendo i sentieri paralleli della prosa, come dimostrano l'insieme dell'opera romanzesca e gli scritti di viaggio raccolti in Terre del mito (1991). Con L'Oceano e il Ragazzo (1983) - salutato da Calvino e Citati come un libro di svolta nella poesia italiana - e Le stagioni (1988), fino alle ultime Ferite e rifioriture (Premio Viareggio 2006), si profila dunque una soggettività forte, estranea a qualunque minimalismo o sperimentalismo, capace di mediare fra la passione della forma e la profonda conoscenza e frequentazione di culture e mitologie lontane, orientali e occidentali, e di coniugare una vena erotica con una vena metafisica e con la passione civile.
Nel 1994, con l'invasione simbolica di Santa Croce e la fondazione del “mitomodernismo”, Conte ha segnato un momento di riflessione importante nel panorama culturale italiano ed europeo, coinvolgendo intorno alle sue tesi sul primato etico e spirituale della poesia artisti, pensatori e poeti italiani e stranieri di diverse generazioni”. 

26 ottobre 2016

Acquerello di Alla Zarvanytska 

“Quando ho visto Roma per la seconda volta, quando mi è parsa bella! È stato come rivedere la patria dopo anni di assenza, avendoci vissuto solo nei pensieri. Ma no, non è così, non è la mia patria che ho rivisto, bensì la patria dell’anima mia, dove essa dimorava ancor prima di me, prima che io venissi al mondo. Di nuovo lo stesso cielo, ora argenteo, come avvolto di lucente raso, ora di quel blu che ama far capolino tra gli archi del Colosseo. Di nuovo gli stessi cipressi, verdi obelischi, le cime a cupola dei pini che talvolta paiono fluttuare nell’aria. La stessa aria tersa, la stessa luminosa lontananza”.
Lettera a M.P. Balabina (allieva di N.Gogol)

Aprile 1838.

Gogol' a Roma


Roma
patria dell’anima
di Nikolaj Gogol’

Mostra di Alla Zarvanytska e Valentina Vinogradova


Nella cornice della Casina delle Civette si è tenuta a settembre la mostra delle due artiste ucraine Alla Zarvanytska e Valentina Vinogradova dedicata al grande scrittore ucraino che visse a Roma per un periodo della sua vita e dove scrisse, oltre a una fitta corrispondenza, il suo capolavoro Le anime morte, pensato in tre parti proprio come la commedia dantesca, e di cui completò solo la prima.

Il finissage si è articolato in una serie di letture tratte dalle opere di Gogol’(1809-1852), in canti e musica ucraine, testimonianze e poesie ispirate dal grande talento gogoliano. A questo proposito le artiste hanno giustamente sollevato la questione sul fatto che Gogol’ sia noto nel panorama letterario come scrittore russo soltanto perché scriveva in lingua russa mentre, sono pochi a sapere che era di nazionalità ucraina e anche i suoi racconti risentono delle sue origini e dei luoghi in cui era nato e cresciuto. 

Tornando a casa ho verificato sulla mia copia di Anime morte la presenza di un riferimento al fatto che fosse ucraino. Leggo: scrittore russo. In effetti, questo dubbio ha una ragione d’essere.

Da un punto di vista storico ci sono molti eventi che hanno influenzato e comportato un uso linguistico maggiore della lingua russa nella scuola e nella cultura della Russia imperiale. 

A partire dal Seicento alcuni divieti, nella visione centralizzata dello Stato, hanno decretato l’egemonia della lingua russa rispetto alle lingue minori e nazionali degli stati satelliti, lingua ucraina inclusa. 
Nel 1622 lo Zar Mikhail ordina, dietro espressa richiesta del Patriarca di Mosca Filaret, di bruciare tutte le copie stampate in Ucraina del Uchytelnoho Vangelo (il Vangelo degli insegnanti) di Cyril Stavrovetsky. Nel Settecento un decreto dello zar Pietro I vieta di stampare in lingua ucraina e ordina la rimozione dei testi ucraini  inseriti nei libri religiosi. Anche la zarina Caterina II provvede a emanare un decreto che vieta l'insegnamento delle materie in questa lingua. Nell’Ottocento viene riorganizzata la formazione dell’Ucraina della riva Destra e diventa obbligatorio insegnare usando solo la  lingua russa.

C'è nell’opera letteraria di Gogol’ il fascino per la cultura e la tradizione ucraina, oltre a una presenza evidente di termini che risentono della sua lingua nativa. Capita a tanti scrittori di non scrivere nella propria lingua di origine per raggiungere un pubblico di lettori più ampio e una fetta di popolarità maggiore. Tuttavia rimane la testimonianza di prestiti, interferenze linguistiche tra la lingua di acquisizione (il russo) e la lingua madre (l’ucraino) che denotano l’appartenenza al proprio paese natale di cui Gogol’ non dimenticò mai le tradizioni popolari, i canti e anche i momenti più ironici e umoristici vissuti nell'infanzia. Nei racconti e nei romanzi lo scrittore narrava due realtà, una russa, l’altra ucraina. Entrambe parte della sua identità. Le sue opere dedicate all'Ucraina  hanno colpito anche il poeta Pushkin che così scrive: "Questo è un vero divertimento, sincero, rilassato, senza affettazione. E, a volte, come  la poesia. Che sensibilità!"


Alla Zarvanytska è artista acquarellista e architetto dallo stile inconfondibile. Partecipa a mostre internazionali e per questa occasione ha creato vedute romane con gli occhi delle parole di Gogol’: le impressioni, l’effetto, le sensazioni percepite da Gogol’ di fronte a monumenti e posti della Roma del tempo. Nei suoi acquerelli c’è una grande attenzione e cura del dettaglio, precisione tecnica e conoscenza dell’arte legata a un percorso di studio e di impegno.  

Valentina Vinogradova, giornalista, traduttrice, autrice del libro Indirizzi romani di Gogol', ha realizzato opere artistiche attraverso la tecnica della “pittura su vetro” e vetro-fusione. Le sue opere brillano della solarità del cielo mediterraneo e di una vivacità personale nell'interpretare la Roma dove Gogol’ trascorse momenti spensierati e piacevoli in quella che ha definito come la “patria della sua anima” e dimostrando anche il suo coinvolgimento emotivo nel dedicare queste sue produzioni al connazionale Gogol’.

Di Roma ti innamori molto lentamente, un po’ per volta, ma se accadrà, sarà per tutta la vita…

Nikolaj Gogol’

25 ottobre 2016

L'ARA COM'ERA


L'ARA COM'ERA
Un racconto in realtà aumentata del Museo dell’Ara Pacis
Venerdì e sabato dalle 20 alle 24 dal 14 ottobre 2016

Roma, Museo dell’Ara Pacis
Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli)


Storia e tecnologia si incontrano per una visita multisensoriale e di immersione nell’Ara Pacis.

L’ARA COM’ERA è il primo intervento sistematico di valorizzazione in realtà aumentata e virtuale del patrimonio culturale di Roma Capitale, nello specifico di uno dei più importanti capolavori dell’arte romana.

Sovrapponendo elementi virtuali alla percezione visiva, sarà possibile assistere ad un racconto multimediale, comprendere l’aspetto originario e la funzione dell’altare e osservare le trasformazioni del Campo Marzio settentrionale, l’area di Roma prescelta da Augusto per celebrare il proprio potere.

L’ingresso sarà organizzato in piccoli gruppi contingentati, la visita avrà la durata di circa 45 minuti e sarà disponibile in 5 lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco.

Il progetto, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzato  da Zètema Progetto Cultura, è stato affidato ad ETT SpA attraverso un bando di gara a cui hanno partecipato 23 proposte.

L’ARA COM’ERA presenterà in anteprima una innovativa esperienza di Augmented Reality (Realtà Aumentata) unica nel suo genere. Utilizzando particolari visori AR (Samsung GearVR) e la fotocamera dei device in essi inseriti, elementi virtuali ed elementi reali si fonderanno direttamente nel campo visivo dei visitatori.

La particolare applicazione AR riconoscerà la tridimensionalità dei bassorilievi e delle sculture, effettuando un tracking in tempo reale. In questo percorso di scoperta, il visitatore sarà invitato a svolgere una serie di gesti e azioni che coinvolgeranno più canali percettivi.

E così, osservando da varie angolazioni i plastici e i modellini, i visitatori li vedranno popolarsi di personaggi, intenti a celebrare il sacrificio, ascoltando suoni e voci come in uno spaccato dell’epoca, mentre i
calchi raffiguranti la famiglia imperiale prenderanno vita e si racconteranno in prima persona.

L’interpretazione dei personaggi è affidata alle voci di Luca Ward e Manuela Mandracchia.

IL PERCORSO DI VISITA

All’ingresso i visitatori riceveranno e dei visori VR (Samsung GearVR). La fruizione sarà personalizzata e il percorso prevede un approccio ibrido e multisensoriale.

Il percorso, suddiviso in 9 punti di interesse (POI), inizierà davanti al plastico del Campo Marzio Settentrionale (POI 1). Osservando il plastico ricostruttivo dell’Ara Pacis (POI 2) sarà possibile assistere al rito sacro, raccontato nel dettaglio sulla base di diverse fonti letterarie e delle rappresentazioni nella scultura antica.

Secondo la tradizione dell’epoca, infatti, le interiora della vittima immolata, dopo essere state lette e interpretate, erano offerte alla divinità. Il plastico del monumento consentirà di mostrare, inoltre, le trasformazioni e i danni che l’altare ha subito nel corso dei secoli, dalla sua costruzione fino alla sua totale scomparsa sotto spessi strati di terreno su cui furono costruiti gli edifici della Roma medievale e rinascimentale.

I calchi raffiguranti i membri della famiglia imperiale (POI 3) permetteranno di esporre i meccanismi di potere e gli intrighi che hanno consentito alla dinastia giulio-claudia di reggere a lungo le sorti di Roma.

Infine si osserveranno i dettagli dell’Ara Pacis (POI 4-9). Il passato mitico dell’Urbe prenderà vita attraverso la restituzione del colore sui marmi dei monumento, ricostruito in via ipotetica ma con la massima approssimazione consentita,  sulla base di uno studio e di una sperimentazione realizzati dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali nel corso di oltre un decennio.

Pochi monumenti sono riusciti a trasmettere, come fa l'Ara Pacis, storia, credenze,  ideali e ambizioni di un’intera epoca. A partire dai rilievi con la raffigurazione del sacrificio di Enea e a quelli con la nascita di Romolo e Remo, personaggi, gesti, divinità e animali illustreranno le origini di Roma e della famiglia di Augusto.

Osservando i diversi restauri sulle lastre con raffigurazioni di sacerdoti rivolte verso il Lungotevere, sarà invece possibile ripercorrere le complesse vicende subite dal monumento in tempi moderni. Dal loro ritrovamento nel ‘500 al trasporto a Firenze fino alla ricomposizione di tutti i frammenti poco prima della seconda guerra mondiale.

Si passerà poi ad ammirare la dea Tellus, portatrice di prosperità, e la dea Roma, seduta sulle armi dei vinti, due immagini rappresentative del mondo trasformato dalla pace augustea. Qui il colore renderà chiari funzioni e significati di personaggi e oggetti rappresentati.

Ricco di simboli è anche lo splendido fregio vegetale composto da una moltitudine di piante che nascono da cespi d’acanto, simbolo d'immortalità. Attraverso la colorazione del pannello sotto il quadro della dea Roma, una natura ordinata e rigogliosa, abitata da animali e insetti, potrà essere interpretata così come facevano gli antichi romani, che in questo giardino lussureggiante erano invitati a dimenticare gli orrori della guerra.

Al termine del percorso, lungo la processione rivolta ora verso il Mausoleo, tra gli augures, i littori, i sacerdoti, apparirà Augusto seguito dalla sua famiglia. Il corteo solenne accompagna l’imperatore, lo circonda e lo protegge mentre compie il gesto sacro. Qui si ritrova non la semplice rappresentazione di un rito di Stato, ma l’immagine del presente e del futuro di Roma che vive attraverso le sue istituzioni, Augusto e la sua famiglia, inclusi i bambini, rappresentati tutti insieme per la prima volta nella storia su un monumento pubblico.

ETT per la realizzazione del progetto ha utilizzato un sistema di tracking 3d per l’esperienza in Realtà Aumentata che si avvale dei più avanzati algoritmi per la computer vision. Grazie a questa proprietà, l’intero sistema AR proposto sarà in grado di riconoscere la tridimensionalità dei bassorilievi degli oggetti scultorei e di effettuare su di loro un tracking in tempo reale. Questo sistema di riconoscimento farà apparire i contenuti aumentati come “ancorati” agli oggetti reali, contribuendo all’efficacia, all’immersività e al senso di magia dell’intera esperienza.

L’ARA COM’ERA ha preso il via il 14 ottobre ed è così articolato:
·         dal 14 ottobre al 17 dicembre, venerdì e  sabato dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso ore 23)
·         dal 23 dicembre all’8 gennaio, tutte le sere dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso ore 23)
·         dal 13 gennaio al 15 aprile, venerdì  e  sabato dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso ore 23)
·         dal 21 aprile al 31 ottobre, tutte le sere dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso ore 23)

L'Ara Pacis e la Pax augustea

Avete mai visitato l’Ara Pacis? Questo è il momento giusto, una immersione contemporanea per scoprire questo monumento storico custodito dal progetto di Richard Meier. La struttura architettonica e il programma decorativo,  attraverso allusioni simboliche e mitologiche, celebra l’imperatore Augusto  e la sua famiglia, ma soprattutto sottolinea la predestinazione al comando di Ottaviano e il ritorno ad una meravigliosa e mitica età dell’oro delle origini, grazie alla sua opera di pacificazione.

IL MONUMENTO

Quando ritornai dalla Spagna e dalla Gallia, durante il consolato di Tiberio Nerone e Publio Quintilio, dopo i buoni esiti delle operazioni in quelle province, il Senato decretò in onore del mio ritorno la consacrazione di un altare alla Pace augustea in Campo Marzio e ordinò che su quell'altare magistrati, sacerdoti e Vergini Vestali celebrassero ogni anno un sacrificio. (Res gestae, II.12)

Lo stesso Augusto con queste parole testimonia la decisione del Senato di costruire l’Ara Pacis in Campo Marzio nel 13 a.C.. Non si trattò di un’impresa semplice e dalla ricchezza della realizzazione architettonica lo si intuisce: l'Ara venne ultimata e dedicata solennemente alla Pax augusta tre anni e mezzo dopo, il 30 gennaio del 9 a.C.

L’altare fu edificato lungo la via Lata (attuale via del Corso), con un orientamento est-ovest, e divenne parte del  grande progetto augusteo di urbanizzazione della porzione settentrionale del Campo Marzio. Proprio la collocazione in questa area, luogo ricco di simboli,  ne determinò  di fatto l’obliterazione: il progressivo innalzamento di quota del terreno, causato dai frequenti straripamenti del Tevere e dalla conseguente deposizione di strati di limo, provocò un  inesorabile interramento del monumento, già testimoniato da  tentativi di salvaguardia in antico.

Con il passare dei secoli l’area divenne oggetto di una vera e propria espansione edilizia e l’Ara rimase sepolta e dimenticata, fino a quando nel 1879 il giovane archeologo tedesco Friederich Von Duhn non propose l’identificazione dei resti che erano emersi al di sotto delle fondazioni del palazzo Fiano –Almagià (tra le attuali piazza di S. Lorenzo in Lucina e via del Corso) come parti pertinenti all’Ara Pacis.

La fortunata identificazione di Von Duhn stimolò l’inizio degli studi e delle ricerche da parte degli archeologi, fino alle due importanti campagne di scavo, prima nel 1903 e poi nel 1937-1938, che permisero l’effettivo recupero delle parti dell’altare e la sua successiva ricomposizione.

In previsione dei festeggiamenti per l’anno augusteo (settembre 1937 – settembre 1938), bimillenario della nascita dell’imperatore, infatti, nel febbraio del 1937 il Consiglio dei Ministri decretò l’inizio di nuove operazioni di scavo e recupero dell’altare, affinché ne venisse realizzata la ricomposizione e, soprattutto,  la nuova collocazione in una teca dedicata sul Lungotevere, il cui progetto fu affidato all’architetto Ballio Morpurgo. Si completava così il disegno mussoliniano di recupero archeologico e sistemazione urbanistica di piazza Augusto Imperatore.

Come la vediamo oggi, dunque, l’Ara Pacis conserva l’orientamento della sistemazione decisa negli anni trenta, diverso dall’originale, ovvero nord-sud e non più est-ovest.

La struttura architettonica  del monumento consiste di  un recinto perimetrale che racchiude al suo interno la mensa, l’altare vero e proprio, dove un tempo si svolgeva il sacrificio di celebrazione annuale. Il tutto poggia su una basamento di marmo di circa undici metri e mezzo per dieci metri e mezzo.  Il recinto è decorato sia nella sua parte interna che in quella esterna.

L’interno rappresenta il perimetro dell’area consacrata agli dei, all’interno della quale doveva essere eretto il monumento, attraverso il motivo del tavolato di legno, decorato nel registro superiore  da festoni, bucrani, coppe rituali e bende sacre, tutti oggetti che fanno riferimento al mondo del rito e del sacrificio.

L’esterno del recinto, caratterizzato da due aperture sui lati corti, è riccamente decorato da rilievi di diverso soggetto: a carattere storico e mitologico sui lati corti e a carattere propriamente storico sui lati lunghi, dove si conserva la rappresentazione di una vera e propria processione, sviluppata in parallelo.

La teca di Morpurgo, realizzata in tempi molto stretti, non aveva quelle caratteristiche strutturali indispensabili ad assicurare la conservazione del monumento. L’instabilità delle condizioni igrometriche e il mancato isolamento termico erano problematiche non solo per le parti originali dell’Ara Pacis, ma persino  per la tutela delle operazioni di restauro e ricomposizione da poco realizzate.

In queste condizioni, nel 1970 si rese indispensabile un intervento di ripristino della stessa teca e di restauro del monumento, che versava in pessime condizioni conservative; di nuovo, negli anni ottanta, fu necessario intervenire con nuovi restauri, ma era ormai chiara la necessità di una misura di tutela urgente, dovuta all’impossibilità di adeguamento della teca degli anni trenta. Da questa urgenza è derivata la decisione dell’Amministrazione nel 1996 di affidare il progetto di costruzione di una nuova sede museale per l’Ara Pacis all’architetto Richard Meier. Non doveva trattarsi semplicemente di una nuova sede, ma di un edificio che fosse all’altezza dell’opera da tutelare, che ne garantisse la conservazione e la valorizzazione.


Il nuovo Museo dell’Ara Pacis, inaugurato nel 2006, costituisce di fatto uno dei pochi casi di confronto tra l’archeologia e l’architettura contemporanea, ma è soprattutto uno strumento di tutela, perseguita attraverso l’isolamento termico, igrometrico e atmosferico del monumento, e di valorizzazione, realizzata tramite un percorso museale costruito intorno al monumento e che è in continuo divenire.

24 ottobre 2016


COLORS. Omaggio al colore
















COLORS

Omaggio al Colore


Inaugurazione mercoledì 26 ottobre 2016 alle ore 18.00


“Il colore è un potere che influenza direttamente l’anima” scriveva Vassilj Kandinsky ne “La vita variopinta” del 1907. La Galleria Edieuropa, per festeggiare i suoi cinquant’anni di attività, ha scelto di inondare di colore le sale di Palazzetto Cenci. Circa trenta artisti, tra quelli che in questi anni hanno collaborato con la galleria, che hanno esplorato e ‘giocato’ con il colore e con i suoi infiniti effetti cromatici. Un percorso attraverso i più importanti artisti del Novecento, che hanno dato vita ai movimenti storici dell’arte contemporanea, passando attraverso le ultime generazioni a cavallo tra Ventesimo e Ventunesimo secolo, sino ad arrivare alla street art dei nostri giorni.



L’avvento dei colori sintetici apre infinite propettive all’Arte del secondo Novecento, le opere di Sanfilippo e Rotella della fine degli Anni '40, dimostrano la verietà di cromie già a disposizione. L’esposizione continua negli anni Cinquanta, con artisti come Perilli e Prampolini, per giungere agli anni Sessanta, anni di forte fermento per la galleria Edieuropa nella sua storica sede di Piazza del Popolo, con Afro, che Cesare Brandi definì "colore puro", con Pascali e le sue Balene blu, i cangianti di Turcato e gli acrilici di Marcia Hafif

Gli anni '70 sono ampiamente presenti in mostra con le opere degli Artisti di Piazza del Popolo, oltre a Consagra, Sadun, Verna, e Carla Accardi, nelle cui tele, i segni rossi tracciati sul fondo verde, sembrano pulsare ritmicamente. 

Geometrici e coloratissimi gli acrilici su juta di Giuli degli anni ’80; astratti i vinilici su cartoncino di Scialoja nella sua produzione degli anni ’90; ricca di esplosioni di luce la ceramica riflessata di Cerone. Chiudono idealmente e cronologicamente il percorso i coloratissimi collages dello street artist Bros.

La mostra, promossa e in programma tra gli eventi della Rome Art Week [RAW], resterà aperta al pubblico dal 27 ottobre al 14 gennaio 2017.

Galleria edieuropa QUI arte contemporanea
Piazza Cenci 56, 00186 ROMA

06 64760172 edieuropa@tiscali.it 
www.galleriaedieuropa.it

Orario: dalle 11.30 alle 19.00 Chiuso lunedì e festivi.

18 ottobre 2016

                                                                            

                                                                            

                                                                            


                                                                            

                                                                            

Titoli in borsa

Libri da leggere volentieri:

Shakespeare scriveva per soldi. Diario di un lettore
Nick Hornby

La banalità del male
Hannah Arendt

17 ottobre 2016

La torta Paradiso

La torta Paradiso è un dolce classico, soffice e adatta per ogni momento della giornata. Ho intenzionalmente modificato gli ingredienti perché non sempre nella dispensa ci sono quelli indicati nei ricettari. In tal caso ci si può adattare con facilità, raggiungendo discreti risultati.


Ingredienti
200 g di frumina
120 g di burro 
180 g di zucchero 
2 albumi montati a neve
2 tuorli
Scorza di un limone grattugiato
Lievito per dolci

Per guarnire
Zucchero a velo
Cacao in polvere


Per farcire
Crema pasticciera o crema al cioccolato (fondente)


Preparazione


Lavorare i tuorli con lo zucchero. Il burro va sciolto a bagnomaria o a fuoco lento in un tegame antiaderente. Incorporare la farina e la frumina con un setaccio, affinché non si formino grumi. A parte montare a neve gli albumi, incorporare la scorza di limone grattugiata e alla fine amalgamare il tutto, ricordando di aggiungere il lievito alla fine.
Il forno va preriscaldato mentre preparate la vostra torta.
Per la decorazione e la farcitura aspettare che la torta si raffreddi, a temperatura ambiente.
Alla fine spolverizzare sulla superficie lo zucchero a velo, oppure, se preferite, il cacao amaro e farcire, per un dolce più calorico, con una crema di vostra iniziativa.

13 ottobre 2016

Recipes


Novità editoriali: succhi e smoothie


DIETE DI SUCCHI E SMOOTHIE 
A BASE DI SUPER ALIMENTI

Christine Bailey è l’autrice di questa novità editoriale. Nutrizionista, dietologa specializzata in nutrizione funzionale presso l’IFM, consulente alimentare, chef e insegnante di cucina, sono i ruoli nei quali Christine Bailey ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Attualmente gestisce due cliniche londinesi, di cui una in Harley Street, e offre assistenza nutrizionale ad aziende, società che producono cibi sani ed enti locali. Collabora anche con diverse scuole e organizzazioni di beneficenza. Membro dell’associazione Guild of Food Writers, Christine scrive per molteplici riviste che trattano di salute e gastronomia. Ha pubblicato i seguenti libri: Supercharged Juice & Smoothie Recipes, The Juice Diet, The Raw Food Diet, The Top 100 Baby Food Recipes e The Top 100 Finger Foods for Babies & Toddlers.


Questo libro contiene oltre 100 ricette con verdure e super integratori per perdere peso, aumentare le tue energie e conquistare un aspetto splendido con i fantastici succhi e smoothie. Gli smoothie sono simili a frullati o frappè a base di super alimenti. Christine, da buona nutrizionista e chef, sperimenta in cucina ricette e alimenti di cui ha un’ampia conoscenza per professione e formazione.

Nel libro scoprirai le sue ricette e ben tre diete su misura per incoraggiare la perdita di peso mentre fornisci sostegno all’organismo, in modo tale da sentirti pieno/a di vita, ristorato/a e al contempo raggiungere i tuoi obiettivi.
Ecco le tre diete:
dieta detox di tre giorni a base di super alimenti.Per bruciare il grasso e rinnovarti.
dieta di una settimana a base di super alimenti. Ti darà una pulizia profonda, un corpo magro e una carica di vitalità.
dieta di un mese a base di super alimenti.
 Richiede maggiore impegno per una considerevole perdita di peso e un cambiamento a lungo termine.
Alla fine, la sezione sui super alimenti verdi per la vita spiega come introdurre succhi e smoothie nella quotidianità per conservare una buona salute e allontanare per sempre il peso in eccesso.

Collana: Mental Fitness PUBLISHING. Prezzo: € 16,90

1 ottobre 2016

Frieze London




Eddie Peake_oil on canvas. Courtesy Galleria Lorcan O’Neill


EDDIE PEAKE
GIANNI POLITI
PREM SAHIB

RACHEL WHITEREAD


GALLERIA LORCAN O’NEILL


FRIEZE LONDON 

Stand G13


6-9 October 2016